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Attacchi alla salute nel mondo, dall’Ucraina al Sudan

di Massimo Canorro

Ad oggi sono oltre 100 gli attacchi alla salute in Ucraina, andati a segno contro strutture sanitarie, ospedali, personale, pazienti, forniture, magazzini. L’Oms, che dal 1° gennaio 2022 ha verificato 160 attacchi all’assistenza sanitaria in 11 paesi, puntualizza: Nessuna casualità. Gli ospedali stanno divenendo parte delle strategie e tattiche di guerra. Fenomeni di questo tipo vengono documentati in tutto il mondo, in luoghi colpiti da conflitti. Tra i casi più recenti c’è il Sudan, che sta registrando un forte aumento degli attacchi all’assistenza sanitaria.

Guerre nel mondo, OMS: assistenza sanitaria e personale non sono bersagli

Attacco all'ospedale di Mariupol (Foto AP/Evgeniy Maloletka)

Oltre cento tonnellate di scorte mediche, compreso l’ossigeno, il materiale chirurgico, gli anestetici e i set per trasfusioni di sangue. E ancora, i concentratori di ossigeno, i generatori di corrente nonché i defibrillatori. È quanto sta inviando l’Oms sui luoghi di attacco in Ucraina. Una guerra, che la Russia sta portando avanti dal 24 febbraio, priva di qualsivoglia umanità, che ha già fatto registrare oltre 100 attacchi a strutture e servizi sanitari.

Ma gli attacchi all’assistenza sanitaria stanno coinvolgendo anche il personale, i pazienti, le forniture, i magazzini. Tutto questo rappresenta un duro colpo per gli sforzi, da parte dell’Ucraina, di istituire riforme sanitarie e ottenere una copertura sanitaria universale; un obiettivo su cui il paese governato da Volodymyr Zelenskyj aveva compiuto progressi significativi prima dello scoppio del conflitto. Il rappresentante dell’Oms in Ucraina, Jarno Habicht, ha spiegato che in tutto il paese, 1.000 strutture sanitarie sono in prossimità di aree di conflitto o in aree di controllo modificate, evidenziando che gli operatori sanitari stanno rischiando la vita per servire chi ha bisogno di servizi medici e loro e i loro pazienti non devono mai essere presi di mira.

Nessuna casualità ma l’esito di una strategia bellica

L’Organizzazione mondiale della sanità, che ha verificato gli attacchi avvenuti contro ospedali – come quello, particolarmente odioso, contro l’ospedale pediatrico di Mariupol – e strutture sanitarie in Ucraina e nel resto del mondo in altri conflitti (i dati raccolti sono il risultato del Surveillance system for attacks on health care, un database con forti verificate e aggiornato da un team dedicato dell’Organizzazione, nonché confermato dal direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus) si è espressa con chiarezza: Nessuna casualità. Gli ospedali stanno diventando parte delle strategie e tattiche di guerra. Nonostante il veto delle leggi internazionali.

Il Diritto Internazionale Umanitario, infatti, tutela le strutture sanitarie e gli operatori che vi lavorano da interferenze e attacchi nel corso dei conflitti armati. Le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 sono state firmate da 196 Stati, tra i quali la Russia e l’Ucraina, che hanno entrambi ratificato anche il primo Protocollo aggiuntivo. Questi richiedono che ogni parte in conflitto protegga a garantisca la funzionalità delle strutture mediche, dei trasporti e del personale; protegga e garantisca un trattamento imparziale sia per i civili feriti sia per i combattenti, e che dal personale medico siano fornite cure imparziali sia ai civili sia ai combattenti feriti, in linea con l’etica medica.

Va mantenuta la sacralità dell’assistenza sanitaria anche durante il conflitto. L’assistenza sanitaria e il personale non sono un bersaglio, continuano a ripetere dall’Oms. Va da sé che che le conseguenze di tutto ciò sulle popolazioni locali sono devastanti e – a breve e lungo termine – paralizzano interi sistemi sanitari. Esiti nefasti che comprendono l’incapacità di gestire le patologie legate ai conflitti armati, una ridotta capacità di prendersi cura delle persone con condizioni croniche, l’impossibilità sia di salvaguardare la salute pubblica sia di gestire i focolai di patologie trasmissibili.

Attacchi alla salute, il fenomeno è mondiale

Dal 1° gennaio 2022, l’Oms ha verificato 160 attacchi all’assistenza sanitaria in 11 paesi e territori che hanno causato 97 morti e 74 feriti. Ma gli attacchi alle strutture sanitarie e al personale nel corso del conflitto, purtroppo, sono un fenomeno generale e non appannaggio dell’invasione russa dell’Ucraina, venendo documentati in tutto il globo in luoghi colpiti da conflitti come Afghanistan, Iraq, Myanmar, Palestina, Somalia, Sudan, Siria e Yemen.

Oltre 4.000 attacchi o minacce all’assistenza sanitaria sono stati perpetrati nel mondo, dal 2016 al 2020, secondo la Safeguarding Health in Conflict Coalition, un gruppo di organizzazioni internazionali non governative volto alla tutela degli operatori sanitari e dei servizi e delle infrastrutture mediche situati in paesi di guerra, che fornisce annualmente informazioni e dettagli in rapporto agli incidenti che colpiscono l’assistenza sanitaria in tali luoghi.

Sudan, forze di sicurezza assaltano l’ospedale di Khartum

Al di fuori dell’Ucraina, come già citato, anche il Sudan sta assistendo a un recente incremento degli attacchi all’assistenza sanitaria. Pochi giorni fa – a denunciarlo è il Comitato centrale indipendente dei medici sudanesi – le forze di sicurezza del Sudan avrebbero assaltato l’ospedale di Al Jawda, nella capitale, sparando gas lacrimogeni al suo interno e soffocando alcuni pazienti. Secondo gli attivisti, le forze di sicurezza sarebbero entrati nella struttura ospedaliera, terrorizzando gli operatori sanitari e facendo violenza ad alcuni pazienti.

Un episodio simile si sarebbe verificato anche il 17 marzo, con gli stessi agenti accusati di aver assaltato il personale di un centro medico della capitale. Dalle proteste di metà marzo, riferisce la stampa locale, il governo di Khartum ha unito le diverse forze in campo. Secondo le opposizioni sarebbero state queste stesse forze ad aver assaltato, appunto, gli Stack Medical Research Laboratories e attaccato il suo personale medico prima di rubare i loro telefoni cellulari.

I militari, denunciano ancora gli attivisti, hanno anche attaccato un’ambulanza che trasportava un manifestante ferito nel centro di Khartum. In particolare, il Comitato dei medici ha condannato la barbara interruzione del lavoro della banca del sangue, ponendo in pericolo la vita di migliaia di pazienti.

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