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Non sono un jolly, sono una studentessa

di Redazione

S.R. è una studentessa di Infermieristica e nella sua esperienza di tirocinio ha dovuto anche sopperire alla mancanza di personale. È diventata un’infermiera tappabuchi anche se era lì solo per imparare.

Io studentessa infermiera costretta a fare la tappabuchi

Io non sono una bandiera. Io non sono una pezza. Io non sono un jolly. Io sono una studentessa, futura infermiera e come tale esigo di essere trattata. Il tirocinio è quel momento in cui ci si affaccia alla realtà del lavoro. Quel momento in cui capisci se è la tua strada. Un'esperienza stancante. Far andare tutto bene e calcolare bene i tempi tra esami e tirocinio non è facile. Eppure arrivare in reparto e sentirsi dire frasi molto carine e dolci dai pazienti, fa quasi dimenticare tutto lo stress che c'è dietro.

Ci sono pazienti che ti entrano nel cuore e raramente se ne andranno

Pazienti un po' pesanti, ma che parlandoci si capisce che sono soli, spaventati e hanno paura. Poi ci sono i tutor, alcuni sono fantastici. Sono lì pronti a darti una formazione degna di nome. Spesso diventano amici e a volte capita anche che diventino una spalla su cui piangere.

Poi ci sono le coordinatrici infermieristiche. Nella mia prima esperienza di tirocinio ne incontrai uno bravissimo. Poi arrivai al secondo anno, tirocinio lungo. Tante aspettative tante ambizioni. Un tirocinio dove si impara a fare praticamente tutto. Un tutor spettacolare. Ma, "le gioie violente hanno violenta fine". Fu così che mi ritrovai senza un tutor, per scelta della coordinatrice, a coprire i buchi al mattino perché non c'era personale.

Mi ritrovai a fare il jolly

A fare la tappabuchi, venendo meno al mio scopo in quel reparto.

Io sono una studentessa di infermieristica e come tale esigo essere trattata. Sono lì per imparare, non per sopperire ai buchi e alla disorganizzazione.

S.R., studentessa di Infermieristica

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