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vaccino anti covid-19

Un professionista sanitario non dovrebbe sollevare dubbi

di Giacomo Sebastiano Canova

In questi giorni si sta accendendo il dibattito sulle vaccinazioni, argomento che negli ultimi anni è stato trattato ovunque: dagli avventori di un bar al quarto bicchiere ai salotti televisivi, dalle corsie di un reparto alle sale d’attesa degli studi medici. Eppure, in questo delicato e importante ambito, non contano le opinioni: contano i fatti, ovvero ciò che la scienza ha sancito nero su bianco.

Essere professionisti sanitari impone fiducia e comprensione della scienza

Un professionista sanitario ha il dovere deontologico di informare correttamente i cittadini e di comportarsi seguendo i dettami della scienza

Due più due fa cinque, la terra è piatta e i vaccini provocano l’autismo. Cos’hanno in comune queste tre frasi? Sono tutte e tre false e rappresentano qualcosa che non è. Eppure, mentre molti si oppongono alla sicurezza delle vaccinazioni, nessuno protesta contro la lobby delle calcolatrici che fornisce dati inesatti e controllati dal sistema.

Nella scienza, le opinioni contano gran poco. Il parere degli esperti si trova nei bassifondi della piramide delle evidenze e conta solamente qualora l’argomento in discussione non sia stato studiato con studi metodologicamente più strutturati e forti.

E, in tema di vaccinazioni, questi dati ci sono eccome. Anche per quanto riguarda il tanto discusso vaccino contro il Covid.

Mentre è normale che un non cittadino qualsiasi si ponga alcune questioni, per un sanitario non è così. Un professionista sanitario non dovrebbe sollevare il dubbio su sicurezza ed efficacia del vaccino, non dovrebbe affermare prima lo facciano gli altri e poi vediamo cosa succede, non dovrebbe affermare come la tecnologia mRNA sia pericolosa in quanto inietta materiale genetico virale (affermazione falsa tanto quanto che la terra sia piatta).

Un professionista sanitario, qualora avesse dei dubbi – peraltro più che legittimi in quanto non si può essere esperti in tutto – dovrebbe dissiparli facendo una cosa che per lui dovrebbe essere naturale: studiare

Dovrebbe accendere il pc, collegarsi a PubMed o direttamente alla pagina del New England Journal of Medicine, il quale pubblica costantemente articoli scientifici di libero accesso in tema di Covid-19. In questo modo otterrebbe in qualche minuto tutte le informazioni che smentiscono quanto detto sopra e quanto in questi giorni si dice praticamente ovunque in termini di vaccinazioni.

Anche perché al professionista sanitario non dovrebbe essere spiegato nulla in quanto egli stesso possiede tutti gli strumenti in primo luogo di ricercare fonti autorevoli (sembrerà strano ma no, la pagina Facebook che tratta di scie chimiche non lo è) e successivamente per comprendere quanto scritto nelle evidenze.

Dati, tabelle, testi, intervalli di confidenza, odds ratio: all’università la statistica viene spiegata appunto per questo. Se poi, nonostante la ricchezza dei dati disponibili nella letteratura, il professionista sanitario decide di proseguire nel sostenere e divulgare false informazioni, allora è necessario affrontare la questione con la necessaria durezza.

Perché non si può gridare “al fuoco” in un teatro affollato

Tutti i professionisti sanitari, indipendentemente dal ruolo e dall’esperienza, hanno il dovere deontologico di informare correttamente i cittadini e di comportarsi seguendo i dettami della scienza. Sia sul luogo di lavoro, sia sui social network, passando per il supermercato e i gruppi WhatsApp. Questo in quanto, agli occhi del laico, il sanitario possiede un’autorevolezza in quello che fa e dice.

Se un sanitario afferma che i vaccini causino l’autismo, che il Covid sia un complotto, che il vaccino che fermerà questa pandemia in realtà sia tutta una farsa (tutte cose non vere tanto quanto due più due faccia cinque), qualcuno rischia pure di crederci. Anzi, qualcuno ci ha già creduto e argomenta le sue opinioni sostenendo come molti professionisti della salute le supportino.

