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COVID-19

Dal Piemonte alla Sardegna: no vax via dagli ospedali

di Massimo Canorro

Ultima chiamata, in entrambe le regioni, per il personale sanitario che rifiuta di vaccinarsi. Chi non si immunizza, infatti, rischia la sospensione dal lavoro e dallo stipendio. Il governatore del Piemonte, Cirio: Lavorare comporta degli obblighi. E l’Opi Carbonia Iglesias chiede all’Assl di allontanare i no vax dagli ospedali.

Sanitari che rifiutano il vaccino a rischio sanzioni da nord a sud

Ritengo che non sia giusto imporre l’obbligo vaccinale a tutti, ma la vaccinazione per chi svolge una professione sanitaria è obbligatoria e sacrosanto che resti tale, afferma il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, intervenendo sul caso dei 18mila operatori sanitari piemontesi che si oppongono al vaccino.

Da parte sua, Cirio ritiene – ed è arduo contraddirlo – che ciascun lavoro comporta una serie di obblighi da rispettare. Pertanto, chi fa parte del personale sanitario no vax verrà prima segnalato, quindi spostato in altre mansioni e, in ultima ratio, sospeso. E a chi valuta il licenziamento una soluzione eccessiva, il governatore del Piemonte replica: Non è tale se non ci sono alternative. Se una persona rifiuta di vaccinarsi né accetta lo spostamento in altri ruoli, non rimangono altre opzioni a licenziarlo. Una presa di posizione forte, nel pieno solco dell’iniziativa che sta portando avanti la Regione, inviando ad Asl e aziende ospedaliere gli elenchi di chi, all’interno del comparto sanitario, non risulta ancora vaccinato.

Come riporta “La Stampa” nell’edizione di Alessandria, considerando la provincia si stima che siano circa 1800 i no vax tra infermieri, medici, operatori socio sanitari, tecnici e personale vario. Professionisti che sono invitati a immunizzarsi; al contrario – come anticipato dallo stesso Cirio – scatteranno le sanzioni, fino alla sospensione dal lavoro e dallo stipendio.

Seccatura non di poco conto, dunque, quella che si trovano a gestire (e si sono appena insediati) Luigi Vercellino, direttore generale dell’Asl e Valter Alpe, direttore dell’Azienda ospedaliera. In particolare, la direzione generale dell’Azienda sanitaria costituirà un team di lavoro – di cui fanno parte alcuni amministrativi e tre dottori (un vaccinatore, un medico legale, un medico competente) – per valutare, con attenzione, ciascuna situazione, fanno sapere dall’azienda. Fasi, appunto, nel corso delle quali si cercherà di comprendere le motivazioni alla base del rifiuto.

E se non sussistono elementi di carattere oggettivo si passerà attraverso un tentativo di “moral suasion”, di convincimento del personale, spiega Antonio Rinaudo, commissario dell’Unità di Crisi della Regione Piemonte. Nel frattempo ci sono già stati ricorsi, in particolare modo nel Veneto, tutti respinti dalla magistratura che ha ritenuto prevalente il diritto alla salute dei soggetti fragili che entrano in contatto con gli esercenti le professioni sanitarie e, più in generale, il diritto alla salute della collettività, in rapporto alla libertà di chi non intenda vaccinarsi. Basilare, ai fini delle sentenze, il Decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44 voluto dal governo Draghi.

Dal Piemonte alla Sardegna, dove il presidente dell’Opi del Sulcis Iglesiente, Graziano Lebiu, ha formulato una richiesta al commissario straordinario della Assl di Carbonia-Iglesias, Gianfranco Casu – resa nota dall’Unione Sarda – di mettere fuori dall’Azienda il personale sanitario che non si è vaccinato e non intende farlo. Chiedendo altresì gli elenchi del personale infermieristico no vax.

E a coloro che eventualmente formulano congetture sull’intervento dell’Ordine delle professioni infermieristiche, Lebiu replica: Per gli infermieri che prestano servizio nel Sulcis Iglesiente e nella Assl di Carbonia, nonché per gli iscritti all’albo, la normativa indica che l’organo deputato ad intervenire è l’Opi, che non ha alternative differenti dall’agire, nell’interesse anche della difesa della salute dei cittadini.

Anche qui – prosegue il presidente Lebiu – si tratta di cercare di capire quali siano le ragioni del rifiuto. In taluni casi potrebbero esserci delle motivazioni oggettive, in altre (con ogni probabilità) basterebbe confrontarsi e fornire maggiori informazioni. E in ogni caso un’opera di “moral suasion” potrebbe servire responsabilizzare il personale, chiosa.

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