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COVID-19

Omicron, aumentano i contagi tra i sanitari

di Massimo Canorro

La carenza di personale, decimato anche dalla nuova ondata di contagi, si aggrava sempre di più e rischia di ripercuotersi sugli utenti. Ad Ascoli sono una cinquantina i sanitari al momento positivi, mentre al Sant’Orsola di Bologna hanno toccato quota 130, triplicati in dieci giorni. In piena estate, più che l’ondata di Omicron 5, ci spaventa la logistica ospedaliera, è l’allarme comune.

Carenza infermieri aggravata dalla nuova ondata di contagi Covid

La carenza di sanitari in Italia si aggrava sempre di più. A peggiorare la situazione ci si è messo ancora una volta il Covid e la nuova ondata di contagi che, per forza di cose, non ha risparmiato (tutt’altro) i lavoratori e le lavoratrici del comparto. Restando nelle Marche, tra gli ospedali Mazzoni e Madonna del Soccorso sono circa 70 gli operatori positivi (una cinquantina soltanto quelli di Ascoli Piceno).

Numeri che, inevitabilmente, impattano sulle sempre maggiori criticità per coprire i turni di lavoro. Anche perché, nonostante la proroga fino alla metà di settembre, buona parte dei 300 dipendenti con contratto a tempo determinato dovranno consumare prima del termine i giorni di ferie accumulati nei mesi, di cui non hanno potuto usufruire a seguito del blocco provocato nel periodo Covid.

La carenza di infermieri – ma anche degli altri operatori del comparto – si ripercuote pure sui servizi di assistenza domiciliare. Dal 30 giugno scorso, infatti, hanno concluso la loro attività le Usca, che in piena pandemia hanno svolto un lavoro più che importante per fronteggiare il virus e cercare di evitare le ospedalizzazioni.

Dalle Marche all’Emilia-Romagna, dove l’aspetto più drammatico di questa fase è l’assenza di personale, afferma la direttrice generale del policlinico di Sant’Orsola Chiara Gibertoni. Nella struttura bolognese i sanitari positivi al Covid sono 130, triplicati in dieci giorni. Certo, per fortuna hanno sintomi lievi, ma sono fuori servizio. I numeri ci stanno mettendo in difficoltà – incalza Gibertoni –, le ferie non sono a rischio ma stiamo ripensando il piano delle chiusure. In merito alle assenze dovremo contrarre un po’ di attività programmata che contavamo di portare avanti. A luglio speravamo di riuscire a fare di più. Ma con queste assenze stiamo pensando se anticipare qualche riduzione.

Nel frattempo, il capoluogo emiliano mantiene in piedi le Usca, e la Regione proroga le squadre in tutte le province (che dal principio della pandemia hanno assicurato mezzo milione di prestazioni): Con la ripresa della curva pandemica, gli interventi sul territorio ci servono, ammette Paolo Bordon, direttore generale dell’Ausl di Bologna. Dunque, ci risiamo. I reparti sono nuovamente sotto pressione per via del Covid, che va a sommarsi alle importanti liste d’attesa da sgravare nonché alle (già citate) ferie arretrate da godere.

Da parte sua, Carpi rallenta, sospende gli interventi programmati e li “gira” ad altri, se possono. In questo modo la promessa formulata dall’Ausl di Modena di ricondurre le liste d’attesa alla prassi entro la fine dell’anno – impegno assunto prima dello scoppio di Omicron 5 – diventa ardua da mantenere. Risalendo lo stivale, in Lombardia risultano eloquenti le parole di Massimo Puoti, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale Niguarda di Milano: Più che l’ondata di Omicron 5, ci spaventa la logistica ospedaliera. Non abbiamo mai avuto un’ondata durante l’estate e ciò al nostro interno crea difficoltà, perché ci sono le chiusure dei reparti collegate al minore afflusso di pazienti, che tra l’altro permettono le ferie del personale sanitario che sono indispensabili in ragione del superlavoro degli ultimi anni.

Giornalista

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