E questo è un fatto gravissimo, perché gran parte della colpa del dilagare di tutti questi no-vax e mamme informate (male, a quanto pare) è nostra. Perché negli anni non siamo riusciti ad estirpare questa quota di sanitari a dir poco “alternativi”

Nessuno negherà mai loro il diritto sacrosanto di scrivere, condividere e divulgare le peggiori nefandezze. Ma è giusto che lo facciano al di fuori di un Ordine e delle corsie degli ospedali, lontano dai malati e, per coerenza, togliendosi spontaneamente dall’albo cui sono iscritti, il quale serve per tutelare i cittadini appunto da questi stregoni del terzo millennio.

E, nel caso non lo facciano di loro spontanea volontà, siano gli ordini stessi a tutelare gli altri professionisti e tutti i cittadini che dei professionisti sanitari seri e competenti si fidano.

Che non significa fidarsi di coloro che sanno tutto: significa fidarsi di coloro che credono nella scienza e che in questa trovino il luogo dove ricercare le risposte alle loro lecite domande. Significa fidarsi di un sistema che non permette che a diffondere false informazioni in ambito sanitario siano i professionisti sanitari stessi. Che, nel caso, dovrebbero essere depennati e allontanati senza indugio dai rispettivi albi.

Commenti (3)

Reno

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1 commenti

La risposta sorge spontanea

#3

Anche la risposta sorge spontanea,io non so quali O.s.s. conosciate. Quello che sta scrivendo conosce il latino,il greco,l'italiano,il polacco ed anche l'inglese,piu' un paio di dialetti,e se si sottintende per ''professionista sanitario'' solo chi e' iscritto ad un Albo professionale,devo rispondere no,in questo caso nel 2021 l'O.s.s. non e' ancora un ''professionista''. Le ragioni si possono andare comodamente a cercare su internet,non serve solo a scrivere certi commentucoli. In compenso,chiarificando il concetto,l'O.s.s puo' essere un ''eroe'',puo' e deve essere un ausilio all'Infermiere, e.g. preparando un campo sterile,visto che non e' previsto questo compito per altre stimate figure professionali,ad esempio per il salumiere,ed in piu' occuparsi di tutti quei compiti per il quale e' stata creata questa ''figura professionale''. Stupiro' ulteriormente,e' successo molti anni fa,''è una figura professionale che nasce dall’Accordo Stato-Regioni del 22.02.2001'',circa 20 anni fa... mi meraviglio del fatto che chi sottintenda di conoscere fluentemente un buon inglese perche' forse '' e' andato all'Universita' '',non si metta a digitare su di una semplice tastiera,in italiano,perche' ''chi fa questa professione'' si chiami Operatore Socio ''Sanitario''. Citando l'Infermiera Signora Yousei del commento sopra :''Il minimo che dovresti fare è quello che tu dici: studiare'',aggiungerei ''non solo l'inglese''. A certi O.s.s. piace studiare,come a certi Infermieri,se i corsi sono ''limitativi'' non e' colpa loro... Certe ironie facciamole con gli amici al bar,di questi tempi con o senza laurea ed Ordine in corsia Noi ci siamo,e sono certo che in un team di veri professionisti che lavorano spalla a spalla cercando,ognuno nelle proprie mansioni,di conseguire l'obiettivo del benessere dell'assistito,nessuno si pone questa domanda. Ite...ite ad informarvi sui ''siti suddetti'.
Auguro un 2021 di salute a tutti,ma anche di cultura e rispetto per le altrui ''professioni''.

Yousei

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Socrate

#2

Mi spiace leggere tanta superficialità in un professionista sanitario. Il minimo che dovresti fare è quello che tu dici: studiare. Ma studiare seriamente perchè hai informazioni tanto ridotte che hai riempito la pagina di luoghi comuni. E te lo dice una professionista infermiera, dottoressa magistrale in storia e antropologia, specializzata in antropologia medica, che non è no-vax. La cosa che potresti umilmente dire è esattamente quella che diceva Socrate: so di non sapere. E allora, aggiungo io, è meglio tacere. Non voglio essere offensiva ma come tu affermi " necessario affrontare la questione con la necessaria durezza".

fudish

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Gli OSS sono professionisti sanitari?

#1

La domanda sorge spontanea: un OSS, pur non avendo fatto l'università, non conoscendo un granché l'inglese, col quale potrebbe informarsi sui siti suddetti, è comunque un professionista sanitario? Oppure no?