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Assistenza Infermieristica

Il paziente fragile

di Chiara Vannini

La fragilità è una sindrome fisiologica caratterizzata da ridotta riserva funzionale e da una ridotta resistenza agli stress, causata da un declino progressivo dei meccanismi fisiologici, con conseguente progressiva instabilità clinica. Una delle caratteristiche fondamentali della fragilità è che non si tratta di una situazione occasionale, ma di un continuum, ovvero di una condizione irreversibile e spesso progressiva che non è esclusiva della popolazione anziana.

Chi è il paziente fragile

La fragilità è una sindrome fisiologica ma non è condizione esclusiva della persona anziana

Alcune tipologie di pazienti, a causa dell’età o delle loro condizioni socio-sanitarie e familiari, sono considerate più a rischio di complicanze di altre.

Fra queste, gli anziani e i pazienti pediatrici sono coloro che necessitano di una maggior presa in carico e di un’attenzione maggiore e che possono presentare condizioni di rischio, legate a fattori bio–psico–sociali.

Per i soggetti a rischio viene introdotto il concetto di “fragilità”. Per definizione, l’anziano fragile è un soggetto di età avanzata, affetto da patologie multiple, croniche, con uno stato di salute instabile, spesso con una disabilità e con difficoltà di tipo socio-economico.

Può essere in condizioni socio-ambientali scadenti, con una famiglia non in grado di prendersene cura oppure con un nucleo famigliare che presenta criticità aggiuntive.

Per migliorare l’approccio al paziente fragile è innanzitutto fondamentale riuscire ad identificarlo già al momento del ricovero e, prima della dimissione, definire un percorso adeguato per contrastare l’isolamento sociale, coinvolgere i servizi territoriali e comprendere se vi è un nucleo famigliare in grado di sostenerlo o meno.

Un’adeguata presa in carico è fondamentale non solo per migliorare gli outcome sul paziente, ma anche per prevenire le complicanze ed evitare una re-ospedalizzazione precoce.

Cos’è la fragilità

La fragilità è una sindrome fisiologica caratterizzata da ridotta riserva funzionale e da una ridotta resistenza agli stress, causata da un declino progressivo dei meccanismi fisiologici, con conseguente progressiva instabilità clinica.

La fragilità è secondaria ad un insieme di fattori biologici, psicologici e socio-ambientali che agiscono in modo sinergico, amplificandosi.

Tipologie di fragilità

La fragilità può essere:

  • Sociale, secondaria a difficoltà legate al contorno famigliare e sociale
  • Biologica, secondaria a condizioni biologiche e psichiche

In ambito assistenziale si ritrovano entrambe e spesso in maniera sinergica, facendo sì che la persona si rivolga all’ospedale come unico luogo in cui può trovare risposte ai suoi bisogni.

La fragilità sociale è spesso correlata ad una condizione di povertà o comunque ad una carenza di risorse economiche o materiali, che può comportare anche l’esclusione da benefici e servizi.

La fragilità biologica è invece una fragilità organica, che richiede un supporto assistenziale medico ed infermieristico.

Il concetto di fragilità spesso coesiste con quello di disabilità, dove per disabilità si intende la perdita di una funzione, mentre per fragilità si intende una situazione di instabilità in cui è insito il rischio di perdita della funzione per l’elevata suscettibilità ad eventi stressanti.

La fragilità include:

  • Dimensioni fisico–biologiche: presenza di patologie organiche, difficoltà della deambulazione, riduzione dell’integrità sensoria, perdita di autonomia
  • Dimensioni psicologiche: presenza di sintomatologia depressiva, stanchezza cronica, solitudine
  • Dimensioni sociali: reti di supporto sociale, isolamento, esclusione sociale

Presa in carico del paziente fragile

Una volta identificato il paziente fragile, è necessario attivare interventi e percorsi assistenziali specifici per il suo sostegno, con l’obiettivo di ridurre l’incidenza di eventi morbosi. L'ambiente ospedaliero risulta quello ideale per l'ascolto, l'osservazione e il dialogo, per poter identificare il soggetto vulnerabile e progettare un percorso idoneo.

Il percorso assistenziale e le opzioni terapeutiche vanno predisposte con la persona stessa, identificando i rischi e benefici, anche in relazione alla qualità della vita, alle potenzialità assistenziali attuabili nel territorio e a domicilio e all'aspettativa di vita.

Durante il ricovero è utile analizzare alcuni aspetti fondamentali, come:

  • Stato nutrizionale
  • Rischio di caduta
  • Mobilizzazione e attività fisica
  • Eventuale riduzione della capacità visiva e uditiva
  • Piano terapeutico farmacologico

Fattori come la solitudine e fattori socio-ambientali possono determinare di per sé una condizione di fragilità, indipendentemente che vi siano altre problematiche associate. La gestione ideale prevede di reinserire la persona nella propria casa, ma per fare ciò è necessaria la presenza di servizi territoriali in grado di rispondere ai bisogni della persona che invecchia.

Per affrontare i problemi del paziente fragile, l’approccio deve essere multidisciplinare e deve prevedere un tipo di intervento globale definito bio–psico-sociale, che preveda anche il coinvolgimento dei familiari e di diverse figure professionali che concorrano in maniera sinergica al miglioramento della qualità della vita del paziente.

Una buona integrazione socio-sanitaria attraverso team interdisciplinari permette vantaggi significativi in termini di qualità di vita e, nel contempo, una riduzione dei costi ospedalieri grazie alla diminuzione dei ricoveri impropri per gli ultrasettantacinquenni.

La presa in carico al domicilio deve avvenire ad opera di un team multidisciplinare, che deve prevedere la presenza di:

  • Medico di medicina generale (MMG)
  • Servizi socio-assistenziali
  • Assistenza domiciliare integrata e operatori del territorio: medici, infermieri e personale amministrativo
  • La famiglia

Il medico di medicina generale è la figura professionale più idonea in grado di “diagnosticare” una condizione di fragilità, in quanto ha un quadro globale del paziente, riveste un ruolo nella prevenzione delle malattie tumorali, cardiovascolari e metaboliche, nella diagnosi e terapia, conosce vantaggi terapeutici e i potenziali rischi ed effetti collaterali.

I servizi socio-assistenziali entrano in gioco su segnalazione diretta della famiglia, o dal MMG o dall'ospedale, e possono essere fondamentali in caso di problematiche di tipo sociale ed economico, o qualora non siano presenti caregiver in grado di prendersi cura della persona fuori dall’ambiente ospedaliero.

L'assistenza domiciliare integrata è diretta all'anziano che ha necessità di supporto, ma nel contempo deve vivere al domicilio. Questo deve far sì che possa svolgere le sue normali attività quotidiane, come l'igiene personale.

Per assistenza domiciliare integrata si intende un'assistenza che prevede la collaborazione di infermieri, medici, operatori socio-sanitari, servizi sociali. L’assistenza fornita al domicilio presuppone preferibilmente che vi sia la presenza di un caregiver costante in grado di seguire la persona.

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