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vaccino anti covid-19

Ancona: inchiesta falsi vaccini, altri 5 indagati

di Massimo Canorro

Dopo gli 85 provvedimenti totali applicati, i poliziotti della squadra mobile di Ancona hanno eseguito altre 5 misure cautelari a carico di altrettanti indagati per i reati di corruzione, peculato e falso ideologico continuato. In parallelo, nei confronti dell’infermiere principale indagato della vicenda corruttiva a suo carico, in carcere dal 10 gennaio, è scattato il sequestro preventivo di 4.500 euro.

Inchiesta falsi vaccini ad Ancona: altri 5 indagati

Falsi vaccini nell’hub del Paolinelli, ad Ancona: scoperte altre cinque persone che avrebbero pagato una somma di denaro per una vaccinazione mai avvenuta (e ottenere il Green pass). I reati che vengono loro ascritti sono corruzione, peculato e falso ideologico continuato. Dunque, si allarga l’inchiesta “Euro green pass” che aveva visto lo scorso gennaio l’arresto di E.L., l’infermiere di 51 anni addetto alle vaccinazioni presso l’hub del capoluogo marchigiano. L’uomo fingeva di iniettare la dose del vaccino anti-Covid a persone, provenienti da mezza Italia, in cambio di centinaia di euro – da 300 a 500 – per ottenere un (finto) Green pass Covid-19.

La seconda ondata di misure cautelari era avvenuta il 21 febbraio. In queste ore è giunta la terza, quella che allo stato attuale chiude il cerchio della maxi inchiesta della squadra mobile diretta da Carlo Pinto. Tra i nuovi cinque nomi, raggiunti nelle ultime ore dalla misura cautelare dell’obbligo di dimora all’interno del comune di residenza e l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria, emerge anche quello della moglie del ristoratore di Civitanova ritenuto dagli inquirenti uno degli intermediari dell’infermiere “infedele”. In totale, le misure cautelari emesse salgono così a quota 90. Contestualmente è scattato il sequestro preventivo di 4.500 euro nei confronti dell’infermiere principale indagato della vicenda corruttiva, in carcere dal 10 gennaio scorso. È sempre lui, secondo il giudice per le indagini preliminari di Ancona, il principale artefice del sistema illecito, continuando fino a due giorni prima dell’arresto a ricevere – tramite diversi intermediari – somme di denaro di importo rilevante, almeno 300 euro, per le finte vaccinazioni da numerose persone.

Nell’ordinanza bis lo stesso gip aveva rimarcato che il novero dei soggetti interessati alle simulate vaccinazioni si è ulteriormente incrementato ed è ragionevolmente destinato a crescere. E così è stato: poiché più i detective scavano tra le intercettazioni e i filmati, le testimonianze e i verbali d’interrogatorio, più trovano clienti dell’infermiere falsario dei vaccini (che nel corso dell’interrogatorio di metà gennaio, utile a chiarire alcuni punti dell’inchiesta, aveva affermato: Sono solo un anello della catena, non certo l’organizzatore). Ma da quanto tempo andavano avanti le simulazioni? Da un’intercettazione si sentirebbe dire dall’infermiere che non siamo partiti adesso in questo discorso qui. Inizialmente – questo si desume dall’ordinanza – sarebbero stati richiesti 50 euro per ogni finta inoculazione. Man mano si è arrivati da un minimo di 300 a un massimo di 450 euro. Inchieste sulle finte iniezioni del vaccino anti Covid-19 sono in corso, tra gli altri, a Napoli.

Tornando ad Ancona (dove a gennaio un medico generale no vax è stato arrestato per falsi vaccini e Green pass), per le settimane a venire è atteso il deposito della perizia informatica dell’analista forense sui dispositivi sequestrati nel corso della prima tranche di indagati – professionista sanitario incluso – e chiesta dal pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine. Si potrebbero aggiungere tasselli rilevanti soprattutto in merito alla figura di uno degli intermediari, di professione avvocato, che nel frattempo è stato sospeso per cinque mesi dal Consiglio distrettuale di disciplina dell’Ordine. Fino ad agosto non potrà esercitare la professione forense.

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