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Infermieristica

Torino: senza tirocinio da un anno, studenti in piazza

di Massimo Canorro

Siamo gli infermieri del futuro ma continuano a negarci l’opportunità di fare esperienza sul campo. Con indosso camice e cuffia, gli studenti del primo anno di Infermieristica dell’Università di Torino si sono radunati in piazza Castello per protestare contro i tirocini online. Abbiamo scritto all’assessore alla Sanità, Luigi Icardi. Ma non abbiamo ricevuto risposta, affermano.

Studenti infermieri in piazza a Torino protestano contro tirocinio online

Si sono radunati, nel rispetto dei protocolli di sicurezza, in piazza Castello a Torino, di fronte alla sede della Regione Piemonte, sperando che qualcuno ci ascolti, poiché non c’è modo di apprendere solo via computer. Siamo gli infermieri di domani ma così ci viene negata l’opportunità di fare esperienza sul campo.

Sono gli studenti iscritti al primo anno di Infermieristica dell’Università di Torino che, con indosso camice e cuffia protestano – come ripreso dall’edizione locale di Repubblica – per la decisione di vedersi negata l’opportunità di svolgere tirocini ed esperienze pratiche con i pazienti, relegando il loro iter di studio meramente all’online – dunque, seduti davanti al pc – per seguire le lezioni a distanza.

Stiamo parlando di un vero paradosso – ammette Federico Vari – considerando che siamo tutti vaccinati, il 95 per cento di noi ha ricevuto già la seconda dose. Ma per cosa?. A fargli eco la collega d’università Sara Romano: Non sarebbe stato preferibile vaccinare gli anziani e le persone fragili anziché noi giovani, per poi relegarci chiusi in casa?

Interrogativi legittimi, a maggiore ragione – proseguono gli studenti – visto che la possibilità di svolgere tirocini è negata solo a noi. In altre sedi di infermieristica, infatti, è possibile svolgere tirocini: ad Asti, a Novara, ad Orbassano, nel torinese, anche presso l’ospedale Cottolengo. Ed è consentito anche per altre specializzazioni come, ad esempio, ostetricia. Ma non per noi e non capiamo il perché. A tale proposito, i ragazzi hanno scritto una lettera all’assessore alla Sanità, Luigi Icardi.

Ma non abbiamo ricevuto alcuna replica – lamentano – anche per questo abbiamo deciso di ritrovarci in piazza Castello. La premessa, come riportato all’interno della missiva, è che da circa un anno che gli studenti di Infermieristica sono finiti nel dimenticatoio. Alcuni hanno dovuto accettare l’interruzione oppure la sospensione del loro tirocinio conseguentemente all’arrivo della pandemia, comprendendo, seppur con difficoltà, le ragioni di tale scelta da parte delle università. Altri invece in reparto non ci sono mai entrati, restando a casa a seguire i tirocini online.

In particolare, a noi ragazzi del primo anno è stato comunicato che il tirocinio di maggio-giugno verrà svolto da remoto. Niente reparto per noi che saremo – al pari degli studenti di infermieristica delle altre università – i garanti della salute per il futuro. Ci chiediamo tutti la motivazione.

Non si tratta di rimostranze di mera natura teorica, come alcuni (erroneamente) potrebbero pensare. Piuttosto, la paura maggiore dei ragazzi è tangibile: restare indietro con la formazione sia personale sia professionale, con carenze che ci ostacolerebbero nel divenire quei professionisti che intendiamo essere. Chi si sentirebbe sicuro a mettere le mani su una persona viva, senza aver avuto esperienze? Parliamo di vite umane.

Prendersi le proprie responsabilità e poter apprendere al meglio la professione scelta. Vanno oltre al dibattito “tirocinio a distanza, sì o no?” i giovani del primo anno di scienze infermieristiche dell’Università di Torino. Studenti che, con l’entusiasmo e la forza della loro età rivendicano un diritto che non è soltanto nostro, ma va declinato nell’intero comparto sanitario. Come infermieri del futuro, oggi più che mai ci sentiamo chiamati a renderci utili, dal momento stesso in cui abbiamo passato il test d’ingresso. E non ad essere tenuti in disparte, illustra la studentessa Asia Tassi.

Come già accaduto alcune settimane fa non solo in Piemonte ma anche in Basilicata – dove gli studenti di Infermieristica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, presso la sede di Potenza, riaffermavano la volontà di essere considerati al pari di tutti gli operatori sanitari – la protesta torna a montare. Disposti in piazza Castello a Torino, gli studenti di infermieristica chiedono soluzioni, non vie di fuga. Nessuna mezza misura, dunque, ma la rabbia permane.

Abbiamo visto nel corso della pandemia a cosa hanno condotto i tagli alla sanità effettuati durante gli anni e adesso che occorrono migliaia di infermieri gli studenti non vengono formati come dovrebbero. Il sistema universitario è lasciato a sé stesso, non abbiamo mai sentito parlare dai telegiornali di questi problemi, né qualcuno che lottasse per noi. Ci sentiamo soli.

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