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Protesta Infermieri

Noi vincitori della mobilità, ma è diventata una chimera

di Redazione

Hanno vinto un concorso di mobilità indetto dal Policlinico di Cagliari, sono di Cagliari, hanno le famiglie che vivono lì, ma tutti i giorni per andare al lavoro devono percorrere un’ora e mezza di auto. A trovarsi in questa situazione sono sei infermieri sardi. Tre di loro hanno anche scritto una lettera al ministro Lorenzin, oltre che alle direzioni aziendali, per chiedere che venga sbloccata al più presto questa situazione.

I prigionieri del nullaosta che non arriva

pendolari

Vincitori di mobilità ma restano pendolari

Siamo vincitori della mobilità – spiegano gli infermieri -, ma ci siamo visti negare il nullaosta al trasferimento, perché l'azienda Assl Cagliari sarebbe impossibilitata a sostituirci con analoga figura professionale. Quasi tutti siamo pendolari, prestiamo servizio al San Marcellino di Muravera e essendo residenti a Cagliari, a Lanusei, a Villagrande. Molti di noi con figli sotto i 3 anni di età. Tutti turnisti. Ad alcuni di noi è stata negata la mobilità volontaria per coprire posti vacanti a Muravera richiesta dai nostri familiari. Sì, perché le famiglie di alcuni di noi sono disposte a cambiare sede di lavoro e abitazione pur di abbattere il viaggio e le distanze.

Eppure niente l’azienda non concede il nullaosta.

A cosa serve partecipare, studiare e vincere i concorsi se poi ci viene negato il trasferimento? 

Ci chiediamo a cosa serve avere curriculum e titoli– sbottano gli infermieri -.  se poi non possiamo spenderli a nostro vantaggio, per migliorare la nostra qualità di vita e di conseguenza anche la qualità dell'assistenza e del lavoro che svolgiamo.

Chiediamo – scrivono gli infermieri a Lorenzin - che siano riviste le nostre richieste di nullaosta, tenendo conto anche delle situazioni personali, e non solo del numero di dipendenti che si spostano come pedine in un gioco di ruolo. E loro sono anche disposti ad aspettare dopo l’estate: Chiediamo di trovare un accordo con l'Aou di Cagliari per prorogare il termine della presa in servizio, in modo che si possa garantire la copertura delle ferie estive nella nostra azienda di appartenenza (possiamo capire la criticità!), ma con la consapevolezza che trascorso il periodo si possa dar luogo al trasferimento.

Siamo anche disposti a spostarci in qualsiasi ospedale che faccia parte della Assl di Cagliari, se la mobilità verso il Policlinico non fosse possibile – dicono -, perché in ultima analisi dobbiamo abbattere le distanze: un lavoro di responsabilità, su tre turni, a un'ora e mezza di distanza da casa (senza considerare le spese), non può considerarsi dignitoso.E noi abbiamo vinto una mobilità internazionale, che invece di essere concessa diventa una chimera, ostaggio di unilaterali interpretazioni contrattuali e normative.

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