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COVID-19

Bassetti contro i sanitari no vax: Fuori dagli ospedali

di Massimo Canorro

Il direttore della Clinica di malattie infettive del policlinico San Martino di Genova tuona, in un post su Facebook, contro il personale sanitario no vax che ha fatto ricorso al tribunale di Belluno. La sentenza è chiara: o ti vaccini oppure cambi mestiere. Questi sono comportamenti indegni di un paese civile.

Sanitari no vax, Bassetti: Tribunale di Belluno ha sentenziato

Matteo Bassetti durante la vaccinazione anti Covid-19

Il tribunale di Belluno ha sentenziato per gli operatori sanitari: o ti vaccini oppure cambi mestiere. È perentorio Matteo Bassetti, primario della Clinica di malattie infettive del policlinico San Martino di Genova, nel commentare con un post sul suo profilo Facebook la vicenda del personale sanitario no vax depositario prima di un ricorso contro il datore di lavoro e, successivamente, di un reclamo nei confronti dell’ordinanza del giudice del lavoro.

Come ripreso da “Il Gazzettino di Belluno”, Bassetti non ammette le mezze misure: Fuori dagli ospedali chi non intende vaccinarsi.

L’ordinanza del collegio, infatti, è definitiva. Se gli operatori sanitari intenderanno proseguire nella disputa – eloquente, in tal senso, la vicenda di un’infermiera che si era rivolta al presidente dell’Ordine degli infermieri della provincia di Belluno, Luigi Pais dei Mori, affermando di non riporre alcuna fiducia nella vaccinazione contro il Covid-19, e chiedendo la libertà di scegliere – dovranno presentare un ricorso ordinario (non più cautelare) nei confronti del Tribunale.

Ma questa azione equivarrebbe a ricominciare, in qualche modo, tutto dal principio. Poiché le motivazioni uscite venerdì scorso (ovvero, il diritto alla salute dei soggetti fragili che entrano in contatto con chi esercita le professioni sanitarie e il diritto alla salute della collettività, prevalgono sulla libertà di chi non intende sottoporsi alla vaccinazione contro il Covid. Pertanto non solo le ferie forzate erano legittime ma, d’ora in poi, o i lavoratori delle Rsa si vaccinano o devono cambiare lavoro) hanno ribadito tanto la rilevanza del vaccino quanto l’infondatezza della questione di legittimità costituzionale che era stata sollevata dalla parte reclamante.

Dunque, il Tribunale di Belluno – dichiarando inammissibile il reclamo presentato dagli otto operatori socio sanitari delle Rsa di Belluno e di Sedico, che chiedevano il riconoscimento del diritto a non vaccinarsi senza dover incorrere in ferie forzate o sospensioni – lascia pochissimo margine ad eventuali repliche e obiezioni.

Facendo un passo indietro, occorre ricordare il dl Covid, approvato dal Consiglio dei ministri nella serata del 31 marzo e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’1 aprile, prevede la sospensione dalla mansione per i sanitari che non intendono vaccinarsi nonché il rischio di sospensione dello stipendio nel caso non sia possibile assegnare al lavoratore compiti alternativi.

A distanza di quasi due mesi dal decreto legge – riprende Bassetti – è inaccettabile la presenza di operatori sanitari non ancora vaccinati presso le strutture sanitarie. Questo è indegno di un paese civile, illogico che non si applichi la legge dello Stato. Aspetto fondante, poi, è quello legato alla privacy. In questo senso, lo stesso Pais dei Mori ha ammesso di avere ricevuto due diffide. Due infermieri mi hanno chiesto di non inviare i loro dati in Regione (come da Decreto legge n. 44/2021). Richiesta che, senza neppure doverci riflettere, ho mandato disattesa.

Già, perché il decreto 44 prevede che ciascun ordine professionale competente e ogni datore di lavoro del comparto sanitario trasmettano gli elenchi degli iscritti e lavoratori alla propria Regione di competenza. Quindi, attraverso i propri sistemi informativi vaccinali, la Regione è obbligata a segnalare alle Ulss i nominativi dei non vaccinati (a Belluno ne sono stati comunicati 370).

Successivamente vengono spedite le lettere ai diretti interessati che hanno 5 giorni a disposizione per mettersi in regola oppure per accertare eventuali problemi sanitari. Decorsi i termini stabiliti, l’azienda sanitaria ne dà comunicazione scritta all’interessato, al datore di lavoro e all’ordine di appartenenza, e scatta la sospensione dal diritto di svolgere mansioni oppure prestazioni che prevedono contatti interpersonali.

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