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Assistenza territoriale, 1 miliardo per assumere personale

di Massimo Canorro

Approda sul tavolo delle Regioni il riparto delle risorse della misura prevista dalla Legge di Bilancio in rimando all’assunzione, in deroga al tetto di spesa, di personale destinato alle nuove strutture dell’assistenza territoriale (Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Unità di continuità assistenziale e Centrali operative territoriali). L’intento è di sostenere il nuovo modello organizzativo.

Un miliardo di euro per assumere personale per l’assistenza territoriale

Approda sul tavolo delle Regioni il riparto delle risorse della misura prevista dalla Legge di Bilancio per l'assunzione di personale.

In riferimento al nuovo sistema di assistenza territoriale risulta imprescindibile, oltre ad assicurare la realizzazione degli interventi infrastrutturali previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza – si parla, nel dettaglio, della realizzazione degli obiettivi della Missione 6 Salute: “Realizzare una nuova salute territoriale” (componente: M6C1; Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale) –, garantire un consono finanziamento dei servizi da erogare nelle nuove strutture, assicurando soprattutto la presenza del necessario personale (che andrà gratificato) all’interno delle Case della comunità, negli Ospedali di comunità, nelle Unità di continuità assistenziale e Centrali operative territoriali.

Adesso, approda sul tavolo delle Regioni il riparto delle risorse della misura prevista dalla Legge di Bilancio, in riferimento all’assunzione, in deroga al tetto di spesa, di personale destinato alle nuove strutture dell’assistenza territoriale. Numeri alla mano: un miliardo di euro fino al 2026. È quanto prevede il decreto attuativo (“Decreto ministeriale recante riparto delle risorse per il potenziamento dell’assistenza territoriale, ai sensi dell’art. 1, comma 274 della legge n. 234 del 2021”) – per l’inserimento all’ordine del giorno della prima seduta utile della Conferenza Stato-Regioni, si legge – della misura già approvata nella scorsa Legge di Bilancio emanato dal Ministero della Salute e adesso all’attenzione delle Regioni (la legge a cui si rimanda è quella relativa al “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024”).

All’interno del provvedimento le risorse – che sono a valere sul Fondo sanitario nazionale (alimentato in toto da stanziamenti a carico del bilancio dello Stato, il suo importo è determinato annualmente dalla legge finanziaria), e pertanto non sono aggiuntive – vengono ripartite e assegnate a ciascuna regione che così, in deroga al tetto di spesa, potrà assumere il personale destinato alle Case della comunità, agli Ospedali di comunità, alle Unità di continuità assistenziale e Centrali operative territoriali.

Fermo restando l’interrogativo di base (le risorse a disposizione saranno sufficienti? Le Regioni, infatti, hanno già fatto capire che non lo sono), dettagliando la misura prevede: 90,9 milioni per il 2022; 150,1 milioni per il 2023; 328,3 milioni per il 2024; 591,5 milioni per il 2025 fino a 1,015 milioni per il 2026 e ha come obiettivo quello di sostenere il nuovo modello organizzativo per la rete di assistenza sanitaria territoriale.

Da parte sua la Fnopi ha tenuto a ribadire che senza infermieri il Pnrr non decolla. Quindi, prendendo ad esempio le Marche, sono state altrettanto eloquenti le parole del presidente di Opi Ancona, Giuseppino Conti: Nella regione mancano oltre 400 infermieri per i servizi territoriali basilari volti all’attivazione delle 30 Case di comunità, degli Ospedali di comunità e del progetto dell’Infermiere di famiglia/comunità, nonché per la funzionalità delle centrali operative territoriali. E ancora, i macchinari e le infrastrutture non sono sufficienti ad assicurare l’assistenza dei pazienti, c’è bisogno di personale qualificato. C’è ancora molto da fare, dunque.

Giornalista

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