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Operatore Socio Sanitario

Veneto, Lanzarin: Mai equiparato infermieri e Oss

di Massimo Canorro

L’assessore regionale alla Sanità replica alle forti critiche del consigliere Bigon (Pd) sulla delibera che introduce un iter di formazione complementare per gli operatori socio sanitari. Non intendiamo rendere l’Oss una professione sanitaria. Il corso formativo? Risponde alla rilevante mancanza di personale delle Rsa.

Lanzarin: in Veneto i nuovi OSS non saranno infermieri di serie B

Manuela Lanzarin, Assessore a sanità servizi sociali - Regione Veneto

Un’iniziativa che ritiene sbagliata, quella della giunta regionale del Veneto, poiché mirerebbe ad equiparare due professioni differenti come quelle dell’operatore socio sanitario e dell’infermiere. Il rischio, dunque, sarebbe una sovrapposizione di competenze, con la nascita di “infermieri di serie B”.

È la critica mossa dall’esponente del Partito democratico e vicepresidente della commissione sanità in Consiglio regionale, Anna Maria Bigon, del tutto contraria alla delibera della giunta che introduce l’iter di “Formazione complementare in assistenza sanitaria dell’Operatore Socio-Sanitario”. Pronta la risposta dell’assessore regionale alla sanità e ai servizi sociali del Veneto, Manuela Lanzarin: La Regione non ha mai equiparato infermieri ed oss.

Si tratta del provvedimento n. 305 del 16 marzo 2021 approvato da Palazzo Balbi – e su cui la Fnopi ha sollecitato l’intervento del governo – che prevede un iter formativo complementare di 400 ore rivolto agli Oss e pensato, soprattutto, per arginare la mancanza di personale, in particolar modo all’interno delle Rsa. Ma Bigon è perentoria: La richiesta di aiuto delle strutture va ascoltata, ma la soluzione non è equiparare Oss e infermieri, come ha voluto fare la Regione. Aggiungendo: Le risposte alle necessità devono essere legittime, al contrario si peggiora la situazione perché viene perso altro tempo.

Parole, le sue, che trovano la pronta replica di Lanzarin: La Regione non ha trasferito competenze proprie dell’infermiere all’oss mediante una formazione complementare in assistenza sanitaria, né tantomeno ha inteso rendere l’operatore socio sanitario una professione sanitaria, aspetto che eventualmente è di competenza dello Stato. Bensì – prosegue – ha ulteriormente posto l’infermiere al centro del percorso decisionale proprio della professione ed al contempo ha perseguito l’interesse pubblico di garantire agli infermieri medesimi gli operatori di supporto necessari ed adeguatamente formati, a tutela della salute degli assistiti.

Tradotto: L’oss che ha seguito con profitto il modulo complementare in assistenza sanitaria, congiuntamente a svolgere i compiti del proprio profilo, è in grado di coadiuvare l’infermiere in tutte le attività assistenziali. E in merito alle competenze da mettere in campo, Lanzarin precisa: Il provvedimento esclude che l’operatore socio sanitario possa attuare in modo autonomo alcunché, piuttosto ribadisce che deve attenersi “alla pianificazione individuale definita dai professionisti sanitari di riferimento, in particolare dall’infermiere o dall’ostetrica”. Va da sé che le abilità devono agire entro stringenti limiti e condizioni e sempre a seguito di un’attribuzione di attività da parte del personale infermieristico. Gli oss possono dunque dare supporto, ma non in autonomia ed esclusivamente in attività con bassa discrezionalità decisionale.

Ma Bigon continua a mostrare tutta la sua perplessità. Siamo sicuri che la formazione a distanza, necessaria per l’equiparazione, possa sostituire tre anni di studi universitari e assicurare ai pazienti la miglior assistenza? Non è la strada corretta per risolvere una problematica seria e urgente. Restando il fatto che la carenza di personale infermieristico si è espressa in maniera sempre più rilevante nel corso del tempo, negli ultimi anni in Veneto l’investimento in personale infermieristico è stato comunque non da poco. Dal 2015 al 2020 si è passati da circa 22.933 unità a 25.378, con un incremento netto pari a circa l’11% in cinque anni. In parallelo è aumentato in modo significativo il numero di operatori socio sanitari, passando da 7.492 a 9.161, con un aumento pari a circa il 22% di personale in servizio per questi profili, chiosa Lanzarin.

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