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COVID-19

Sotrovimab, l’Aifa autorizza nuovo anticorpo monoclonale

di Massimo Canorro

L’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha aggiornato le modalità di uso degli anticorpi monoclonali anti Covid-19 in rapporto alle nuove evidenze di letteratura. Parere positivo all’uso del Sotrovimab, che ha dimostrato un favorevole rapporto beneficio/rischio anche nei confronti delle principali varianti circolanti di Sars-CoV-2.

AIFA autorizza Sotrovimab

Combattere il Covid puntando su un arma in più. La lotta al Sars-CoV-2, il virus responsabile di Covid-19, potrebbe essere meno complessa grazie al nuovo uso dell’anticorpo Sotrovimab. Conosciuto anche come VIR-7831 e GSK4182136, è un anticorpo monoclonale che agisce contro il Sars-CoV-2 e, legandosi a un epitopo conservato sulla proteina spike del medesimo virus, ne riduce la capacità di penetrare nelle cellule dell’organismo.

La novità, oggi, è che l’Aifa ha aggiornato le modalità di uso degli anticorpi monoclonali anti-Covid, in rapporto alle nuove evidenze di letteratura che si sono rese di recente disponibili. Soprattutto, ha fornito parere positivo nel ricorso al Sotrovimab che ha dimostrato una favorevole relazione beneficio/rischio anche in rapporto alle principali varianti circolanti di Sars-CoV-2 (oggi, e se ne sarebbe volentieri fatto a meno, si parla di variante Delta del Sars-CoV-2). Anche per l’approvazione di questo nuovo anticorpo si è fatto ricorso all’iter di autorizzazione alla temporanea distribuzione con Decreto del Ministro della Salute, e tale anticorpo va ad integrare gli altri già disponibili: bamlanivamb/etesevimab e casirivimab/imdevimab.

Stiamo parlando di tutti gli anticorpi anti-Sars-CoV-2 disponibili in Italia, che mantengono un’adeguata attività antivirale nei confronti delle varianti alfa (lignaggio B.1.1.7) e delta (lignaggio B.1.617.2), mentre l’attività neutralizzante della combinazione bamlanivamb/etesevimab, a differenza dagli altri anticorpi monoclonali disponibili (casirivimab/imdevimab e sotrovimab), è decisamente inibita nei confronti delle varianti beta (B.1.351) e gamma (P.1). Ragione per cui – nelle aree geografiche in cui è presente una circolazione delle varianti beta e gamma – viene suggerito il ricorso ad anticorpi monoclonali (casirivimab/imdevimab e sotrovimab) efficaci per combattere tutte le varianti o far precedere l’inizio della terapia dalla genotipizzazione/sequenziamento.

Un breve passo indietro: lo scoro 28 giugno è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista The Medical Letter la lettera (titolo: “An Emergency Use Authorization for Sotrovimab for Treatment of Covid-19”) in cui vengono riassunte le caratteristiche proprio dell’anticorpo monoclonale sperimentale Sotrovimab, che ha ottenuto un’autorizzazione all’utilizzo di emergenza dalla Food and Drug Administration per il trattamento di Covid-19 da lieve a moderato.

Tornando alla stretta attualità, sono stati valutati i risultati dello studio clinico internazionale “recovery”, che ha mostrato l’utilità sia in termini di mortalità sia di riduzione del rischio di progressione di malattia (ricorso alla ventilazione meccanica oppure evento morte) del trattamento con il già citato casirivimab e imdevimab nei pazienti adulti ospedalizzati per Covid-19, anche in ossigenoterapia convenzionale o ventilazione non invasiva e con sierologia negativa per gli anticorpi IgG anti-Spike (test sierologico) di Sars-CoV-2. L’Aifa ha dunque deciso di estendere il possibile utilizzo della combinazione casirivimab/imdevimab in questa sottopopolazione.

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