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Salutequità: prioritarie le politiche per la cronicità

di Massimo Canorro

Al via un progetto che ripone al centro l’attenzione rispetto alle politiche per la cronicità, come case study e sfida per l’equità. Rilanciando, ammodernando e integrando la strategia del Piano nazionale della cronicità. Il presidente di Salutequità, Aceti: Le malattie croniche causano 38 milioni di morti l’anno.

Salutequità con Associazioni, professionisti e tutti gli attori del SSN

L’emergenza pandemica – con tutto ciò che ne è conseguito – ha impattato in modo importante sui pazienti non-Covid. A partire dalle persone con cronicità, evidenziando da una parte le fragilità del sistema di presa in carico territoriale, dall’altra talune innovazioni e semplificazioni da mantenere, come anche mutamenti, da portare avanti a mettere a punto.

Partendo da questi presupposti Salutequità – che di recente ha sottoscritto con la Fais (Federazione delle associazioni degli incontinenti e stomizzati) un protocollo d’intesa per il rispetto del principio dell’equità e, quasi in parallelo, presentato a Roma il primo Osservatorio nazionale sull’incontinenza e stomia (Onis) – intende avviare una ricognizione analitica per ricollocare al centro l’attenzione rispetto alle politiche per la cronicità come case study e sfida per l’equità (riconosciuta come tale anche prima del Covid).

Puntando sul rilancio, l’ammodernamento e l’integrazione della strategia del Piano nazionale della cronicità, nato formalmente dall’accordo tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, con l’esigenza di armonizzare a livello nazionale le attività in questo campo, facendo leva su un documento condiviso tra le parti.

Prima però di dettagliare il progetto – realizzato grazie al contributo non condizionato di Ucb, Merck group, Sanofi e Servier – è opportuno sottolineare che le malattie croniche rappresentano la principale causa di morte in quasi tutto il mondo, causando ogni anno 38 milioni di decessi (nei prossimi dieci anni si prevede che aumenteranno del 17% ). Soltanto nel vecchio continente, si stima siano responsabili di una spesa sanitaria valutabile intorno ai 700 miliardi di euro per anno e la causa di circa l’86% dei decessi.

Ma l’Italia, pur ponendosi agli ultimi posti nella classifica dell’Europa a 28 (dal 2020 a 27 per Brexit), presenta – secondo i dati di Eurostat – rilevanti differenziazioni regionali, con percentuali di decessi per cronicità sul totale dei decessi che spaziano da meno del 19% nelle regioni del nord a circa il 25% in quelle del sud. E un’ulteriore diversità è tra gli uomini (19,6% nel 2019) e le donne (24,5%). Ulteriore aspetto rilevante: secondo il profilo sanitario dell’Italia (2020) a cura della Commissione Europea – reso noto dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) – circa la metà degli italiani riconosce di soffrire di una o più malattie croniche dopo i 65 anni. Fermo restando che non è corretto considerare che siano patologie solamente dell’anziano.

Da qui l’urgenza del progetto promosso da Salutequità, che si sviluppa attraverso quattro fasi: raccolta delle evidenze, confronto tra tutti gli stakeholders valorizzando le competenze delle associazioni di pazienti-cittadini e dei professionisti sociosanitari, individuazione e condivisione delle priorità, stesura di un report finale (analisi e proposte), con un evento di presentazione per discutere con i soggetti chiave le evidenze e le priorità prodotte.

A questo proposito il presidente di Salutequità, Tonino Aceti, spiega: Produrre dati e informazioni sulle politiche per la cronicità, selezionare le priorità insieme agli attori protagonisti – sottoponendoli alla politica e alle amministrazioni – è ciò che faremo nei mesi a venire. Va da sé che l’attuazione del Piano nazionale della cronicità costituisce una vera e propria priorità sulla quale dobbiamo subito lavorare e il Covid-19 lo ha reso drammaticamente evidente, conclude Aceti.

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