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Salute

Disuguaglianze italiane e il silenzio elettorale della politica

di Giordano Cotichelli

Il rapporto del Osservatorio sulla salute dell’Università cattolica di Roma ha posto l’attenzione su un argomento che, in questi giorni di chiusura di campagna elettorale, sembra non essere apparso in maniera funzionale nei dibattiti e nelle analisi dei vari schieramenti politici. In merito l’associazionismo ha fatto invece sentire la sua voce in queste ultime settimane: da Cittadinanzattiva all’Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi), dalla Fondazione Gimbe a Salute Internazionale Info ed altri.

Disuguaglianze salute: I dati e la vision di Cittadinanzattiva

scale mobili all'ingresso di un ospedale

L'Italia e quel "silenzio elettorale" su un sistema salute così disomogeneo

L’associazione Cittadinanzattiva pone in rilievo come, a livello domiciliare, le famiglie che si sono fatte carico della cura dei loro cari, lamentano nel 40% dei casi di non sapere come prevenire e gestire le lesioni da pressione e di una disfunzionale rotazione del personale a domicilio troppo accentuata.

Per l’80% dicono di non essere formate nella gestione del dolore ed una famiglia su 10 spende oltre 1000 euro mensili fra farmaci, fisioterapia, presidi e badante.

In alcuni casi si è registrato, fra il 2015 e il 2016, un aumento dei costi a carico, specie in materia di farmaci (dal 19,4 al 20%) e di prestazioni intramoenia (dal 13 al 18,2%), mentre la degenza in residenze sanitarie assistite è rimasta stabile al 9,1% con, in controtendenza, una diminuzione del costo per ticket e visite diagnostiche dal 33,8% al 30,3%.

Una diminuzione da valutare con attenzione visto che i dati Censis del 2015 ricordano come nelle famiglie a basso reddito nel 66,7% almeno un componente abbia rinunciato alle cure sanitarie, mentre 7,7 milioni di italiani hanno contratto debiti per curarsi.

La quota delle famiglie impoverite, per il 2014, rappresenta l’1,1% a livello nazionale con forti differenze però a livello di macro-aree: 0,4% per il Nord-ovest, 0,7 per il Nord-est, 0,6% per il Centro e 2,7% per il Sud e le Isole.

I dati dell’Osservatorio civico sul federalismo in sanità a cura di Cittadinanzattiva mostrano quindi ancora una volta l’esistenza di importanti differenze regionali in tema di salute, anche in relazione ai tempi di arrivo dei mezzi di soccorso, dove si va dai 13 minuti della Liguria, ai 14 della Lombardia e ai 15 del Lazio, fino ai 27 minuti della Basilicata, ai 23 della Sardegna e ai 22 minuti di Calabria e Molise.

Per non parlare poi delle liste di attesa che possono essere di 6 mesi per una semplice visita oculistica fino a 13 mesi per una mammografia.

Il Rapporto PIT 2017 (Programma Integrato di Tutela, in corso da vent’anni ad opera di CittadinanzAttiva-Tribunale per i diritti del malato) mostra che più di un terzo (31,3%) degli italiani ha problemi di accesso alle prestazioni sanitarie.

In questo Cittadinanzattiva propone di mettere mano in maniera decisa all’art. 117 della costituzione – così come dice il costituzionalista Francesco Clementi – al fine di rendere più agili le questioni in tema di legislazione concorrente, con una modifica nei seguenti termini: tutela della salute nel rispetto dei diritti dell’individuo ed in coerenza del principio di sussidiarietà di cui all’art. 118 della Costituzione.

