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editoriale

Dittatura sanitaria? In piazza per la "libbertà"

di Giordano Cotichelli

Sabato 24 luglio scorso in molte città italiane si sono avute manifestazioni contro l’entrata in vigore dal 6 agosto prossimo del green pass e delle sue norme stringenti per chi non è vaccinato. Migliaia le persone in piazza. La parola libertà, rivendicata come diritto inalienabile, è stata lo slogan fra quelli più gridati: semplice, immediato, tanto pronto all’uso, quanto vuoto.

Se ci fosse veramente la dittatura sanitaria

Una stella di David sul petto di un manifestante contrario al green pass obbligatorio (foto di Sara Funaro/Facebook)

In qualche caso c’è chi si è appuntato una stella di David gialla sul petto con su scritto "green pass", per affermare che ci si sente perseguitati come gli ebrei sotto i regimi fascisti e nazisti.

Immagine che fa torto alle sofferenze di tutti gli internati nei campi di sterminio e che mostra come la storia e la parola libertà possano facilmente essere usate a proprio piacimento, magari distorcendole un po’. Un po’ tanto.

In diversi hanno parlato di un green pass che crea discriminazioni e apartheid, come il regime che per decenni in Sud Africa ha posto i neri ai margini della società. Di male in peggio, specie considerando l’evidente contraddizione con il fatto che, in diverse piazze, molti manifestanti rafforzavano il loro scandire slogan, con saluti romani e chincaglieria nostalgica varia.

Alla fine, in un modo o nell’altro, lo stivale è stato percorso in varia maniera da un grido che si è innalzato contro la tanto deprecata dittatura sanitaria di cui lockdown e vaccini sono gli strumenti principali per imporre le ragioni di una minoranza demo-pluto-massonico-giudaico-islamico-europeista-eccetera-eccetera sulla vita degli italiani. Al di là di qualsiasi considerazione, ad ogni modo, nelle immediate ore successive all’entrata in vigore del decreto relativo al green pass, già si sono registrate nelle sole due regioni di Lombardia e Lazio, più di 100.000 prenotazioni in più per vaccinarsi. Che la dittatura si stia facendo sempre più stringente dunque?

Difficile dirlo, certo è che in una situazione come quella attuale, mentre si dovrebbe far chiarezza sui termini (es. sul significato della parola dittatura), i soliti simpaticoni della politica stipendiata, in cerca di facili consensi, invece di sostenere le ragioni della scienza e della salute pubblica, sono solo bravi a far confusione. Come nel caso di chi, quattro mesi fa, invocava l’adozione urgente del green pass ed oggi invece la condanna decisamente. O come un eurodeputato che si è vantato di non essere vaccinato, affermando che il vaccino non serve e che bastano alcuni farmaci semplici per curarsi, fra cui la contestatissima idrossiclorochina.

Decisamente ignobile poi il post che circola in rete che fa vedere da un lato un italiano discriminato al bar perché non ha il green pass e quindi “non può entrare” mentre uno straniero senza documenti alla frontiera, e quindi clandestino, nonostante tutto “può entrare”. Alla fine tutto sfuma, si mescola, diventa poco chiaro e non si capisce più nulla. O meglio, chi è più fragile sul piano economico, culturale e sociale, reso ancor più debole dalla pandemia in corso, si trova in balia di chi alza la voce e, nel cercare di sedare la propria angoscia, si accontenta di slogan e parole urlate che non cambieranno la sua vita, anzi la peggioreranno, rendendola vittima della dittatura, questa sì, dell’ignoranza dei social media.

Questo perché le parole contano e chi parla di dittatura sanitaria mente a partire dal significato lessicale del termine, stravolge la semantica, adotta la neo-lingua di George Orwell in 1984, dove la pace è guerra e la guerra è pace

Se ci fosse veramente la dittatura sanitaria, tutti sarebbero in fila, sotto la minaccia delle armi, per essere vaccinati. Se ci fosse veramente la dittatura sanitaria, nessuno potrebbe manifestare liberamente il suo pensiero, pur balordo che sia. E poi, se ci si vuole proprio abbandonare alle fantasie più distorte, in una dittatura sanitaria che si rispetti, si vaccinerebbero solo certe classi sociali, quelle più ricche e considerate “necessarie”, mentre le altre verrebbero condannate a perire.

Se veramente si vuole parlare di dittatura sanitaria, allora bisogna mettere in fila le questioni già presenti; quelle relative ad un paese in cui in sono stati tagliati posti letto, ospedali e posti di lavoro nei servizi. Non è forse una dittatura sanitaria un sistema che, nonostante si dica pubblico e universalista, costringe molti suoi cittadini a scegliere il mercato perché le liste di attesa – sempre causa tagli – sono infinite?

E come si vuol chiamare un welfare che garantisce il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza in maniera inversamente proporzionale alla percentuale di personale sanitario obiettore? Spesso accade che una buona parte dei farmaci prescritti siano in realtà classificati come integratori e quindi si debbano pagare per intero. E questa non è forse una prova del grande “gomblotto” sanitario ai nostri danni per fare arricchire le industrie farmaceutiche? Più dei vaccini. Strano che non se ne parli.

E avanti così, se si vuole, con altri mille esempi che però servirebbero a poco perché è il Covid, anzi il vaccino del Covid il grande nemico. Quello che, in realtà, dal momento che è entrato in azione ha permesso la diminuzione progressiva dei contagi, e quindi dei malati, e quindi dei morti e dell’intasamento delle terapie intensive, etc. etc. Se il vaccino contro il Covid fosse comparso nel maggio del 2020 probabilmente gli stessi che oggi manifestano contro la sua adozione, avrebbero fatto carte false per iniettarselo per primi. Probabilmente. La mia è una ipotesi, quasi un’illazione, ma sinceramente chi grida alle libertà costituzionali e non dice nulla sulla libertà di licenziamento che il governo ha decretato pochi giorni fa, qualche problema dittatoriale di coerenza ce l’ha di certo.

Già, il lavoro, tema spinoso, e di poca presa, specie per chi cerca consensi a basso costo. Sabato 24 luglio scorso a gridare alla libertà, ma quella per i lavoratori e le loro famiglie, c’erano 5000 persone lungo le strade di Campi Bisenzio contro i licenziamenti della GKN e di alcune aziende collegate. Nei fatti 500 operai perderanno il posto di lavoro per la scelta della GKN di chiudere la produzione e, si sospetta, delocalizzarla altrove, in paesi con salari e garanzie più bassi. Presenti anche delegazioni di altre fabbriche in chiusura (es, la Whirlpool di Napoli) Decine di slogan diversi a difesa del lavoro e, su tutti, ne risaltava uno in particolare, scritto su uno striscione rosso: insorgiamo.

NurseReporter

Commenti (2)

Patrizia 68

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3 commenti

Green pass limitazione alla libertà

#2

Sono d'accordo con cogi 1967 e questo articolo non mi sembra analitico. Piuttosto mi soffermerei su personaggi nell'ambito della medicina, che è vergognoso chiamare colleghi, che in nome di un diritto non specificato, vogliono staccare spine ai ventilatori o accanirsi su persone non vaccinate. Bella immagine della sanità!!

cogi1967

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2 commenti

Accodamento

#1

Il green è figlio dell'obbligo vaccinale.
L'obbligo vaccinale e una forma dittatoriale in quanto chi non lo fa gli viene negato lo stipendio.
Un metodo subdolo e vergognoso.