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Dal Friuli all’Umbria: respinti ricorsi dei sanitari no vax

di Massimo Canorro

Tar e giudici del lavoro stanno respingendo diversi ricorsi presentati da sanitari contro le sanzioni a loro comminate per non essersi vaccinati, come previsto dal decreto Covid di aprile. A Terni un giudice del lavoro ha motivato la propria decisione ritenendo la sospensione dal lavoro e dallo stipendio adeguata e proporzionata.

Ricorsi no vax respinti 

Proseguono i ricorsi al Tar dei sanitari no vax in tutta Italia. Il prossimo 7 settembre toccherà al Tribunale amministrativo regionale di Firenze, che tratterrà – pronunciandosi su un’eventuale sospensiva dei provvedimenti – il ricorso che è stato presentato da circa mille operatori del comparto sanitario toscano accumunati da una richiesta: l’annullamento delle sanzioni previste dalle Aziende sanitarie di appartenenza in caso di mancato adempimento dell’obbligo vaccinale imposto dall’art. 4 del decreto-legge n. 44/2021, convertito in legge n. 76/2021.

Il “nodo” del contendere è rappresentato dalla (presunta) violazione dell’articolo 32 della Costituzione: Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Si legge nel ricorso – depositato da due legali, il professor Daniele Granara docente di diritto costituzionale a Genova e a Urbino, che sta seguendo il ricorso di sanitari no vax anche in Lombardia, Piemonte e non ultimo in Friuli, precisamente a Pordenone, e dalla sua collega toscana Tiziana Vigni – che un ordinamento che voglia definirsi libero e democratico non può imporre ai propri consociati trattamenti sanitari dei quali non vi sia certezza in ordine alle garanzie di efficacia e sicurezza, né esporli ad alcun tipo di rischio per la salute che non sia temporaneo e/odi lieve entità.

Occorre ribadire che i mille sanitari no vax rivoltisi al Tar di Firenze sono a rischio di demansionamento (nel caso migliore) o di sospensione dal lavoro senza retribuzione (i provvedimenti decadono nel momento in cui l’operatore si vaccina. Il decreto scade il 31 dicembre 2021) dopo che le Asl hanno provveduto a notificare loro le missive di diffida. Non solo in Toscana, poiché da nord a sud dello stivale sono differenti i casi di sanitari, contrari a vaccinarsi, che si sono visti respingere da Tar e giudici del lavoro i propri ricorsi.

È il caso di una Oss no vax di Terni, dipendente all’interno di una cooperativa sociale, che è stata sospesa dal lavoro e dallo stipendio. Lo scorso 2 agosto l’operatrice socio sanitaria si è vista respingere dal giudice del lavoro Michela Francorsi il ricorso nei confronti del provvedimento di sospensione, che invece lo ha definito «adeguato e proporzionato».

Mentre la Regione Emilia Romagna ha puntualizzato, attraverso una nota, che non c’è alcun semaforo rosso dal parte del Tar ai procedimenti di sospensione avviati dalle Ausl nei confronti del personale sanitario non vaccinato. La precisazione è giunta a seguito di notizie infondate secondo le quali , dal Tar sarebbe arrivato un sostanziale via libera ad esercitare la professione anche per i sanitari non vaccinati. Il Tribunale amministrativo regionale, si precisa, non ha sospeso nulla, ma su richiesta di dilazione proposta dai ricorrenti si è limitato a rinviare l’esame della questione all'udienza di merito, che peraltro non è ancora stata fissata.

Risalendo la penisola, in Piemonte è slittata al prossimo 9 febbraio la decisione del Tar sulla possibilità di accogliere o meno il ricorso presentato da 600 sanitari no vax. In principio la decisione era attesa per lo scorso 28 luglio dopo che i ricorrenti avevano rinunciato alla sospensiva delle sanzioni.

Solo pochi giorni fa, invece, in Lombardia è stato respinto il ricorso presentato da dieci operatrici socio sanitarie del pavese poste in ferie forzate: nell’ordinanza, il giudice Gabriele Allieri del Tribunale di Pavia ha dato ragione alla cooperativa per la quale lavorano, sottolineando altresì che potevano anche essere sospese senza stipendio, poiché per chi svolge il loro lavoro la vaccinazione costituisce un requisito essenziale.

Sempre in Lombardia, 500 sanitari hanno fatto ricorso al Tar di Milano (200) e a quello di Brescia (300) contro l’obbligo di vaccinazione; entro la fine dell’estate dovrebbe arrivare il pronunciamento, anche se il Tar di Brescia ha già sollevato il dubbio in merito all’ammissibilità del ricorso collettivo e cumulativo. Tra i casi più recenti, infine, c’è quello a ridosso di ferragosto, quando il giudice del lavoro di Bolzano – dopo aver analizzato la documentazione fornita – ha respinto il ricorso di quattro operatori sanitari dell’Alto Adige (dove il movimento anti vaccino è particolarmente fertile).

Nel frattempo, altri 68 colleghi sospesi hanno notificato all’Azienda sanitaria altoatesina un maxi-ricorso al Tar, la cui udienza è stata fissata per la metà del prossimo settembre.

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