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Terapia Intensiva

Lucchini: l’infermieristica di base resta il cuore

di Redazione

Alberto Lucchini, Infermiere Coordinatore di Terapia Intensiva, sottolinea quanto l’importanza dell’assistenza infermieristica di base non debba essere sottovalutata nei contesti di cure intensive e quanto sia importante fare rete tra i professionisti, per il bene del paziente e per quello della comunità infermieristica.

La Terapia Intensiva Generale del S. Gerardo di Monza

Intervistato in occasione del 35° Congresso Nazionale Aniarti, Alberto Lucchini ha presentato la realtà della terapia intensiva dell’Ospedale San Gerardo di Monza presso la quale svolge la funzione di coordinamento da più di tredici anni.

Una realtà nella quale tutti gli infermieri sanno gestire l’ecografo per la diagnosi infermieristica di globo vescicale o per essere il meno invasivi possibile quando devono prelevare sangue da una periferica e, al contempo, una realtà nella quale tutti gli infermieri, quotidianamente, fanno cure igieniche sui pazienti critici.

La gestione delle cure igieniche è un aspetto fondamentale dell’assistenza di base in terapia intensiva, che – per sua natura – si fonda sui bisogni di base delle persone, ricorda Lucchini.

Non si deve mai dimenticare che, al di là del tecnicismo, tutto quello che facciamo lo facciamo per la persona che è stesa su quel letto

Poter gestire le cure igieniche, aspetti base come la prevenzione delle infezioni, sono ancora il cuore dell’assistenza in terapia intensiva. Il momento delle cure igieniche è il momento che più determina variazioni dei parametri vitali e cambio dell’omeostasi del paziente, che magari hai raggiunto dopo 24 ore di trattamento; da qui la necessità di ripensare anche i modelli organizzativi dei reparti intensivi.

Grazie alla nostra direzione infermieristica e medica – continua Lucchini - che hanno sempre sottolineato l’importanza di vedere spesi nella quotidianità i numeri che abbiamo raccolto sul fabbisogno assistenziale con il Nursing Activities Score, oggi riusciamo a garantire ai nostri pazienti un minutaggio assistenziale più alto rispetto al minimo stabilito dalla normativa e proporzionato alla complessità.

Ruolo dell’Oss in Terapia Intensiva

Ipotizzando di allargare uno studio su un numero più ampio di terapie intensive circa l’alterazione dei parametri vitali durante le cure igieniche, potremmo avere dei dati molto significativi circa questo argomento, spiega.

Alcuni pazienti non possono essere gestiti da un Oss; serve la massima specializzazione dell’infermiere, perché quello della movimentazione durante le cure igieniche è un momento estremamente delicato

Questo vale non solo per le situazioni di massima complessità vitale, come può essere un paziente in circolazione extracorporea, ma anche – ad esempio – per un anziano fragile, incontinente, con delirium e con ventilazione non invasiva: in questo caso serve un pacchetto di competenze che va ben oltre quello che può essere il pacchetto formativo dell’Oss.

Master in Scienze Infermieristiche di anestesia e terapia intensiva

Alberto Lucchini è anche Coordinatore Didattico e Professore a contratto del Master di I° livello in Scienze infermieristiche di Anestesia e Terapia Intensiva dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, giunto alla sua dodicesima edizione.

È una risorsa grandissima avere degli studenti in reparto per 6 mesi. Per concludere il loro percorso di formazione impostano un piccolo progetto di ricerca che si concretizza in un articolo e nella sua discussione, come avverrebbe ad un evento congressuale.

Questo ha generato un meccanismo di continua produzione di materiale di ricerca con effetti enormi sul team di lavoro: vedere il proprio lavoro quotidiano pubblicato su articoli di ricerca scientifica è una fonte di soddisfazione enorme per i professionisti, che sono ulteriormente stimolati ad operare per il bene dell’assistito e a contribuire alla crescita della comunità infermieristica.

La forza della rete professionale

Un altro aspetto positivo nato grazie alle esperienze congressuali – continua Lucchini – è stata la possibilità di creare una rete di persone, di colleghi, ognuno esperto in un particolare aspetto dell’assistenza di area critica e tutti disponibili ad aiutare gli altri, in un contesto di massima fiducia reciproca.

Vorrei che il nostro mondo fosse più inclusivo, che implementassimo la forza di stare insieme come rete professionale, per poter passare da un piccolo gruppo che pubblica ad una comunità infermieristica che porta avanti dei progetti di ricerca, insieme

Quando ci si trova a lavorare in Terapia Intensiva, spiega Lucchini, non si deve dimenticare che la tecnologia, per quanto affascinante essa sia, non deve renderci schiavi e che la maggior parte delle persone ricoverate hanno coscienza di ciò che accade attorno a loro.

La tecnologia lavora per te, per liberarti del tempo per stare di più con l’assistito e per permettere di orientare il pensiero verso la limitazione dei danni legati al trattamento per garantire il miglior reinserimento possibile dell’assistito in società.

Quando passi “dall’altra parte” ricordati che entri a giocare in una squadra. Nessuno di noi da solo può assistere il paziente. Devi entrare al lavoro sapendo che affronterai un percorso di apprendimento e pian piano verrai inserito per valorizzare le tue potenzialità e miscelarle con quelle degli altri.

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