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Salute

Forum dei clinici: occorre un ospedale adeguato

di Massimo Canorro

Il Forum delle società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari italiani rimarca che, in dieci anni, sono stati tagliati 25mila posti letto e oltre 42mila dipendenti. Il coordinatore Francesco Cognetti: La riforma della medicina territoriale non basta a colmare le lacune sempre più evidenti, che rischiano di compromettere la qualità assistenziale negli ospedali. E sull’iniziativa della Regione Lombardia per gli infermieri “supplenti” dei medici di medicina generale, le società scientifiche parlano di risposta sbagliata, quasi disperata.

Tagliati 25mila posti letto e oltre 42mila dipendenti in 10 anni

Già erano al limite dei loro mezzi, fiaccati da anni di politiche miopi. A seguito della pandemia rischiano di collassare.

Dal 2010 al 2019 (dunque, in dieci anni) sono stati persi 25mila posti letto di degenza ordinaria, diminuiti i centri di cura da 1.165 a 1.054, con un taglio di circa 25mila posti letto di degenza ordinaria (da 215 mila a 190 mila). Non è tutto.

Il personale dipendente del Servizio sanitario nazionale è diminuito di 42.380 unità (da 646.236 a 603.856) e il definanziamento della sanità ha toccato quota 37 miliardi.

È il bilancio riportato dal Forum delle società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari italiani (Fossc), che ravvisa: Occorre un ospedale adeguato ed esteso al territorio per evitare il collasso.

La pandemia, è inutile girarci intorno, ha mostrato la fragilità del sistema e l’odierna crisi, che ha più declinazioni, nei Pronto soccorso – dal Lazio alla Campania, dal Friuli alla Sardegna – è l’inevitabile esito di anni di tagli e la punta dell’iceberg di un sistema ospedaliero in crisi.

Il Forum dei clinici ritiene che le proposte di riforma della medicina territoriale (DM/71) sono insufficienti a colmare le gravi lacune sempre più evidenti, che rischiano di compromettere la qualità dell’assistenza.

Pronto soccorso a rischio collasso

Già erano al limite dei loro mezzi, fiaccati da anni di politiche miopi. A seguito della pandemia rischiano di collassare, illustra Francesco Cognetti, coordinatore del Forum dei clinici. Ne consegue la crisi, ciclica, dei Pronto soccorso carenti di personale sanitario.

E non è (appunto) un fenomeno degli ultimi tempi. Intanto il territorio resta a corto di servizi di prossimità e di servizi portati a casa del paziente che, se li ricevesse, non sarebbe costretto a cercarli altrove, nei luoghi che dovrebbero trattare i casi più gravi.

Case di comunità e Pnrr

Una svolta potrebbe essere costituita dall’applicazione della riforma delle cure primarie, da concretizzarsi anche mediante i fondi del Pnrr.

Prevista la creazione di Case di comunità, dove il cittadino dovrebbe trovare riunite tutte le competenze assistenziali: specialisti, medici di famiglia, diagnostica. Secondo Cognetti anche il piano della medicina territoriale (contenuto nel già citato DM/71) è insufficiente: Chiediamo più risorse, riuniamoci attorno al tavolo per affrontare i gravi problemi. Serve un nuovo modello dove i centri di cura siano in collegamento.

Aumentare i posti letto in degenza

Le società scientifiche ritengono necessario che il numero di posti letto di degenza ordinaria cresca ben oltre i 350 per 100.000 abitanti odierni fino a raggiungere almeno la media europea di 500. Anche il numero di posti letto di terapia intensiva deve superare i 14 posti letto, peraltro rimasti sulla carta e mai raggiunti, per raggiungere almeno i 25 per 100.000 abitanti.

Infermieri supplenti dei medici in Lombardia

Un tema particolarmente dibattuto, questo, negli ultimi giorni. A tale proposito le società scientifiche affermano: Sono preoccupanti le iniziative come quella della Regione Lombardia, che ha annunciato di avviare una sperimentazione per favorire la supplenza “organizzativa” degli infermieri nei confronti dei medici di medicina generale. Si tratta di una risposta confusa, sbagliata e quasi disperata al problema della grave carenza di personale. Rivolgiamo un appello al legislatore perché consideri contestualmente la riforma dell’assistenza territoriale e di quella ospedaliera.

Ricciardi: c’è una sindrome da assedio

C’è una “sindrome da Fort Alamo” tra gli operatori sanitari che sono assediati da una altissima domanda di servizi a fronte di situazioni logistiche precarie e di carenza di personale, ma uscire fuori da questa situazione è difficile perché è l’esito di una tempesta perfetta a cui tutti hanno contribuito.

Lo ha evidenziato Walter Ricciardi, consulente scientifico del ministro della Salute, intervenuto alla presentazione del documento del Forum delle società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari italiani.

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