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COVID-19

Il virus corre. Gli infermieri, pure

di Giordano Cotichelli

Arcuri, il commissario all’emergenza, ha sottolineato qualche giorno fa, con tono grave, come nell’arco di appena tre settimane il numero dei contagi sia passato da 3.337 casi a 26.831. Al 31 ottobre già erano saliti a 31.079 per un totale di 648.000 casi dalla scorsa primavera. Lo scorso settembre erano 314.868. In pratica un raddoppio che sembra proiettarsi come inarrestabile verso le prossime settimane. Speranza ha definito terrificante l’andamento della curva dei contagi. Di questo ritmo il sistema collassa. Lo ha detto il commissario, lo dicono i primari dei Pronto soccorso e chiunque è tornato ad indossare gli scafandri dei DPI, o non li ha mai smessi.

Che cosa si può fare per fermare il moltiplicarsi dei casi?

I numeri citati, al momento della pubblicazione di queste righe, saranno già vecchi, ma sono pur sempre numeri, qualcosa che dovrebbe pesare sulle decisioni della politica e dei tecnici, delle istituzioni e della comunità stessa, ed indirizzare verso la lettura scientifica delle cifre del contagio, ignorando la disinformazione fatta quotidianamente da chiacchieroni e ciarlatani, arroganti padroni e profeti falliti di ogni tipo e colore.

Non è facile, anche perché in questo paese brutti media e brutta politica ci hanno abituato poco a ragionare e molto di più a far parte di tifoserie. La questione non è fra morire di Covid-19 o di fame per mancanza di lavoro; una falsa domanda, senza scelta, simile a quelle in cui si chiede: Ma lei li lascerebbe entrare i clandestini potenziali terroristi?

La domanda da farsi oggi non è neanche cosa si poteva fare, o si doveva fare, e in realtà non si è fatto. Le risposte le conosciamo, in termini di posti letto e personale sanitario da aumentare, trasporti pubblici e personale docente da aumentare, scelte condivise il più possibile e non fronteggiamenti di ogni tipo fra centro e periferia, palazzo e lavoratori, grande distribuzione e esercenti stritolati.

La domanda da porsi ora è una sola: che cosa si può fare per fermare il moltiplicarsi dei casi? E le risposte non sono poi tante. Anzi è una sola: ridurre il più possibile i contatti interumani. Punto. Quella che è iniziata è la prova più difficile dopo le settimane drammatiche della scorsa primavera. E durerà molto più a lungo. Di conseguenza non ci si può perdere in chiacchiere e in polemiche inutili.

NurseReporter

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