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Vi racconto quello che è successo al Gaetano Pini

di Redazione

Un infermiere dell’ospedale Gaetano Pini di Milano racconta quello che è successo venerdì scorso nelle corsie del nosocomio, quando all’improvviso numerosi medici, infermieri e pazienti sono rimasti intossicati, forse da un solvente utilizzato nei lavori sul tetto.

Quell’odore acre al Gaetano Pini che ci ha messo in ginocchio

ospedale

Le aree dell'ospedale Gaetano Pini sono state subito evacuate

Venerdì 30 settembre, una giornata di lavoro come tante altre al Gaetano Pini, 12 sale operatorie che lavorano sulla traumatologia e sull'ortopedia. Gli operatori, tutti, dai servizi di pulizie ai chirurghi saranno circa una cinquantina di persone se non di più. Ore 9 nei "corridoi" del blocco operatorio si inizia a diffondere un odore acre, molto acre, nel giro di cinque minuti qualcuno inizia ad avvertire malori.

I sintomi d'esordio un po' per tutti sono capogiro, nausea, irritazione delle mucose, dispnea, prurito diffuso, insorgere di ponfi e uno stato presincopale, che dopo qualche ora per alcuni è passato ad essere una vera e propria sincope. C'è qualcosa che non vae se ne accorgono tutti, tempestivamente il coordinatore infermieristico informa il primario dell'u.o. d'anestesia e la direzione ospedaliera che nel giro di dieci minuti si presentano nel blocco operatorio.

Vengono tempestivamente bloccati i lavori di impermeabilizzazione del tetto del nosocomio che erano iniziati verso le 9, ma che forse non avrebbero proprio dovuto aver luogo, se non altro non in orario di lavoro. Intanto in sala la situazione inizia ad essere imbarazzante, nonché ai limiti della realtà. I pazienti non ancora nelle sale vengono rispediti nei reparti di degenza in tempo zero. Purtroppo per cinque sale operatorie si dovrà attendere la fine dell’intervento in corso.

Nella sfortunata, quanto evitabile, situazione pare comunque che l'interno delle sale sia indenne o quasi da questo odore acre, poiché il circuito di ventilazione che serve l'interno delle sale operatorie è indipendente. In sostanza in quest'ambiente il paziente viene sottoposto a una preanestesia, viene ricontrollata la documentazione e viene preparato per poter entrare in sala operatoria, solitamente i pazienti stazionano qui minimo 15 minuti e a volte arrivano anche ai 60 minuti. Ed è per questo che tre pazienti avvertono alla pari dei colleghi, l'odore acre e manifestano la stessa sintomatologia: irritazione di occhi e mucose della bocca e della gola, sensazione di lingua amara e secchezza delle fauci, un tardivo mal di testa e nausea.

Intanto nel blocco operatorio le sale che potevano essere bloccate vengono bloccate, rimangono tre sale che stanno concludendo gli interventi. A sentirsi peggio di tutti sono gli operatori che frequentano la sala ferri, la sterilizzazione e sala gessi e il deposito degli strumenti di lavoro della ditta di pulizie. Alle ore 11 la situazione pare bene o male sotto controllo; i pazienti tutti fuori dal blocco operatorio, i lavori di impermeabilizzazione interrotti e il circolo del sistema di aerazione invertito. Ma iniziano a peggiorare le condizioni cliniche di chi si è trovato nel pieno della proliferazione dell'odore acre, gli episodi presincopali iniziano ad essere delle sincopi caratterizzate da un difficile risveglio e da uno stato d'assenza successivo, nonostante mai i parametri vitali siano fuori dai normali range di riferimento.

Senza sapere cosa stesse accadendo, si inizia a soccorrere i vari dipendenti, monitorizzandoli nella tromba delle scale d'emergenza e in una zona del blocco operatorio vicino alle porte tagliafuoco, che intanto vengono spalancate per poter permettere un più veloce riciclo dell'aria.

Chi vi scrive è un soccorritore, uno di quei soccorritori che fortunatamente non è passato ad essere paziente

Molti dei colleghi che hanno prestato soccorso a quanti perdevano coscienza hanno successivamente avuto gli stessi malori.

Si vivono momenti di ansia e a fine giornata si contano 13 ricoverati più una quindicina di colleghi con sintomi minori. Al momento non è stata fatta una ricerca di sostanze chimiche mirata nel sangue e nelle urine, che prontamente sono state prelevate a tutti i coinvolti. La situazione potrà essere dichiarata sotto controllo solo alle 21 di venerdì quando tutti i colleghi ricoverati sono sistemati nel medesimo istituto, che nonostante sia solo ortopedico/traumatologico, ha aperto un reparto di d.h. normalmente chiuso nel week end.

Fra i ricoverati, oltre a infermieri e addetti alle pulizie, si annoverano un anestesista e un’impiegata della direzione sanitaria, che dalla mattina seguiva l'evoluzione dei fatti con il direttore sanitario entrando quindi anche nel blocco operatorio.

La storia continua ...

Siamo a lunedì 2 ottobre ore 7 di mattina, il gruppo di lavoro del blocco operatorio si ritrova all’ingresso dell’ospedale e tutti uniti si decide di attendere comunicazione dalla dirigenza su cosa fare, dato che non c'è stata alcuna comunicazione ufficiale. Verso le 7 e 10 arriva il coordinatore infermieristico del blocco, che pare anche lui non aver ricevuto alcuna comunicazione dalla direzione, se non un documento del servizio di medicina del lavoro di Desio (Mb) dove si comunica che i valori di quattro sostanze che si erano ricercate erano sotto i range: Toluene, Xilene, Acetato di Etile, Acetato di n-butile. La posizione del gruppo infermieristico è compatta e condivisibile: non si entra finché non si avrà una comunicazione ufficiale.

Solo alle 8 e 45 circa, con molto imbarazzo, un dipendente dell’ufficio infermieristico invita tutti a recarsi nella biblioteca dell’istituto, dove la dirigenza terrà una piccola conferenza per spiegare tutto. Alle 9 il gruppo è tutto in biblioteca e per 30 lunghi minuti attende qualcuno che spieghi l’accaduto. Verso le 9 e 30 arrivano tutti: direttore generale, direttore sanitario e amministrativo, anestesisti e alcuni rappresentanti di sigle sindacali.

Alla fine dalla riunione esce l’assicurazione da parte della dirigenza sull'agibilità della sala operatoria. Tutti quindi si apprestano a raggiungere gli spogliatoi per rientrare nelle sale. Infermieri e oss alle 10 e 30 circa tornano al lavoro. Ma è proprio verso quell’ora che qualcuno inizia ad avvertire di nuovo un odore acre in determinati spazi. Il coordinatore infermieristico richiama tutti i lavoratori all'esterno, nelle zone sicure indicate in caso di emergenza. Non si fa nemmeno in tempo a uscire dal blocco operatorio che due donne del servizio di pulizia iniziano a stare male, si ripresentano gli stessi sintomi d'esordio del venerdì. I dipendenti si ritrovano di nuovo nel cortile del Gaetano Pini in attesa di capire cosa fare, inutile dire che l'agitazione e il nervosismo salgono.

Giovedì 5 ottobre le sale operatorie del Gaetano Pini rimangono ancora chiuse. Speriamo che la situazione si risolva quanto prima per il bene della comunità tutta, ma speriamo soprattutto che la salute venga davvero messa al primo posto e che si faccia luce su quanto accaduto.

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