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Come stanno gli infermieri dopo il Covid-19

di Chiara Vannini

La pandemia COVID–19 ha messo in discussione il benessere psico–fisico degli operatori sanitari in generale, e del personale infermieristico in particolare, in tutto il mondo. Lavorando con pazienti affetti da COVID–19 sono emersi sentimenti come paura, ansia, depressione, disturbi da stress post-traumatico e una generale riduzione del benessere generale. Da una revisione della letteratura è emerso che gli infermieri che lavorano in prima linea e hanno un contatto diretto con i pazienti COVID–19 hanno disagi psicologici maggiori.

Impatto psicologico della pandemia Covid-19 sugli infermieri

Paura, ansia, depressione sono solo alcuni dei sentimenti emersi negli infermieri che lavorano in prima linea contro il Covid-19 

Gli effetti psicologici secondari alla pandemia sono legati ai più svariati motivi: dall’incertezza della durata della crisi, alla mancanza di terapie comprovate o all’assenza di un vaccino; alla carenza di DPI, fino alla paura di contagiarsi o contagiare un membro della propria famiglia.

Gli studi condotti a livello internazionale hanno evidenziato come l’impatto psicologico secondario al COVID–19 sia analogo a quello emerso nelle pandemie precedenti, come la SARS o l’influenza da H1N1.

Tutti gli studi mettono in luce come gli effetti principali sugli operatori siano ansia, depressione, attacchi di panico e come tutti questi elementi siano più intensi fra coloro che operano in un’U.O. a contatto con la malattia da COVID, o fra coloro che hanno famigliari o amici affetti da COVID.

Gli studi condotti in Cina

Uno studio condotto a Wuhan di Zhang et al. (2019) ha preso in esame 994 persone, tra personale medico e infermieristico. Agli operatori è stato somministrato un questionario, utilizzando scale validate riguardanti il disturbo d'ansia, l'insonnia, la depressione e l’angoscia.

L’indagine ha messo in luce che il 36,9% aveva disturbi psicologici sotto la soglia, il 34,4% aveva disturbi lievi, il 22,4% aveva disturbi moderati e il 2% ha avuto gravi disturbi, con una percentuale più alta nelle giovani donne.

Un altro studio di Lai et al. (2019) condotto sempre in Cina e che ha coinvolto 1257 operatori sanitari, ha anch’esso analizzato i sintomi di depressione, ansia, insonnia, attraverso la somministrazione di un questionario e con l’utilizzo di scale che misurano l’ansia (Generalized Anxiety Disorder scale) e scale che misurano l’insonnia (Insomnia Severity Index).

Fra gli intervistati, il 60% erano infermieri e i restanti erano medici e il 60,5% del totale erano in servizio a Wuhan. Sul totale, circa il 50,4% ha riportato depressione; il 44,6% ansia, il 34% insonnia e il 71,5% angoscia.

Lo studio arabo

Lo studio arabo di Temsah et al. (2020) condotto in Arabia Saudita, ha coinvolto 582 operatori sanitari a cui è stato somministrato un questionario mirato ad indagare l’impatto del COVID e l’eventuale disturbo da stress post traumatico.

Gli operatori coinvolti, di cui circa il 62% erano infermieri, operavano tutti in terapie intensive o reparti d’urgenza. La maggior parte degli operatori sanitari coinvolti, secondo la scala del disturbo d’ansia generalizzata, presentava ansia e fra questi il 68,25% ansia lieve, il 20,8% ansia moderata, l’8,1% ansia alta moderata e il 2,9% ansia molto alta.

Ansia e attacchi di panico tra gli infermieri, una revisione della letteratura

Nel giugno scorso è stata anche pubblicata una revisione della letteratura, condotta da Luo et al. (2020) che ha preso in esame 62 studi internazionali di 17 diversi paesi condotti su operatori sanitari, cittadini e pazienti e di questi, 19 studi prendevano in esame esclusivamente gli operatori sanitari.

Gli studi hanno messo in luce come l’ansia sia uno dei fenomeni più frequenti, sia fra gli operatori sanitari che fra cittadini e pazienti, con una prevalenza fino al 33%. La depressione è il sentimento più studiato dopo l’ansia, anch’essa presente fra operatori sanitari, pazienti e cittadini, ma con una maggiore prevalenza fra i pazienti, rispetto agli operatori sanitari, con un picco fino al 32%. Per quanto riguarda angoscia, stress e disturbi da stress post–traumatico, la prevalenza è analoga fra cittadini e operatori sanitari, con un 35% sul totale.

Dalla revisione è emerso che il sesso femminile, un basso status socio–economico e l’isolamento sociale, sono fattori di rischio per lo sviluppo di ansia, stress o angoscia. Fra gli operatori sanitari, inoltre, è emerso che gli infermieri che lavorano in prima linea e hanno un contatto diretto con i pazienti COVID – 19 hanno disagi psicologici maggiori.

SARS-CoV-2, cosa genera stress negli operatori sanitari

L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato un documento dal titolo “Indicazioni ad Interim per la gestione dello stress lavoro–correlato negli operatori sanitari e socio–sanitari durante lo scenario emergenziale SARS–COV-2”, che vuole essere una guida e un supporto a tutti gli operatori impegnati a gestire la pandemia.

Nel documento vengono elencati alcuni fra i principali elementi che generano stress negli operatori sanitari, fra cui:

  • Esposizione al rischio biologico
  • Mancanza di DPI
  • Carico di lavoro eccessivo
  • Gestione di pazienti complessi
  • Assenza di cure efficaci
  • Aumento di responsabilità

E alcuni elementi fonte di disagio, come:

  • Sentimenti di vulnerabilità e perdita di controllo
  • Paura per la propria salute e quella dei propri famigliari
  • Isolamento dalle proprie famiglie
  • Difficoltà o impossibilità a condividere sentimenti ed emozioni legate al lavoro
  • Paura
  • Rabbia

Tenuto conto degli effetti del COVID-19 sugli operatori sanitari il documento suggerisce alcuni spunti utili per gestire al meglio la pandemia e ridurre i disagi correlati ad essa. Fra gli interventi utili da applicare, vengono suggeriti:

  • Una migliore comunicazione all’interno dell’équipe, ma anche un miglior passaggio di informazioni a tutti i livelli
  • Una migliore organizzazione dei tempi di lavoro
  • Una migliore condivisione e lavoro di équipe
  • Una maggiore valorizzazione degli operatori
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