Nurse24.it

lazio

Premio Covid, gli infermieri scrivono al ministro Speranza

di Massimo Canorro

Destinatari della lettera di denuncia, da parte del Nursing Up, anche l’Opi Lazio e il governatore Zingaretti. Nessun premio bensì semplici attestati di benemerenza per il lavoro svolto durante la crisi pandemica. La responsabile regionale, Santoro: Numerosi di noi non hanno ricevuto le indennità previste.

Niente indennità Covid, la protesta degli infermieri nel Lazio

Santoro, Nursing Up Lazio: nonostante gli sforzi durante il Covid numerosi infermieri sono stati dimenticati

Non vende sogni, ma solide realtà è un claim decisamente famoso. Così da parte loro, gli infermieri del Lazio non pretendono solamente attestati di merito, bensì riconoscimenti tangibili. Ma se poi ad alcuni mancano anche i primi, la situazione si fa interessante. Anzi, preoccupante.

Perché a parte i francobolli che celebrano la professione infermieristica nonché le foto di rito per omaggiare gli angeli del Covid, è la sostanza – spesso – a mancare. Perché gli attestati non sono per tutti – denuncia al Tempo la responsabile regionale del Nursing Up, Laura Rita Santoro – e il materiale utilizzato per il documento non è neppure in carta pergamena.

E se dell’attestato interessa il giusto, è comunque significativo della stima ricevuta. Così il sindacato degli infermieri ha scritto una lettera all’Opi del Lazio, al ministro della Salute, Roberto Speranza e al governatore Nicola Zingaretti. Poiché, incalza Santoro, i politici e i dirigenti non sono stati in grado di erogare decentemente e per meriti nemmeno una certificazione a costo zero. Mentre numerosi professionisti sanitari non hanno ricevuto alcuna indennità prevista all’esposizione al Covid.

Certo, questa attestazione non prevede alcun’altra forma di incentivo, come carriera, denaro o altro, spiega con amarezza la sindacalista, che rammenta: Durante la crisi pandemica almeno l’84% dei positivi al Covid, per ragioni di servizio, secondo l’Inail era un infermiere. A questa categoria seguono, in percentuale, gli operatori socio sanitari (21,5%), i medici (11,0%), gli operatori socio assistenziali (8,3%) e il personale non qualificato nei servizi sanitari, quali ausiliari, portantini e barellieri (4,8%). I lavoratori del comparto sanitario, insomma, hanno pagato il prezzo più alto.

Nonostante queste percentuali di contagiati, invece, sono stati dimenticati numerosi infermieri: prima con gli incentivi Covid e adesso con gli attestati. Ma Santoro pigia ancora lo stesso bottone: Tutti i professionisti sanitari hanno posto a rischio di Covid i loro stessi congiunti. E ancora, è un capitolo a parte quello degli esternalizzati che – viene rammentato alla Regione Lazio – sono stati completamente dimenticati.

Solo pochi giorni fa il presidente della Commissione sanità del Consiglio regionale del Lazio, Rodolfo Lena – nell’ambito della quinta tappa del Congresso itinerante della Fnopi presso Fossanova (Latina) – ha rimarcato l’urgenza di compiere un vero e proprio salto culturale per lasciare alle spalle stereotipi arcaici e rilanciare la figura primaria dell’infermiere (anche come responsabile delle nuove strutture previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza) e dei distretti.

La Regione Lazio ha deciso di confermare gli infermieri e il personale assunto nel corso dell’emergenza Covid, ma non sarà una conferma “precaria”, in quanto provvederemo alla loro stabilizzazione e all’assunzione di altre unità di organici di cui i nostri servizi hanno assolutamente necessità, ha puntualizzato Lena. In rimando alle parole espresse dalla presidente della Fnopi, Barbara Mangiacavalli: La professione infermieristica deve compiere in questi anni grandi passi avanti, sia dal punto di vista della formazione sia dell’assistenza.

Commento (0)