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La vita impossibile tra turni e riposi sempre più ridotti

di Redazione

Il lavoro su turni ti rende la vita quasi impossibile. Certo se prima si potevano accumulare i turni pomeriggio-mattino-notte in modo da avere una sorta di doppio riposo, adesso con l’entrata in vigore delle nuove normative non si può più fare. Il risultato è che si lavora sempre le stesse ore, ma si lavora sempre. Con buona pace della vita privata. Lo dice anche l’Air, Assistenza ricerca infermieristica, la rivista scientifica che in un editoriale affidato a Dario Laquintana solleva un problema annoso per gli infermieri.

L’orario di lavoro e le difficoltà della gestione di una vita fuori dall’ospedale

Infermiere che discutono di turni

Infermiere al lavoro 

Dario Laquintana ricorda come poco più di un anno fa entrava in vigore il decreto legislativo che rendeva obbligatoria l'applicazione della normativa europea sull'orario di lavoro con i relativi vincoli: 11 ore consecutive di riposo nell'arco di 24 ore; un giorno di riposo settimanale, calcolato come media in un periodo non superiore a 14 giorni; durata massima dell'orario di lavoro non superiore, per ogni periodo di sette giorni, alle 48 ore, calcolato come media in un periodo di sei mesi. Tutte regole che non intendevano in nessun modo aumentare l’orario di lavoro settimanale, ma che imponevano una diversa articolazione dei turni. Ne è scaturito il caos.

Di fatto i giorni di riposo si sono ridotti - scrive ancora Laquintana nell’editoriale -. Un turnista che fa un riposo ogni cinque giorni fa sei riposi in un mese, contro gli otto di un collega che lavora dal lunedì al venerdì. I riposi sono stati ricollocati all'interno dei giorni lavorativi, ma non si può sostenere che riposare di giorno con la prospettiva di andare a lavorare di notte sia uguale ad avere due giorni consecutivi di riposo. No, non lo è affatto. E il tutto mentre in Svezia si applicano turni di sei ore per rendere più felici gli infermieri.

I corsi di aggiornamento nell’orario di lavoro

C’è poi la questione dei corsi di aggiornamento. L'infermiere non può andare al corso di aggiornamento il mattino - scrive Laquintana - o alla riunione di reparto e fare la notte e se capita nel suo unico giorno di riposo bisogna tener conto della necessità di garantire due riposi nell'arco di 14 giorni. Il risultato è che gli infermieri spesso si aggiornano o partecipano alle riunioni di servizio sul loro tempo libero, evitando di registrare la presenza. Il problema è tale che nelle bozze di contratto in circolazione, da più parti si chiede che l'aggiornamento e le riunioni non siano ricompresi tra i motivi che interrompono il riposo di 11 ore.

E la vita privata? E la famiglia?

In una professione che per oltre il 70% è composta da donne, genere su cui continua a gravare il maggior carico familiare, la difficoltà a conciliare gli impegni lavorativi con quelli personali è palese. E allora in molti chiedono di svolgere i turni da 12 ore, paradossalmente - continua l’editoriale dell’Air - rispettosi della normativa sugli orari di lavoro che consente di lavorare fino a 12 ore e 50 minuti con una pausa di 10 minuti. Il turno di 12 ore consente di comprimere il debito orario settimanale in tre giornate lavorative (o due giornate e una notte) e di avere, almeno teoricamente, quattro giornate di riposo numero che consente, calcolati i salti riposo, l'aggiornamento e le riunioni, di averne almeno due reali la settimana. Ma c’è poi il problema degli errori commessi sul lavoro dopo otto ore consecutive, fatto evidenziato da molti studi in materia. Non si può certo morire di lavoro. Per non parlare poi del contratto di lavoro che non prevede la possibilità di lavorare su tre giorni. Alcuni dicono che un turno di 12 ore convenga alle amministrazioni pubbliche. Ma Laquintana, giustamente, osserva come invece è ideale il turno articolato su sei ore per sei giorni lavorativi che non prevede pause e nemmeno il pagamento sostitutivo della mensa, oneri calcolati come aggiuntivi alla retribuzione della prestazione lavorativa”. Di fatto, però, “resta uno dei turni meno praticati in sanità mentre è il turno tipico di altri comparti anche pubblici.

Quello dell'articolazione degli orari di lavoro resta il problema di una professione che ha la sua natura nell'erogazione dell'assistenza che sarà sempre sulle 24 ore, 365 giorni l’anno conclude Laquintana.

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