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editoriale

Workaholism, morire di lavoro

di Marco Alaimo

Duecento morti all'anno per troppo lavoro. Accade in Giappone dove, tra stress e suicidi per i carichi eccessivi, sono in aumento i morti "per sfinimento" (karoshi).

Infermieri, vittime del lavoro

Sembra assurdo, sembra una follia, eppure in una società sempre più in crisi per i posti di lavoro, dove avere un'occupazione è diventato un qualcosa di indispensabile per la vita, c’è chi muore per aver lavorato troppo.

È rimasta emblematica la storia della morte di Moritz Erhardt, studente tedesco di 21 anni, che stava facendo un tirocinio come stagista in una sede londinese della Bank of America. Moritz dopo aver lavorato in ufficio per ben 72 ore, è stato trovato senza vita nel suo appartamento nel dormitorio inglese in cui alloggiava.

Ciò che è accaduto al giovane ragazzo tedesco ha un nome ben preciso ed è da diverso tempo oggetto di analisi e studi. Parliamo del Workaholism, ovvero di una vera e propria dipendenza da lavoro.

Il termine se tradotto letteralmente parlerebbe di “ubriacatura da lavoro”, poco usato nel nostro paese ma che ben rende l’idea e la somiglianza nei comportamenti con la dipendenza da alcool o dal gioco. Sono molte le categorie a rischio e tra queste anche quella infermieristica. Infermieri che, senza saperlo, potrebbero essere coinvolti sotto diversi punti di vista in questo tipo di patologia. Logiche le conseguenze negative sia da un punto di vista personale che professionale.

Questa disfunzione viene considerata una forma di disturbo ossessivo-compulsivo, alcuni lo inseriscono nel cluster gruppo C dei disturbi di personalità dove vi è un comportamento eccessivo della persona nei confronti del proprio lavoro.

Morire di lavoro quindi? No grazie, ma nemmeno morire di fame senza

Si evidenzia una dedizione assoluta al mondo lavorativo con la propria vita familiare e sociale trascurata, fino ad arrivare ad un vero e proprio isolamento. Il bisogno diventa eccessivo con una idealizzazione dominante e centrata solo sulla tematica riguardante il lavoro e i suoi correlati.

Si creano pertanto disagi personali delle volte davvero preoccupanti come il trascurare la propria salute fisica, la riduzione del sonno, dell’alimentazione e delle normali attività quotidiane con disagi notevoli nello stato di salute. È stato notato che vi è pure un’alterazione del circuito adrenalinico e come conseguenza spesso si è colpiti da vere e proprie crisi di “aggressività”.

La situazione non migliora se si rimane lontani dal lavoro. Infatti in mancanza di attività lavorativa i soggetti colpiti diventano inquieti, annoiati e apatici. Possiamo parlare di una vera e propria rigidità comportamentale.

Un’altra caratteristica negativa è la mancanza di tolleranza contro chi ostacola il proprio lavoro e la propria carriera così come non vengono accettate ben volentieri critiche e osservazioni.

Leggendo queste informazioni viene spontaneo domandarsi se una qualche somiglianza con certe caratteristiche comportamentali siano presenti in noi o nei nostri colleghi.

Morire di lavoro quindi? No grazie, ma nemmeno morire di fame senza. Il giusto equilibrio sarebbe l’ideale, ma questa è un'altra storia.

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