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Direttiva europea 2013/55/UE e comma 566

di Redazione

AnnalisaSilvestro

La senatrice Annalisa Silvestro (PD), ex-Presidente della Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI, interviene sul proprio profilo Facebook per spiegare la "questione" sollevata da alcuni colleghi sulle nuove competenze.

ROMA. La senatrice Annalisa Silvestro (Partito Democratico) ed ex-Presidente della Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI, interviene sul proprio profilo Facebook per spiegare la questione" sollevata da alcuni colleghi per "meglio chiarire la relazione che c'è tra il decreto legislativo assunto dal Consiglio dei ministri pochi giorni fa per recepire la direttiva europea 2013/55/UE, e la questione della evoluzione delle competenze delle professioni sanitarie tutte e delle professioni infermieristiche in particolare, correlata al comma 566 della Legge 190/2014.
Sono due cose cose diverse e non tanto perchè l'una è una Legge, l'altro un Decreto legislativo, quanto perchè i due provvedimenti legislativi hanno scopi diversi pur richiamando entrambi il termine e concetto di competenza".

Nel Decreto legislativo di recepimento della direttiva europea - spiega la Silvestro - è riportata una elencazione delle competenze dell'infermiere definito "responsabile dell'assistenza generale infermieristica" per distinguerlo dall'infermiere con competenze avanzate o con competenze specialistiche già operativo in alcuni Paesi dell'UE. Tale elencazione riporta il livello minimo dei contenuti professionali che devono essere posseduti e agiti dagli infermieri che operano nella Unione Europea.

Quel livello comune e minimo è stato definito:
- a tutela dei cittadini che potrebbero essere assistititi da infermieri provenienti da ognuno dei Paesi che compongono la UE (e non solo) stante la libera circolazione dei professionisti sanitari ora rafforzata con l'attivazione dalla tessera professionale europea;
- per allineare e omogeneizzare i contenuti del percorso formativo e dell'esercizio professionale di quei professionisti in tutti i Paesi dell'UE.

"Il Governo, assumendo con Decreto legislativo la direttiva europea ha, dunque, recepito e fatte proprie le competenze "minime" che anche gli infermieri italiani dovranno porre in essere e garantire.
Niente di nuovo per noi (stante il DM 739/94 e la Legge 251/2000) se non il reiterato richiamo all'autonomia professionale dell'infermiere nell'esercizio delle competenze indicate. Ed è qui, caso mai, la cosa da sottolineare, visto che ancora oggi alcuni parlano della necessità di mantenere sempre e comunque una "leadership funzionale" nei processi di cura e assistenza posti in essere dagli infermieri o di una "autonomia controllata" o di "sub autonomia" degli infermieri stessi - aggiunge la senatrice PD ed ex-Infermiera - oppure bloccano i protocolli integrati medico infermieristici per l'emergenza sanitaria territoriale (centrali operative e 118) paventando l'esercizio abusivo di professione medica da parte degli infermieri o quant'altro ancora."

I disposti del comma 566 della Legge 190/14 sono ancora in attesa di poter trovare concretizzazione attraverso una definizione formale sia del loro percorso attuativo sia del correlato iter formativo così da superare sia la estemporanea disponibilità di qualche funzionario o dirigente regionale illuminato - ricorda Silvestro - sia la spada di Damocle di chiunque voglia portare in tribunale l'infermiere che effettua con preparazione e competenza attività che dispiacciono ad altre famiglie professionali oppure il medico che ne sostiene la fattibilità e la rilevante utilità per i cittadini e il sistema salute.

Il nostro ordinamento giuridico, come pure il percorso formativo posto in essere nel nostro Paese, è pienamente in linea, se non più avanti, rispetto alla direttiva europea 2013/55/UE.

"Abbiamo bisogno di prendere maggiore consapevolezza di questa realtà nella quotidianità operativa e dell'impasse che tutte le professioni sanitarie vivono in questo periodo storico.
Abbiamo bisogno di agire conseguentemente e soprattutto coralmente."

I tempi sono maturi e, a tal proposito, è interessante quanto dichiarato dal presidente del Comitato di settore sanità delle Regioni nonchè assessore all’Economia della regione Lombardia, Massimo Garavaglia che, nell'affrontare il tema delle tensioni fra medici e infermieri e dei rinnovi contrattuali ha affermato: "... medici e infermieri lavorano tutti i giorni insieme e non mi pare che si prendono a legnate mentre sono in ospedale. Detto ciò, è chiaro che bisogna sedersi intorno ad un tavolo e trovare una forma d’integrazione tra le due categorie. Le professioni sanitarie hanno vissuto in questi anni una notevole variazione delle proprie attività e bisogna prenderne atto.... ".

"Bene se ne prenda atto e su tutto il territorio nazionale e si mandi finalmente in Conferenza Stato Regioni la bozza di articolato sulle competenze specialistiche degli infermieri. Il che permetterebbe di impostare in maniera univoca i correlati percorsi formativi e di ridefinire in maniera omogenea, dalla Sicilia al Trentino Alto Adige (così come recita il comma 566), '(...) i ruoli, le competenze, le relazioni professionali e le responsabilità individuali e di équipe su compiti, funzioni e obiettivi (...)' delle professioni sanitarie tutte in generale e della professione infermieristica in particolare - conclude Silvestro - si supererebbero in tal modo, e finalmente, le estemporaneità, le cosiddette fughe in avanti e le 'sperimentazioni' a macchia di leopardo, ormai più che decennali, sviluppatesi sul territorio nazionale."

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