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Audit clinico, istruzioni per l'uso

di Muzio Stornelli

Tra gli strumenti riguardanti la gestione della clinical governance senza dubbio l’audit clinico rappresenta il mezzo più adeguato ad adattare le linee guida alla pratica clinica. Si tratta di una iniziativa condotta da clinici (medici, infermieri ed altri professionisti sanitari) che cerca di migliorare la qualità e gli esiti dell’assistenza attraverso una revisione tra pari, strutturata (regolare e sistematica), per mezzo della quale i clinici esaminano la propria attività e i propri risultati in confronto a standard espliciti e la modificano se necessario (Primary Health Care Clinical Audit Working Group, 1995).

Cos'è l'audit clinico e a cosa serve

Audit clinico, uno degli strumenti più importanti della clinical governance

L’audit clinico può essere considerato una cartina tornasole utile per valutare l’appropriatezza dei processi rispetto alle migliori evidenze disponibili, fondamentale per migliorare eventuali inappropriatezze.

È descritto come un percorso ciclico volto a:

  • stabilire le evidence based practice disponibili rispetto ad un ambito di cura (diagnostico, terapeutico o assistenziale)
  • misurare l’aderenza dei percorsi assistenziali predefiniti rispetto alle sopra indicate evidenze
  • aggiornare (se necessario) o creare (se assenti) percorsi assistenziali rispettosi delle suddette raccomandazioni
  • predisporre il monitoraggio per sostenere il miglioramento.

Per la realizzazione di un audit clinico è fondamentale innanzitutto un gruppo multidisciplinare, in grado di definire le priorità meritevoli di revisione o di nuova implementazione; in seguito, una volta individuato il gold standard da raggiungere, lo si andrà a confrontare con la pratica corrente, così da identificare le aree che necessitano di aggiornamento.

Il completamento dell’audit clinico si avrà poi nel momento in cui la trasformazione stessa sarà implementata, mantenendo, tuttavia, un controllo sul rispetto del nuovo standard ricorrendo, se necessario, ad un re-audit con il quale verificare l’efficacia del cambiamento.

Fasi di un audit clinico

La fase fondamentale dell’audit clinico è senz’altro rappresentata dalla corretta e puntuale scelta delle priorità da affrontare. Si consiglia sempre di partire da una patologia maggiormente ricorrente, con alta variabilità di trattamento, capace di incidere in maniera importante sulle risorse umane e su varie unità operative e per la quale sono presenti molte evidenze favorevoli all’utente ed all’organizzazione.

La ricerca di evidenze scientifiche si contraddistingue per la spiccata scientificità visto che si dovrà ricorrere a revisioni sistematiche, trials randomizzati, studi osservazionali così da selezionare le migliori evidenze scientifiche e le ultime linee guida che rispondano però ai seguenti requisiti:

  • evidence-based
  • condivise tra tutti i professionisti
  • adattate ed adattabili al contesto locale.

Contestualmente verranno definiti gli indicatori di processo, funzionali alla corretta valutazione oggettiva del processo di miglioramento in corso.

A questo punto risulta facile confrontare la pratica corrente e lo standard ricercato, ricorrendo ad una analisi a campione randomizzato di cartelle cliniche, cartelle infermieristiche, all’interno delle quali ricercare le raccomandazioni precedentemente selezionate.

Il tutto predisponendo una scheda di raccolta dati grazie alla quale sarà possibile ottenere informazioni vitali alla costruzione degli indicatori sopra menzionati.

Chiarita la distanza che separa la pratica corrente rispetto al valore ottimale da raggiungere, è necessario concentrare le forze sulle aree specifiche necessitanti di miglioramento, identificando le inappropriatezze senza mai puntare il dito verso l’operato dei colleghi, mantenendo quindi un atteggiamento neutrale, utile anche per ottenere il consenso alla trasformazione.

Si arriva quindi alla vera e propria fase di “implementazione del cambiamento”, momento in cui vengono attuate le nuove strategie con l’obiettivo di modificare i comportamenti professionali e migliorare l’appropriatezza delle pratiche clinico-assistenziali.

Si raggiunge tale obiettivo diffondendo materiale in formato cartaceo o elettronico, predisponendo regolari remainders (anche formativi), delegando ad alcuni cosiddetti facilitatori il compito di verificare la corretta applicazione delle nuove disposizioni ovvero dell’avvenuta ricezione della documentazione relativa.

Infine, a distanza di alcune settimane o mesi, sarà necessario verificare l’efficacia del cambiamento, ricercando nelle cartelle cliniche le raccomandazioni selezionate così da verificare l’avvenuta variazione della pratica clinica.

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