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Infermieristica

Le competenze trasversali del tutor clinico

di Domenica Servidio

L’attività di tutorato clinico richiede al professionista che la svolge un continuo aggiornamento clinico e formativo ed è finalizzata a facilitare l’apprendimento sul campo dello studente infermiere. L’origine della parola tutor ha radici lontane. Il termine tutor deriva dal latino tutor, -oris, da tutus, participio passato di tueri, che significa proteggere, difendere. È implicito nel tutor il riconoscimento di una responsabilità di carattere non solo intellettuale, ma anche etica e professionale. Infatti, proprio per la qualità della relazione educativa che pone in essere trasmette modelli professionali e orienta lo studente verso modalità operative di “vissuto professionale”.

Tutor clinico infermieristica

Il tutor può svolgere un grande ruolo per facilitare l’apprendimento di competenze intellettive dello studente, utilizzando innanzitutto la propria esperienza, importante risorsa per l’apprendimento e può avvalersi inoltre di metodologie che colgono l’esperienza dello studente e lo coinvolgono nell’analisi delle stesse.

Tra le tecniche di apprendimento attivo vi sono simulazioni, riflessioni guidate e progetti di gruppo quali il metodo dell’apprendimento per problemi in piccoli gruppi, introdotto negli anni Sessanta, da un gruppo di docenti medici al McMaster University in Canada. L’apprendimento basato sui problemi o Problem Based Learning (PBL), è un processo attraverso cui lo studente deve fornire  una, o molteplici spiegazioni e/o soluzioni pertinenti.

All’ infermiere oggi, viene chiesta una competenza professionale, in cui abilità e capacità si devono coniugare per dare sintesi a quel valore aggiunto fatto di strategie diverse e adeguate ai contesti della domanda di assistenza dei pazienti.

L'attuale sistema formativo universitario fa riferimento alle più moderne tecniche teoriche, mediante le quali l'apprendimento avviene applicando una didattica attiva, che porta alla risoluzione di problemi in un contesto organizzato in cui il lavoro del tutor, l’insegnamento, il tirocinio e la realtà assistenziale si intersecano e fungono da palestra di esperienza, su cui costruire la professionalità dello studente.

E' una strategia formativa che consente agli studenti di operare in un contesto lavorativo, con l'aiuto del proprio tutor, sviluppando capacità trasferibili nella futura professionalità come ad esempio il pensiero critico, il problem solving, la comunicazione terapeutica, l'auto-valutazione, l'integrazione nell'equipe e dunque l’autonomia professionale.

Si comincia a parlare della figura del tutor nel 1980 con il DPR n.382, mentre successivamente in ambito Universitario, la funzione tutoriale viene riconosciuta dalla legge n. 341 del 1990 “Riforma degli Ordinamenti didattici Universitari”, legge con la quale viene introdotta ufficialmente in Italia il servizio di tutorato. Essa afferma infatti che l’attività tutoriale è “finalizzata ad orientare e assistere gli studenti lungo tutto il corso di studi, a renderli attivamente partecipi del processo formativo, a rimuovere gli ostacoli a una proficua frequenza dei corsi, anche attraverso iniziative rapportate alle necessità, alle attitudini e alle esigenze dei singoli” .

Dalla letteratura emerge un chiaro profilo dell’infermiere-tutor clinico, al quale sono affidate responsabilità precise, a fronte di competenze incentrate sulla relazione d’aiuto e su una competenza decisionale ancorata a prove d’efficacia sempre aggiornate e al pensiero critico.

Alcuni studi evidenziano una marcata divergenza tra l’apprendimento teorico e la pratica di tirocinio clinico. Il tutor deve garantire infatti l’integrazione degli apprendimenti derivante da questi due contesti individuandone le criticità.

  • Carl Rogers (1981) approfondisce il ruolo del tutor definendolo “facilitatore dell’apprendimento”, il quale è significativo se acquisito tramite l’agire;
  • Schon (1993), ritiene invece che il tutor, guidando lo studente attraverso la riflessione, lo aiuta a sviluppare capacità di ragionamento e abilità di pensiero critico da utilizzare nel futuro esercizio professionale che è caratterizzato da “complessità, instabilità, incertezza, unicità e dalla presenza di conflitti di valore”;
  • Nucchi (2005), afferma che la figura infermieristica conferma, la sua professionalità svolgendo funzioni tecniche, relazionali ed educative, “declinando” i tre vocaboli non si può far altro che sostenere, l’opportunità di svolgere le attività solidamente strutturate al tutorato;
  • Pellegatta (2010), sostiene invece, che l’attività di tutorato clinico non può che essere definita un ruolo: se riconosciuto, motiverebbe il professionista a investire energie e risorse al fine di acquisire le competenze e i requisiti necessari per ricoprirlo.

L’interazione costruttiva tra Università e Azienda Sanitaria rappresenta l’unica possibile strada da perseguire per sostenere la trasformazione da quella che fino a oggi è considerata una funzione al riconoscimento del ruolo: l’utilizzo della contrattazione decentrata come previsto dal CCNL 1998/2001, la definizione di requisiti minimi trasversali tra gli atenei per il reclutamento dei tutor clinici e le convenzioni tra Università e Azienda potrebbero essere i tre canali preferenziali sui quali agire.

“Non ho mai insegnato nulla ai miei studenti; ho solo cercato di metterli nelle condizioni migliori per imparare!” (A. Einstein)

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