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Infermiera

Terapia intensiva neonatale e Triathlon: La storia di Roberta

di Paola Botte

È vero, di una donna non si svela l'età, ma in questo caso è proprio necessario fare un'eccezione. Perché? Perché ricordare che esiste sempre una seconda possibilità nella vita fa bene al corpo e all'anima. Così come lo sport. Lo stesso che ha permesso a Roberta Contiero, infermiera di 43 anni del San Matteo di Pavia, di ricominciare a vivere dopo la separazione dal marito e puntare in alto. Addirittura a disputare una finale mondiale di 70.3 in Tennessee.

Roberta e il Triathlon: Fiera di essere infermiera, ora sono anche atleta

Roberta Contiero, infermiera di terapia intensiva neonatale e atleta di Triatlhon

Sono 70.3 miglia tra nuoto, bicicletta e corsa, suddivisi così - spiega Roberta - 1.9 km di nuoto in acque libere, 90 km di bici senza scia e 21 km di corsa. Si tratta di un circuito Ironman 70.3 appunto, che comprende circa 100 gare all'anno in tutte le parti del mondo, a cui partecipano circa 100.000 atleti e dei quali soltanto 4.000 possono poi accedere alla finale. Quest'anno la finale sarà a Chattanooga. Saremo 65 italiani, 7 donne e tra queste ci sarò anche io, che non sono la più forte, ma ho partecipato ad una gara e mi sono qualificata, dice umilmente.

Al triathlon Roberta è arrivata per caso, così come è successo per la laurea in infermieristica.

La scelta di diventare infermiera non l'ho sentita subito, addirittuta ho dato qualche esame a Geologia. Poi mi sono sposata e solo a 27 anni, visto che in famiglia c'era già mia sorella che aveva scelto la corsia di un ospedale, ho deciso di iscrivermi. Sono stati tre anni intensi e alla fine il policlinico ci ha assorbito subito nell'organico.

Dal 2005 l'infermiera lavora in terapia intensiva neonatale e quando è arrivata in questo reparto è stato subito amore.

Poco tempo dopo la separazione dal mio ex marito, il lavoro è diventato il mio punto fermo - racconta - ciò che in un momento difficile della mia vita mi ha dato tanta stabilità assorbendo, visto le tante cose da imparare in un reparto specialistico come questo, molte energie.

Ad oggi - ribadisce - rimango convinta della scelta del mio reparto e la confermo senza dubbio. Ormai mi rappresenta proprio e mi riempie d'orgoglio dire “Sono un'infermiera di terapia intensiva neonatale”, in un ospedale importante quale è il San Matteo di Pavia.

La tranquillità e la stabilità al lavoro le hanno permesso di avvicinarsi allo sport che non ho mai fatto in vita mia - specifica - se non qualche nuotata in piscina o di aerobica in modo discontinuo. Ho conosciuto il mio attuale compagno 9 anni fa, dopo un paio di anni ho comprato un appartamento a Pavia e ho scoperto che in città potevo correre liberamente a qualunque ora e soprattutto scaricare le tensioni, di lavoro ed emotive.

La corsa è diventato un antidepressivo naturale, un'esigenza per stare bene mentalmente, anche se mi stancava fisicamente. Ho trasmesso questa esigenza a Stefano, che invece mi ha messo in bici da corsa e così, ricordando il nuoto che invece praticavo blandamente negli anni precedenti, sono finita nel triathlon.

Le aziende dovrebbero incentivare e promuovere lo sport, anche per affrontare livelli di stress purtroppo elevati della nostra professione. Noi infermieri, a rischio burnout potremmo trarre grande beneficio dallo sport ed essere più performanti sul lavoro

Questa è la sua quinta stagione agonistica e negli ultimi tre anni credo di aver fatto più sport che in tutta la mia vita intera - afferma con entusiasmo - Ormai posso dire di essere anche un'atleta oltre che un'infermiera.

Grazie anche al suo preparatore, Andrea Re, che ogni mese in base ai turni le pianificava le tre discipline, non c'è stato un solo giorno in cui non si sia allenata.

È stato un anno intenso, ho cercato di conciliare lavoro e allenamenti. A livello mentale il triathlon, lo sport e la gestione della fatica, mi hanno aiutata anche nel lavoro. Una mente ha bisogno di un corpo sano e un corpo sano senza una mente non può girare.

La competizione e soprattutto l'endurance ti insegnano che la testa è fondamentale, che l'impegno paga sempre, che il lavoro e la serietà portano al risultato. È fondamentale avere sempre un obiettivo e questo dovrebbe essere anche per quanto riguarda la professione.

Ad oggi la corsa è la disciplina che le viene più difficile, mentre ha scoperto che la bicicletta le dà quel senso di libertà che è impagabile.

Per quanto riguarda il suo reparto, che dire: Roberta è riuscita a coinvolgere anche loro. Grazie a questa esperienza infatti è nata nel suo reparto la Onlus "Aiutami a crescere", composta da ex genitori che hanno promosso un progetto per questo evento.

Il progetto - dice Roberta - che si chiama "Aiutami a crescere incontra lo sport", patrocinato anche dal comune di Pavia, ha come obiettivo quello di incontrare la terapia intensiva neonatale di Chattanooga, città dove si svolgerà la mia gara. Farò da ambasciatrice, porgeremo un saluto e sarà un semplice gesto di incontro tra due TIN

Mi piacerebbe - conclude - che al di là del gesto atletico in sé, la mia partecipazione fosse da esempio per uno stile di vita più sano. A livello aziendale si dovrebbe puntare su questo ambito, incentivare e promuovere lo sport, anche per affrontare livelli di stress purtroppo elevati della nostra professione. Migliorando la quotidianità del lavoratore, sono convinta che questi diventerebbe anche più performante nello svolgimento della propria professione.

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