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Arrivano le sospensioni per i sanitari che rifiutano il vaccino

di Massimo Canorro

Sono solo le prime pec inviate, ne seguiranno altre dalle Asl nei prossimi giorni. Il governatore del Piemonte, Cirio, ritiene la vaccinazione sacrosanta e così il presidente della Regione Toscana, Giani. Quando entro in un ospedale per curarmi devo essere sicuro che non prendo un virus, ma che anzi guarisco.

Piemonte, sospensioni per i sanitari no vax

Nelle ultime ore, presso gli ospedali del Piemonte, sono giunte le prime lettere con i nominativi dei sanitari no vax sospesi. Numeri alla mano sono dieci alla Città della Salute, uno all’ospedale San Luigi di Orbassano, due al Mauriziano, due all’Asl Città di Torino, uno all’Azienda sanitaria To3. Si tratta soltanto delle prime pec inviate dalle Asl, ne seguiranno altre nei giorni a venire.

Che sussistano sanitari refrattari o decisamente ostili a vaccinarsi contro il Covid, a livello normativo non cambia nulla, e nel capoluogo piemontese il Servizio di igiene e sanità pubblica (Sisp) dell’Asl cittadina – la più grande della regione, con circa 7mila dipendenti – ha inoltrato ai rispettivi Ordini professionali e ai datori di lavoro (la medesima azienda così come gli ospedali, le Rsa, i professionisti e le strutture private convenzionate territoriali) i primi nominativi: infermieri, Oss, medici, fisioterapisti, logopedisti e così via.

Già all’inizio dell’estate il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, intervenendo sul caso dei 18mila operatori sanitari contrari al vaccino, era stato fin troppo chiaro: La vaccinazione per chi svolge una professione sanitaria è obbligatoria e sacrosanto che resti tale. Dichiarazioni, le sue, che hanno soltanto anticipato quelle di poche ore fa pronunciate da colui che, in Toscana, ricopre lo stesso ruolo. Chi non vuole vaccinarsi non può prendersi cura degli altri, ponendo a rischio la salute dei colleghi e dei pazienti. Così il presidente della Regione, Eugenio Giani (che a metà agosto si era espresso in merito al blocco delle assunzioni degli infermieri).

Quindi le parole del presidente del Consiglio regionale, Antonio Mazzeo, espresse ancora via social: Sono partite le prime lettere di sospensione. Una scelta giusta e doverosa, che salvaguarda tutti. Destinatari delle missive di sospensione dal lavoro sono i sanitari no vax della Toscana, che secondo i dati raccolti dalla Regione risultano circa 4.500. Un procedimento che giunge dopo le ripetute sollecitazioni, da parte delle istituzioni, a mettersi in regola con la somministrazione del vaccino anti-Covid.

Riprende Giani: È inconcepibile che ci siano infermieri o medici che non si vaccinano per scelta, nonostante la professione che svolgono. Saremo rigorosi nel rispetto della legge: noi permettiamo a ciascuno di rivedere le proprie scelte, di avere i tempi per farlo ma poi quando si tirano le somme non esistono deroghe. Nel momento in cui accedo in un ospedale per curarmi devo sentirmi sicuro che non prendo un virus, ma che anzi guarisco. Una mossa, questa della Regione Toscana, considerata imprescindibile dai sindacati, che però al contempo si dicono molto preoccupati circa gli effetti che le sospensioni dei sanitari no vax potranno avere sull’intero sistema e sull’organizzazione dei servizi. Spiega la Fp Cgil: Prescindendo dalla strada che le aziende intraprenderanno – ricollocazione oppure sospensione – riteniamo basilare che il personale che verrà spostato dai servizi a contatto con l’utenza dovrà essere subito sostituito. In caso di mancata compensazione, continua il sindacato, si rischia di mettere in crisi i servizi nei confronti dei cittadini e di scaricare il peso di tali assenze ai lavoratori in servizio.

Nel frattempo in Emilia-Romagna, con precisione a Modena, si muove con poca fluidità la macchina delle sospensioni per i professionisti sanitari che non si sono vaccinati. Sono ancora 115 i dipendenti Ausl che non hanno aderito alla campagna (nel dettaglio: 63 infermieri, 16 dirigenti, 24 tecnici e 12 fisioterapisti). Laconico il commento del direttore del dipartimento di sanità pubblica Ausl, Davide Ferrari: Dispiace osservare che tali persone non si ricredono. Da parte di chi si occupa di salute e lavora a contatto con persone fragili, ritengo sia una scelta fortemente individualista.

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