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Arte e cultura

Stromae canta un brindisi agli ultimi, compresi gli infermieri

di Giordano Cotichelli

Occhi a mandorla o pelle nera, capelli bianchi e ventre obeso, figure goffe, ma eleganti di donne non più belle e di uomini non più forti. Questi i tratti salienti dei personaggi dell’ultimo videoclip che accompagna la canzone in uscita il 15 ottobre scorso, del cantante belga, di padre ruandese, Stromae. Il titolo è "Santé" e si può dire che arriva a proposito in un momento in cui la salute (santé in francese) domina in maniera imperiosa le nostre vite. Nonostante tutto, il testo ha poco a che fare con la salute e con la pandemia in corso, ma si interessa alla working class cui il cantautore dedica, in un altalenarsi di riferimenti, il suo reverenziale brindisi.

C’è una dignità degli ultimi che non deve essere perduta

Il brano è, come sempre, avvolgente ed intrigante allo stesso tempo, contenitore di una varietà di stili che scorrono fra le note e modulano le parole. Hip hop e musica elettronica, ritmi caraibici e french pop di ultima generazione, rumba congolese e afro-beat, ispirandosi il tutto allo stile irriverente di Jacques Brel.

Prevalgono in Santé le melodie tipiche della cumbia colombiana che in progressione, con il fluire del testo, si impossessano dei protagonisti del video che cominciano a ballare sulle meschine e insopprimibili difficoltà dei loro lavori per un attimo dimenticati; per un attimo abbandonati.

Sono camerieri e donne delle pulizie, pescatori e sguatteri, manuali e impiegati di cui Stromae canta le angosce del vivere, anzi del lavorar quotidiano. Il video si apre con una donna che sta viaggiando in autobus per recarsi al lavoro. Pochi fotogrammi che accompagnano il crescere delle note, ma efficaci a ricordare come milioni e milioni di individui, in questo mondo, passano intere esistenze a spostarsi da un luogo all’altro, in un limbo infinito, per poter lavorare per pochi spiccioli.

E quindi Stromae, con le sue parole e le sue note, brinda a ceux qui n’en ont pas, a coloro che non hanno, che sono: Rosa, Albert, Celine, Arlette, ed altri, tanti altri che restano anonimi. Invisibili nell’eseguire le loro mansioni fuorché nel momento in cui subiscono le lagnanze del cliente di turno, perché è troppo tempo che aspetta di essere servito e li rimproverano. E chiedono di parlare con il loro responsabile.

Si, perché questa è una società in cui alcuni esseri umani si fanno responsabili di altri, per evitare di assumersi responsabilità proprie.

Stromae canta, come suo solito, storie di vessazione quotidiana che si dipanano tra le strofe, per veicolare contenuti di valenza sociale sull’emarginazione, la tossicodipendenza, il razzismo, l’omofobia e il sessismo. Le sue note hanno il potere di distogliere da qualsiasi illusione fantasmagorica di mondi virtuali per riportare poeticamente, ma drammaticamente, alla realtà. Ed allora verrebbe da pensare come potrebbe essere ancora più efficace la sua ultima canzone se invece del video di cui si è detto, fosse accompagnata da ben altre immagini.

Magari quelle dell’attacco squadrista contro la sede della CGIL di Roma, o le violenze gratuite nei confronti dei lavoratori della logistica da parte di vigilantes privati. Ed arrivare così ad “ascoltare” le immagini delle cariche di “alleggerimento” e degli idranti a Trieste contro i lavoratori, contro i portuali che protestano contro il green pass.

C’è una dignità degli ultimi che non deve essere perduta, verso cui non deve essere agita violenza e ritorsione alcuna. C’è un valore degli ultimi verso cui rivolgersi anche quando non si è d’accordo con loro. Specie se gli ultimi sono stati abbandonati, dimenticati, caricati di tutto quello che “i loro responsabili” non hanno fatto, perché non in grado o, peggio, non hanno voluto. Perché così e così è sempre stato.

Stromae dice anche questo alzando più volte il suo calice per brindare a coloro che non hanno. E non parla certo di chi, forte del suo status, è rimasto indifferente, mesi addietro, al bisogno di certezze, di informazioni non contraddittorie, di una conoscenza che veniva invocata dagli ultimi e disattesa dai primi, lasciando, quelli che non hanno, in balia delle fake news della rete.

Per costoro, per i sacerdoti del sapere negato, il cantante belga, non trova posto fra i suoi dimenticati, mentre lo trova, fra i tanti, in un verso fugace, quanto efficace, anche per noi, per gli infermieri.

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