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IPASVI

Asp Vibo, l'Ipasvi: Mancano infermieri, servizi a rischio

di Redazione

All’Asp di Vibo i servizi sono a rischio per mancanza di personale, situazione amplificata ulteriormente dall’arrivo del periodo estivo. Lo fa sapere in una nota il consiglio direttivo del collegio Ipasvi di Vibo Valentia, che da tempo presenta il problema al management aziendale, all’opinione pubblica e alla stampa.

Vibo, pochi infermieri e allo stremo: A rischio i servizi all’utenza

In Calabria mancano infermieri e oss e sono a rischio i servizi per l'utenza

Infermieri sottoposti a turni impossibili per mancanza di colleghi e di personale di supporto e costretti a lavorare in unità operative ben al di sotto dei requisiti minimi imposti dal vigente schema regionale per le dotazioni organiche minime.

Professionisti provati da anni di piano di rientro, consapevoli di aver fatto di tutto per tenere in piedi il sistema, che adesso non sono più disposti ad abbassare la testa, e dicono basta alla compensazione, che è diventata non l’eccezionalità ma la routine.

Così in una nota il consiglio direttivo del collegio Ipasvi di Vibo Valentia, che sottolinea con decisione come l’arrivo del periodo estivo stia gravando su una situazione già al limite, per cui l’assunzione delle poche unità infermieristiche autorizzate dai decreti del commissario Massimo Scura non sono state nemmeno lontanamente risolutive.

Gli infermieri – spiegano dall’Ipasvi - sono la categoria più esposta al fenomeno del demansionamento, in quanto svolgono la loro professione con la quasi totale assenza, in talune realtà operative, di personale di supporto.

È vero il nostro codice deontologico recita che “l’infermiere, nell’interesse primario degli assistiti, compensa le carenze e i disservizi della struttura in cui opera”, ma è anche vero che questi disservizi e queste carenze devono rivestire carattere di “eccezionalità” non rappresentare la normalità quotidiana, ormai da un decennio”, tuona il collegio, anche in riferimento al mancato aggiornamento in merito alle assunzioni di Operatori Socio Sanitari dalla graduatoria di Crotone (come autorizzato da decreto commissariale) e circa l’avviso di sostituzione per il personale in malattia superiore a 45 giorni o in gravidanza, “bandito addirittura nel 2015 le cui graduatorie sono state stilate per le altre professioni sanitarie (ostetriche, fisioterapisti ecc.) ma non per gli infermieri e gli Oss.

Non è finita qui, perché le problematiche sollevate dal collegio Ipasvi di Vibo-Valentia riguardano anche l’organizzazione del lavoro.

Questo collegio, che nel 2013, faceva un plauso all’azienda, per aver finalmente riconosciuto l’autonomia delle professioni sanitarie, con apposito regolamento che di fatto applicava i dettami della legge 251/2000 sulla dirigenza infermieristica, adesso ahimè anziché migliorare quell’atto è tornata indietro.

La bozza di regolamento del servizio delle professioni sanitarie presentato alle organizzazioni sindacali, identifica, ancora una volta, nei capi dipartimento, i responsabili della gestione delle risorse umane assegnate. Non solo, nella stessa bozza, vengono individuati i coordinatori infermieristici, come professionisti che “coadiuvano” i dirigenti di struttura complessa, nella gestione delle risorse e non soggetti, come recita il proprio profilo professionale, dotati di “autonomia gestionale”.

È semplicemente assurdo che nelle altre regioni si parli di nuove competenze infermieristiche e vengano aperti reparti completamente a gestione infermieristica, mentre in Calabria ancora si parli di mancato recepimento di una legge che è vecchia di 17 anni. È impensabile che i nostri giovani professionisti infermieri rappresentino, per la loro professionalità, l’eccellenza negli altri stati dell’Unione Europea e qui da noi si combatta ancora per ottenere quel minimo di riconoscimento che determinerebbe l’aumento della qualità dell’assistenza

Eppure il coordinamento regionale IPASVI Calabria era riuscito a fare approvare dal Consiglio regionale dopo innumerevoli tentativi una legge regionale che recepiva la succitata legge (legge regionale n.11/2016), ma puntualmente qualcosa non ha funzionato e così la legge che istituiva nelle aziende sanitarie il servizio delle professioni sanitarie tecniche e ostetriche nonché il servizio sociale professionale, è stata impugnata dal Consiglio dei Ministri e successivamente dichiarata incostituzionale.

Nonostante ciò, il commissario Scura aveva rassicurato tutti i collegi IPASVI calabresi, e preso impegno, che, nella stesura degli atti aziendali, si sarebbe dato spazio all’autonomia delle professioni sanitarie, uniformando attraverso apposite linee guida, l’istituzione del servizio nelle aziende sanitarie della Calabria. Impegno che è stato puntualmente disatteso in quanto, nessuna linea guida in merito è stata emanata ed ogni provincia ha seguito un percorso diverso.

Come professionisti della salute non possiamo più accettare questo stato di abbandono del nostro territorio. Noi ci siamo sempre sforzati di supportare le lotte fatte in difesa del territorio ma davanti allo smembramento continuo della realtà sanitaria vibonese non vogliamo assistere inermi a questo stato di cose

Facciamo pertanto appello a tutte le organizzazioni sindacali, alle associazioni di categoria, affinché, attraverso un’unità di intenti, si costituisca un comitato permanente che punti al riconoscimento dei diritti dei pazienti e dei professionisti della salute; tutto ciò a garanzia dell’interesse primario di una risposta sanitaria di qualità e non ben al di sotto dei LEA (livelli essenziali di assistenza).

Un altro appello lo vogliamo fare alla politica locale, affinché dia un segnale forte, dell’impegno profuso in difesa del territorio.

Siamo fermamente convinti che i pazienti – utenti debbono essere i protagonisti del mondo sanitario, ma gli infermieri e gli altri professionisti della salute non possono essere le vittime sacrificali di un sistema che sta inesorabilmente affondando, che si attacca ora alle promesse del Commissario, ora a quelle del Presidente Regionale.

Si definiscano una volta per tutte, i ruoli, le competenze ma soprattutto le responsabilità, affinché si cominci a dare delle risposte concrete alla collettività, chiosa Ipasvi Vibo-Valentia.

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