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SOS Pronto soccorso: più richieste e lunghe attese

di Massimo Canorro

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Ieri, a metà mattinata, si è raggiunta la cifra record di quasi 900 pazienti, scesi poi a 700 nel tardo pomeriggio, in attesa di ricovero oppure di trasferimento. Il segretario del Nursind Lazio, Stefano Barone, denuncia: Il 40-50% del personale viene distratto dall’emergenze effettive per fornire assistenza ai pazienti in attesa di ricovero sulle barelle.

Lazio, la denuncia del Nursind: Pronto soccorso come reparti di degenza

I Pronto soccorso del Lazio, nelle ultime ore, hanno vissuto momenti che definire complicati è poco. Facendo riferimento ai numeri – che mai come in questi casi restituiscono il quadro della situazione – nella giornata di ieri, intorno alle 11:00, è stata toccata la cifra record di circa 900 pazienti (890 per essere precisi, scesi a quota 700 intorno alle 18:00) in attesa di ricovero oppure di trasferimento secondo il monitoraggio condotto dalla Regione Lazio.

Partendo dai 94 pazienti (ma alle 14:00 si è raggiunto il picco di 115) al policlinico Umberto I in cerca di un posto letto all’interno dei padiglioni fino agli 84 in attesa nel policlinico Agostino Gemelli, dai 75 dell’ospedale Sandro Pertini fino ai 55 dell’ospedale San Camillo-Forlanini. Servizio sanitario in codice rosso e Pronto soccorso del Lazio in grave difficoltà, dunque, fin dalle prime ore del mattino, con file quotidiane di centinaia di pazienti in stand-by.

Lo stesso Nursind Lazio, per voce del segretario Stefano Barone, lamenta: È una situazione di particolare difficoltà nella gestione dei pazienti, con un picco di 60 ambulanze bloccate. Anche in seguito a tutti i tagli di nastro effettuati dai nostri politici regionali – denuncia ancora – i Pronto soccorso sono dei veri e propri reparti di degenza. Tale condizione causa un aggravio di lavoro per il personale sanitario che deve alternarsi tra i nuovi arrivi e i pazienti che attendono il posto letto.

Riprende Barone: Dalle direzioni ci comunicano che in realtà il problema critico attiene ai pochi posti letto nei reparti. In questo modo chi deve essere ricoverato, ed è già stato visitato dai colleghi del Dipartimento emergenza ed accettazione, resta in attesa di un letto che non esiste. Si considera che il 40-50% del personale viene distratto dalle emergenze effettive per fornire assistenza ai pazienti che sono in attesa di ricovero sulle barelle. In questo senso Anaao Assomed denuncia una vera e propria paralisi delle assunzioni del personale sanitario con ricadute gravissime sulla funzionalità delle strutture e dei servizi. Nel Lazio, lo scorso anno, si sono licenziati 600 infermieri.

Occorre precisare che la crisi del “blocco-barella” si era espressa, in modo rilevante, già prima delle festività di Pasqua, con la conseguente necessità di interventi di potenziamento dei mezzi di soccorso richiesti espressamente per via del persistere dei blocchi dei mezzi presso i Pronto soccorso, ha comunicato l’Ares 118.

Dal Lazio alla Campania (proprio a Salerno gli infermieri sono costretti a turni di 24 ore). Il rallentamento dell’assistenza, infatti, non concerne solo la conseguenza dell’iper-afflusso di pazienti ma anche il blocco delle lettighe dei mezzi di soccorso. Una volta giunte negli ospedali, le ambulanze rischiano di rimanerci per ore nell’attesa che gli venga restituita la barella. Di fatto, i Pronto soccorso intasati e le ambulanze “bloccate” negli ospedali sono problemi che interessano tutta la regione.

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