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Pescara, nel Pronto soccorso più richieste e lunghe attese

di Massimo Canorro

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Il segretario provinciale del Nursind, Argentini, esprime la sua apprensione: Le persone nel Pronto soccorso di Pescara restano troppo tempo, alcune anche dieci/undici giorni prima di essere portate in reparto. Restando sui numeri, all’interno della struttura staziona una media giornaliera di 70/90 pazienti. Dall’Abruzzo alla Sardegna, dove Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl parlano di odissea al Pronto soccorso e ospedali abbandonati. A Cagliari la sanità è allo sbando.

Dall’Abruzzo alla Sardegna, è caos Pronto soccorso

A Pescara in Pronto soccorso staziona una media giornaliera di 70/90 pazienti. A Cagliari la sanità è allo sbando: i sindacati parlano di odissea al Pronto soccorso e ospedali abbandonati.

Uno, nessuno e centomila. No. Piuttosto, a Pescara, il segretario provinciale del Nursind, Antonio Argentini, etichetta così la condizione del Pronto soccorso cittadino: Non è un reparto, ne sono due, forse anche tre. E le questioni da risolvere riguardano più aspetti: di tipo organizzativo, ma anche di organico e di sistema.

Soltanto pochi giorni fa, un 22enne – con un gravissimo quadro cardiologico (aveva dolore lancinante al centro del petto) – ha aspettato undici ore in ospedale prima di essere sottoposto a una serie di esami e ricoverato d’urgenza presso l’Unità di terapia intensiva radiologica.

Ma c’è di più. Così Argentini: Le persone nel Pronto soccorso di Pescara restano troppo tempo – alcune anche diversi giorni – prima di essere portate in reparto. Ciò significa che viene del tutto snaturato il senso del servizio che dovrebbe essere quello di fornire risposte rapide ai cittadini. I ricoveri prolungati non sono nella natura del pronto soccorso, ma a quei pazienti gli infermieri e i medici erogano terapia, assistenza alberghiera, e tutto questo a discapito delle emergenze che si accumulano una dopo l’altra.

Alcuni reparti dell’ospedale Santo Spirito di Pescara, come pediatria e urologia, hanno un loro Pronto soccorso, ma non sono sufficienti e – va da sé – non riescono ad assorbire il flusso quotidiano di pazienti.

Osservando i numeri, presso il Pronto soccorso staziona una media giornaliera di 70/90 pazienti, che restano per una media di sette giorni. Come spiega lo stesso Nursind, questo causa un allungamento dei tempi di attesa dei vari codici colore, che sono diventati eccessivi rispetto a quanto dettato dalle linee di indirizzo nazionali sul triage intraospedaliero, con conseguente aumento del rischio di creare dei danni nei confronti delle persone che devono essere curate, infatti si hanno difficoltà a rivalutare i pazienti.

Conclude Argentini: La riduzione dei posti letto e dei servizi negli ospedali di Popoli e di Penne non ha fatto altro che accentrare tutto nell’ospedale di Pescara, portando ad un incremento esponenziale della richiesta di prestazioni e di presenze. Perché in conclusione tutto, inevitabilmente, si scarica sul Pronto soccorso, soprattutto nei weekend, quando gli studi di medicina generale sono chiusi.

Se la sanità abruzzese è in difficoltà, quella sarda non è da meno. Anzi, a Cagliari i segretari territoriali Nicola Cabras (Fp Cgil), Massimo Cinus (Cisl Fp) e Guido Sarritzu (Uil Flp) parlano di sanità allo sbando, senza nessuna risposta ai lavoratori e ai cittadini. Si è ormai raggiunto il punto di non ritorno. Sono tanti, troppi i problemi non risolti. E dichiarano lo stato di agitazione di tutto il personale del comparto sanità del territorio della Azienda sanitaria locale, dell’Azienda ospedaliero universitaria e dell’Azienda ospedaliera “G. Brotzu” di Cagliari.

Spiegano i sindacalisti: Ci troviamo di fronte a un caos organizzativo e gestionale con lavoratori e cittadini esasperati per la mancanza di servizi e carichi di lavoro divenuti non più sostenibili, illustrano. Rilanciando: Occorre una immediata inversione di tendenza per garantire la possibilità di organizzare la sanità territoriale, con adeguati finanziamenti e dotazioni organiche che permettano di garantire i servizi di prossimità.

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