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COVID-19

Iniziate le sospensioni dei sanitari no vax

di Massimo Canorro

Da nord a sud hanno preso il via le sospensioni, da parte delle aziende sanitarie, degli operatori non vaccinati. Come previsto dal Dl che ha introdotto l’obbligo, infermieri, medici, OSS e altri lavoratori della sanità che si rifiutano possono restare senza stipendio fino al termine dell’anno. Il governatore del Piemonte, Alberto Cirio: Non è smisurata l’ipotesi di licenziamento.

Emilia Romagna la regione con più sanitari non ancora vaccinati

Come previsto dal dl Covid i sanitari che rifiutano di vaccinarsi contro Covid-19 possono rimanere senza stipendio fino al 31 dicembre

Nel corso degli ultimi giorni le aziende sanitarie di diverse regioni, dal nord al sud Italia, hanno intrapreso la procedura che condurrà alla sospensione degli operatori sanitari no vax.

Dopo aver formulato la richiesta agli ordini professionali, agli ospedali e alle Rsa in merito ai nominativi di tutti gli infermieri e medici – e dopo averli avvisati per quanto concerne le conseguenze a cui sarebbero andati incontro rifiutando il vaccino – le aziende sanitarie cominciano ora ad applicare le regole previste dal dl Covid, approvato dal Consiglio dei ministri e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’1 aprile, che prevede la sospensione dalla mansione per i sanitari che non si saranno vaccinati e anche il rischio di sospensione dello stipendio nel caso non sia possibile assegnare loro compiti alternativi.

Va evidenziato che le regioni hanno concesso maggiore tempo di quanto era stato previsto nel decreto: la deadline per la consegna degli elenchi di tutti gli operatori sanitari, infatti, era stata fissata al 6 aprile e la verifica dello stato vaccinale entro il 16 dello stesso mese.

Quindi, nell’arco di pochi giorni, le aziende sanitarie avrebbero dovuto inviare un invito a fornire la documentazione dell’avvenuta vaccinazione, della conferma di un appuntamento per la somministrazione oppure a rilasciare spiegazione della mancata vaccinazione. Occorre precisare che già all’atto di accertamento da parte dell’azienda sanitaria gli operatori sanitari devono essere esentati da lavori che prevedono contatti interpersonali oppure implicano il rischio di diffusione del contagio da coronavirus.

Qualora non sia possibile assegnare gli operatori no vax a mansioni non a rischio, è prevista la sospensione della retribuzione. A livello temporale, gli accertamenti hanno oltrepassato il previsto e soltanto durante le ultime settimane le aziende sanitarie hanno inviato i richiami formali indicando sia il giorno sia l’ora della vaccinazione per gli operatori sanitari mancanti. Numerosi non si sono presentati agli appuntamenti e negli ultimi giorni sono stati spediti i primi avvisi di sospensione dal servizio – come previsto dal decreto – senza percepire lo stipendio fino al 31 dicembre 2021.

Secondo il report settimanale pubblicato dal governo sabato scorso – in rimando al rapporto sull’andamento della campagna vaccinale in Italia – allo stato attuale nel nostro paese gli operatori sanitari che ancora attendono la prima dose del vaccino sono 45.753.

È l’Emilia Romagna la regione con più infermieri e medici non ancora vaccinati: mancano ancora 14.390 operatori sanitari, il 7,8% del totale. Seguono sul podio la Sicilia, dove 9.214 infermieri e medici non sono stati ancora vaccinati (6,52% del totale) e la Puglia con 9.099 (6,50% del totale). Nella provincia autonoma di Trento i non vaccinati sono 2.205, ma – dato interessante – costituiscono l’11% del totale.

Tra le regioni attivatesi più celermente c’è la Puglia; nella seconda metà di maggio, infatti, l’Asl Brindisi aveva sospeso cinque operatori sanitari no vax, dopo che per due volte avevano rifiutato il vaccino. Destinarli a mansioni alternative? Il direttore generale dell’azienda, Giuseppe Pasqualone, aveva espresso tutta la propria contrarietà: È meglio mandarli a casa. La libertà di non vaccinarsi è fatta salva, ma non può prescindere dal diritto del cittadino di non contagiarsi. Situazione analoga in Sicilia, a Ragusa, dove l’Asp aveva sospeso 30 tra medici, infermieri e operatori socio sanitari che hanno rifiutato il vaccino anti Covid. Le parole del direttore generale, Angelo Aliquò: Non si tratta di un provvedimento disciplinare, ma è semplicemente l’applicazione di una norma che prevede che queste persone abbiano un requisito che è venuto meno.

Nord Italia: nella provincia autonoma di Bolzano, nonostante il report mostri che tutti gli operatori sanitari siano stati vaccinati, sono stati richiamati 3.926 dipendenti: 1.108 hanno deciso di vaccinarsi mentre tutti gli altri sono stati convocati presso gli hub vaccinali. Ai primi 28 appuntamenti si sono presentati solamente in tre. In provincia di Bergamo, invece, sono stati segnalati 3.788 operatori no vax: hanno già risposto al primo invito 1.640 persone, mentre 280 sono stati segnalati come soggetti all’invio di un secondo invito per documentazione inidonea oppure incompleta.

Registrate percentuali ridotte anche a Modena, dove si sono presentati solo 8 dei 178 operatori sanitari convocati. Ciò significa che un esercito di 170 professionisti (tra cui 13 medici e 14 infermieri, gli altri sono Oss oppure tecnici) non può più stare a contatto con i pazienti. Con tutte le conseguenze del caso. Il direttore generale dell’Ausl di Modena, Antonio Brambilla, spiega: Alcuni di loro già nei prossimi giorni verranno ricollocati in altri reparti e con altre mansioni, ma per un centinaio di dipendenti dovremo procedere alla segnalazione ai rispettivi ordini professionali. L’azienda sanitaria stima che la problematica interessi circa il 5% dei 500 medici di famiglia che lavorano in provincia. Intanto nel Lazio l’invito a vaccinarsi entro cinque giorni è stato inviato a 300 medici. Secondo l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato, si tratta comunque di una quota ridotta del personale che lavora all’interno degli ospedali.

Nel frattempo in Piemonte – dove ad oggi risultano 2.893 operatori sanitari non ancora vaccinati (1,90% del totale) – il presidente della regione, Alberto Cirio, rimarca di non ritenere eccessiva l’ipotesi di licenziamento per chi conferma la volontà di non sottoporsi al vaccino. Ogni lavoro ha obblighi che vanno rispettati. Queste persone verranno prima segnalate, poi spostate verso altre mansioni, ultima ratio la sospensione. Se poi uno non vuole vaccinarsi e non accetta lo spostamento verso altre mansioni, non restano alternative al licenziamento. Cauto sull’ipotesi del licenziamento per gli operatori no vax “oltranzisti” è il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga: Il percorso è quello del convincimento, dobbiamo far comprendere l’importanza di tutelarsi in primis per le professioni sanitarie.

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