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Lazio, nel 2021 si sono licenziati 600 infermieri

di Massimo Canorro

Nella regione c’è un’altra emergenza sanitaria non più rinviabile: la carenza di infermieri. Come denuncia il segretario del NurSind Lazio, Stefano Barone, in 600 se ne erano già andati alla fine del 2021 e altrettanti, se non di più, dovrebbero seguirli durante quest’anno. A licenziarsi è stata gente tra i 30 e i 50 anni, nel pubblico e nel privato. Vivono condizioni di lavoro insostenibili.

Perché nel Lazio i professionisti sanitari si dimettono

Nel Lazio, 600 infermieri si sono licenziati nel 2021 e altrettanti dovrebbero seguirli nel 2022

C’è chi parla di fuga, chi di una vera e propria emorragia. Ma in entrambi i casi, va posto un freno. Sono sempre di più, infatti, i professionisti sanitari nel Lazio che decidono di dimettersi. Già, perché in 600, regolarmente assunti, se ne erano già andati alla fine del 2021 e altrettanti, se non di più, dovrebbero seguirli durante il 2022. Lo fanno poiché le loro condizioni di lavoro sono divenute insostenibili, lamenta Stefano Barone, segretario del NurSind Lazio, interpellato dal “Messaggero”. I motivi, dunque, sono (purtroppo) sempre e solo gli stessi. Stipendi più bassi rispetto al resto d’Europa – con lo stato che non ha neppure erogato loro l’indennità straordinaria Covid da 75 euro –, turni massacranti e nessun turnover, aggressioni costanti, decine e decine al giorno in particolare all’interno dei Pronto soccorso. Quindi Barone – convinto che fin quando non sarà possibile aumentare drasticamente i numeri degli assunti, gli ospedali si reggeranno sui doppi turni e gli straordinari. Così ne pagheranno le conseguenze i pazienti affetti da altre patologie – precisa che a licenziarsi è stata gente tra i 30 e i 50 anni. Non solo nel pubblico ma anche nel privato.

Un aspetto, quest’ultimo, che dovrebbe indurre a più di una riflessione nei confronti di una categoria professionale, quella degli infermieri, che oggi è fortemente estenuata e sotto stress dal punto di vista fisico e psicologico. Ma è anche delusa e demotivata per quanto attiene all’aspetto occupazionale. Illustra il consigliere regionale della Lega, Daniele Giannini, membro della Commissione Sanità: Nel Lazio, ad oggi, mancano almeno cinquemila infermieri e tutto ciò a fronte di una cronica mancanza di bandi di concorso di assunzione per personale sanitario da parte dell’amministrazione regionale. Quelli che vengono banditi, infatti, poi non vengono portati a compimento entro le date concordate e restano in stand-by, acuendo ancora di più la situazione emergenziale. Rimarcando che nella nostra regione le terapie intensive sono al limite della zona arancione con solo più 63 posti letto totali a disposizione della rete Covid, il consigliere regionale ritiene necessario un cambio di passo drastico, utilizzando una sufficiente fetta di fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza per invertire subito una tendenza che da anni sta trascinando il comparto.

Cgil, Cisl e Uil: personale ridotto allo stremo

E ancora, Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini – segretari generali di categoria Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Roma e Lazio – esprimono tutta la loro preoccupazione: Così non ce la faremo, il personale è ormai ridotto allo stremo, non è più in grado di continuare a sostenere il sovraccarico di lavoro che viene richiesto. Dettagliate le ragioni di insoddisfazione nei professionisti sanitari, ecco che questi – il 28 gennaio – scenderanno in piazza per lo sciopero nazionale proclamato dal NurSind. La manifestazione ufficiale si svolgerà a Roma, ma una serie di sit-in sono previsti ovunque. Nella capitale l’appuntamento è alle 10 in via di San Nicola de’ Cesarini (Largo di Torre Argentina), a pochi passi da Palazzo Vidoni, sede del Dipartimento della funzione pubblica. A conclusione della manifestazione una delegazione del sindacato si recherà alla Funzione Pubblica per presentare le sue proposte al ministro per la Pa, Renato Brunetta.

Giornalista

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