Fnomceo e Acoi

Una proposta sostenuta da circa una cinquantina fra enti ed associazioni di pazienti e medici, fra cui la Fnomceo. E, lungo questa stessa prospettiva, si pone anche Pierluigi Marini, presidente dell’Acoi, che ricorda l’importanza di rilanciare il Ssn e mette in rilievo alcuni punti centrali del Manifesto dell’associazione, quali:

  1. rispetto e piena applicazione dell'Art.32 della Costituzione che garantisce a tutti i cittadini il diritto alla salute e modifica del Titolo V per garantire in tutte le regioni d'Italia l'accesso alle cure con alti standard di qualità, puntando all'azzeramento del turismo sanitario e alla diminuzione del divario Nord-Sud;
  2. riforme strutturali per garantire nel tempo la piena sostenibilità di un sistema sanitario universalistico;
  3. definizione di un nuovo modello formativo per garantire la migliore preparazione possibile ai giovani medici e bloccare la fuga di cervelli e giovani professionisti.

Fondazione Gimbe

Anche Nino Cartabellotta della Fondazione Gimbe mette in risalto le problematiche del Ssn, ricordando l’impegno fatto in merito da anni dalla sua Associazione e facendo una disamina dei programmi dei vari schieramenti in campo in queste elezioni politiche dove però la questione della Sanità pubblica sembra non essere affrontata come dovrebbe.

Su questo suggerisce di considerare la salute in un’accezione più ampia, non legata solo alle politiche sanitarie, ma anche quelle industriali, sociali, ambientali, economiche, fiscali e, non a caso, suggerisce l’evoluzione del sistema - in un’ottica di integrazione - in socio-sanitario.

Cartabellotta pone attenzione alla dimensione economica denunciando i continui tagli, auspica l’eliminazione del super-ticket e una parallela riduzione degli sprechi, suggerendo di ridisegnare i Lea e favorire la ricerca. Ed infine richiama la necessità di regolamentare meglio l’integrazione pubblico-privato, sia a livello di sanità integrativa sia sul semplice piano della libera professione.

Sistema sanitario nazionale, i dubbi per il futuro

Al presidente della fondazione Gimbe fa eco il sociologo Ivan Cavicchi, profondo studioso delle questioni sanitarie italiane, che mette in guardia da una progressiva destrutturazione del Ssn come primo pilastro assistenziale a favore del secondo pilastro, quali mutue, assicurazioni, fondi di vario genere, che nei fatti porterebbero a trattare la salute collettiva e individuale come un mercato finanziario ove speculare e produrre profitto in primo luogo.

Cavicchi accusa tutte le precedenti politiche fatte negli ultimi decenni, portando ad esempio il peggioramento delle condizioni di salute degli italiani e auspica il necessario rilancio del servizio pubblico in termini di sostenibilità, territorialità ed equità sociale.

Lungo la stessa prospettiva di analisi si pone anche il Professore Gavino Maciocco del Dipartimento di Igiene e sanità Pubblica di Firenze, promotore e ideatore della rivista on line Salute internazionale.info.

Maciocco afferma che il Ssn nazionale conta per la salute degli italiani e che i dati disponibili lo dimostrano sia in senso negativo – come si è visto – sia in senso positivo; basti pensare che nel 2008 l’Italia occupava, fra i paesi Ocse, il primo posto per la mortalità evitabile delle donne e il terzo per quella degli uomini (dopo Svezia e Svizzera).

Al tempo stesso Maciocco si chiede però come e quanto continuerà a contare questo servizio sanitario nazionale in termini di sopravvivenza e autonomia, visti i continui tagli e che, al di là di dichiarazioni e delle intenzioni più o meno manifeste dei vari schieramenti politici, già nei documenti di programmazione finanziaria varati (DEF) si vede una progressiva riduzione del rapporto Pil – spesa finanziaria, passando dal 6,7% del 2017, al 6,5% del 2018, al 6,4% del 2019.

A fronte poi della preannunciata emorragia di personale sanitario, in particolare i medici (degli infermieri se ne parlerà in un prossimo articolo, ndr) di cui si stima una riduzione numerica per pensionamento di 45.000 unità entro i prossimi 5 anni. Ed anche Maciocco nutre forti dubbi sulla funzionalità del secondo pilastro dei fondi assicurativi.

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