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Prelievo arterioso, ridurre il dolore quali gli interventi più efficaci

di Daniela Berardinelli

I metodi maggiormente indagati in letteratura per ridurre la percezione del dolore correlata al prelievo arterioso sono: l’infiltrazione locale di anestetico prima dell’esecuzione della procedura, l’applicazione di anestetico a livello topico, il raffreddamento del sito di prelievo e l’utilizzo di aghi di minor calibro.

Gestione del dolore nel prelievo arterioso

Prelievo arterioso radiale

Il prelievo arterioso è una procedura molto comune che viene eseguita in diversi setting di cura e assistenziali, dai reparti di emergenza a quelli di ricovero ordinario, per l’analisi e il monitoraggio della funzionalità respiratoria. Questo prelievo può causare ansia al paziente al quale deve essere sottoposto, e in un studio è stato identificato come la terza procedura più dolorosa, dopo la biopsia ossea e la colonscopia. Nonostante più del 70% dei pazienti desideri un trattamento ansiolitico o antalgico prima della sua esecuzione, nessun farmaco viene abitualmente somministrato per alleviare questo status.

Il pain management è una tematica molto attuale, alla quale gli infermieri, come categoria professionale, sono da sempre molto sensibili, ma la specifica gestione dell’analgesia, relativa a questo tipo di procedura, non è ancora divenuta pratica comune nei contesti di cura. Nonostante più dell’80% dei professionisti giudichi tale procedura estremamente dolorosa per il paziente, la diffusione di tecniche preventive a scopo antalgico è ancora molto limitata.

L’anestesia locale è scarsamente adottata, spesso per una mancanza di conoscenza in merito da parte dei professionisti, per la falsa concezione che l’esecuzione stessa dell’anestesia possa arrecare un ulteriore dolore al paziente, e il pensiero che questo trattamento possa inficiare la buona riuscita della procedura, causando un maggior numero di tentativi e allungando la durata.

Di ausilio allo svolgimento di questa procedura può essere anche l’ecografo, il quale supporta l’operatore nell’ individuazione del vaso arterioso e di conseguenza guida il prelievo. Le evidenze scientifiche in merito sono ancora limitate, nonostante sia stato riportato un buon grado di soddisfazione da parte degli operatori che lo utilizzano, una riduzione dei tempi procedurali e un maggior successo al primo tentativo di puntura del vaso.

Dalla recente revisione sistematica, condotta dal team di ricercatori italiani dell’Università degli Studi di Torino, si evince che il trattamento più efficace nella riduzione del dolore, pari a quasi 2 punti su una scala da 0 a 10, è l’infiltrazione di anestetico locale. I farmaci anestetici maggiormente utilizzati sono la lidocaina e la mepivacaina, ma non è ancora chiaro il dosaggio e le concentrazione maggiormente efficaci.

Nel contesto italiano l’infiltrazione di anestetico trova però degli ostacoli di natura prescrittiva, che potrebbero essere valicati se tale tecnica venisse incorporata all’interno di protocolli specifici. Anche se con un minor effetto, anche la crioterapia è ritenuta efficace, arrecando una riduzione del dolore leggermente inferiore rispetto a quella data dall’infiltrazione dell’anestetico. Il suo utilizzo è inoltre ritenuto sicuro, non invasivo e la durata media di applicazione richiesta, per ridurre la percezione del dolore, è di circa 3 minuti. Il tempo richiesto è quindi limitato e non dovrebbe impedire o ritardare lo svolgimento delle attività di cura e assistenza.

L’applicazione di anestetici a livello topico ha dimostrato una lieve riduzione del dolore, ma il suo effetto si ottiene al raggiungimento della profondità di 3 millimetri dopo 60 minuti di applicazione e di 5 millimetri dopo 120. Questa lunga durata di applicazione richiede la capacità di organizzarsi preventivamente e non può di conseguenza essere applicata a contesti di cura o situazioni cliniche urgenti. L’utilizzo di un ago di minor calibro non ha evidenziato efficacia nella riduzione del dolore, anzi alcuni studi ritengono che potrebbe addirittura aumentare la difficoltà insita alla procedura stessa.

Dati i risultati ottenuti e l’importanza di tutelare il paziente dal dolore procedurale, sarebbe utile coinvolgere maggiormente gli infermieri e gli altri professionisti, che si occupano dell’esecuzione di tale procedura, riguardo le possibili strategie antalgiche.

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