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COVID-19

Alessandria, 700 sanitari no vax vicini alla sospensione

di Massimo Canorro

Il tema dei sanitari che non intendono vaccinarsi apre, inevitabilmente, un altro capitolo: chi subentrerà a loro? È preoccupato il coordinatore delle professioni sanitarie di Cisl Piemonte, Maraffa: Con i colleghi e le aziende organizzeremo incontri per fare il punto. Non tutti, per qualifica, possono lavora a distanza.

Sanitari no vax: chi li sostituisce durante la sospensione?

Piemonte, le sospensioni dei sanitari no vax rischiano di mettere in crisi interi presidi

Sono circa 700 ad Alessandria i sanitari no vax che rischiano di essere sospesi. Nella città piemontese, come nel resto del paese, hanno preso il via i controlli delle Asl per appurare chi ancora non si è messo in regola con la vaccinazione anti-Covid; gli inadempienti verranno sospesi sia dal lavoro sia dagli Ordini professionali di appartenenza.

La stessa Asl di Alessandria avvisa: Il tempo è scaduto. Dal principio della scorsa settimana, come servizio di igiene pubblica, stiamo monitorando se si sono vaccinati coloro ai quali abbiamo spedito le lettere, non solo una, ma anche due o tre volte. Comunque la si pensi, la legge prevede la sospensione dei sanitari no vax. Il problema reale adesso però è un altro: in che maniera lavoreranno i colleghi che restano in servizio? La domanda arriva da Moreno Maraffa, coordinatore delle professioni sanitarie di Cisl Piemonte nonché dirigente di Cisl Alessandria. Che mostra non poca preoccupazione. Perché il suo interrogativo è più che legittimo: chi subentrerà ai 700 dipendenti delle aziende sanitarie e delle Rsa alessandrine che, a stretto giro, riceveranno le segnalazioni del caso? Si tratta, infatti, di un numero particolarmente elevato nel quale rientrano infermieri, Oss, medici, tecnici di laboratorio, farmacisti e via dicendo.

Certo, il Servizio di Igiene dell’Asl continua ad esaminare la lista regionale: rispetto ai 1.350 lavoratori che non si erano ancora sottoposti al vaccino, in seguito alle sollecitazioni sono almeno 500 quelli che hanno cambiato idea. E se alcuni per ragioni differenti non possono vaccinarsi, in generale il numero dei contrari resta alto. E il tempo oramai è finito. Prosegue Maraffa: Condividerò personalmente le mie preoccupazioni sia con i colleghi sia con le aziende, organizzando incontri per fare il punto. Prima di tutto, è basilare comprendere in che modo siano suddivise queste 700 persone. Ovvero: quanti sono i sanitari che lavorano all’interno dei reparti? Quanti, invece, gli amministrativi?

Se quest’ultimi possono anche lavorare in smart working, il problema reale riguarda i primi e l’impossibilità di lavorare a distanza. Ad ogni modo Maraffa precisa: Al centro devono sempre esserci i pazienti. E se il personale sanitario non vaccinato è un rischio per loro, lo è anche la carenza di personale. In qualche maniera le aziende sono chiamate a trovare una soluzione.

Da Alessandria a Torino, dove i servizi sanitari potrebbero essere a forte rischio adesso che i lavoratori che non intendono vaccinarsi vengono sospesi. Alla Città della Salute, dove si attendono centinaia di segnalazioni seppur diluite nel tempo, potrebbero sorgere difficoltà per una dialisi, una terapia intensiva e due sale operatorie. E ancora, potrebbe essere a repentaglio l’attività del punto nascita del Sant’Anna.

In oncologia la sospensione di un operatore sanitario ha costretto un collega a sostituirlo in fretta e furia. Restando in Piemonte – dove il presidente della Regione, Alberto Cirio, è finito nel mirino dei no vax – mentre all’Asl Cuneo 2 il direttore generale, Massimo Veglio, sta chiamando uno ad uno i sanitari no vax (qualcuno lo sto convincendo, ci vuole tempo), l’Asl di Biella ha notificato 17 nomi. La preoccupazione è diffusa, ma la linea comune è di adottare ciascuna soluzione organizzativa per assicurare la continuità delle prestazioni di tipo sanitario.

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