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Tra lobby e compensi. Enpapi davanti alla bicamerale

di Redazione

II contratto - un cococo - gli investimenti e le consulenze, queste le anomalie contestate al presidente dell’Enpapi, durante l’audizione alla commissione parlamentare bicamerale di controllo sugli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla gestione del risparmio previdenziale da parte dei fondi pensione e casse professionali, con riferimento agli investimenti mobiliari e immobiliari, e tipologia delle prestazioni fornite, anche nel settore assistenziale.

Enpapi, il presidente in audizione in commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti

Ma andiamo con ordine. Giovedì 16 novembre il presidente dell’Enpapi, Mario Schiavon, e il direttore generale, Marco Bernardini, accompagnati da Giandomenico Pallotta, responsabile dell'area amministrazione, si presentano a Palazzo San Macuto per un’audizione.

A chiamarli sono stati il presidente commissione Lello Di Gioia, deputato Pd, e il vicepresidente Giuseppe Galati, deputato Scelta civica, Ala per la Costituente liberale e popolare e Maie. Tutto prende spunto da una lettera, arrivata a Di Gioia e a Galati, lettera di cui non si distingue la firma. Ma il contenuto pone sul tavolo alcune questioni non di poca importanza e la commissione vuole vederci chiaro. Tra le questioni sul piatto ci sono gli emolumenti per il presidente e gli investimenti dell’ente. In particolare uno è giudicato anomalo e riguarda la banca Igea, piccola banca siciliana con qualche raro sportello a Roma. E ancora il pagamento di un incarico a una società di lobbing.

Quel cococo da 110 mila di euro

L'emolumento è di 110 mila euro l'anno come compenso per la carica – chiarisce Schiavon -, 400 euro di diaria giornaliera come gettone di presenza, o come si vuol chiamare, per ogni giornata di impegno. È vero che il presidente negli ultimi anni in modo crescente è sempre più impegnato, e quindi ogni giornata di presenza ha quanto prevede quel tipo di delibera

Di per sé, come stipendio, ammette anche il presidente Di Gioia, non è nemmeno tanto altri presidenti percepiscono di più. Ma il problema è che Schiavon quei soldi li percepisce con un contratto cococo, pur avendo la partita iva. Una circolare dell'Agenzia delle entrate – spiega Di Gioia - vieta categoricamente contratti di questa natura. Lei si rende conto di che cosa rappresenti all'interno dell'ente questo tipo di situazione da un punto di vista anche fiscale? Non vi siete mai posti il problema? I sindaci revisori si sono posti problemi su questo tipo di intervento? Non esiste in nessuna cassa”. Schiavon prova a difendersi: “Dal punto di vista fiscale, pago le tasse. Pago a scaglioni.

Enpapi incarica una società di lobbing

L’altra anomalia sta in un incarico a una società di lobbing. Schiavon ammette: La società di lobbing ha avuto un incarico. È quindi pagata? chiede Di Gioia. Probabile è la risposta. Ma perché un ente che si occupa della previdenza degli infermieri libero professionisti dovrebbe pagare una società di lobbing? Credo che l'interesse della cassa fosse proprio quello di farsi assistere anche per altri aspetti interessanti – prova a rispondere Schiavon -. Ad avere una società che ci aiuta, eventualmente, ad aggiustare alcune norme per la professione, oltre che per la cassa chiaramente. A questo punto il presidente sbotta: Le chiedo di non offendere la mia intelligenza. La società di lobbying è la società di lobbying, la società di consulenza è un'altra cosa. Non esiste all'interno delle norme delle casse che ci possa essere l'affidamento a una società di lobbying per far passare un emendamento (il riferimento è a quello sull’equo compenso, ndr) che possa interessare una situazione particolare. Sono soldi spesi in modo anomalo.

L’investimento nella banca Igea

Enpapi è intervenuto nell'aumento di capitale della banca Igea (che ha un capitale sociale di 60 milioni di euro) per una percentuale che si aggira intorno al 9 per cento, per un importo di 3 milioni 100 mila euro. Una scelta fortemente voluta – dice il direttore Bernardini - perché all'interno di questa banca c'è una commissione sanitaria. È stato un po’ un investimento a supporto della professione. Rimane sorpreso il presidente della commissione: Si investe in una banca di 60 milioni di euro quando abbiamo fatto le riforme delle banche cooperative e delle banche popolari? Mi sembra un po’ strano. Ci sono gli accorpamenti delle banche per rendere estremamente più forte il sistema bancario e, guarda caso, l'Enpapi interviene su una banca che ha 60 milioni di capitale sociale. Operazione a supporto della professione ribatte Bernardini. Ma la commissione non è soddisfatta e chiede una lista completa di tutti gli investimenti di Enpapi.

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