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Daniela Poggiali: vorrei tornare a fare l’infermiera

di Massimo Canorro

Adesso intendo pensare un po’ a me stessa. Poi mi piacerebbe, un domani, tornare a fare l’infermiera. La speranza rimane questa. Ad affermarlo è l’ex infermiera Daniela Poggiali, tornata in libertà dopo l’assoluzione dall’accusa di aver ucciso due anziani pazienti nell’ospedale di Lugo, nel ravennate. Ma radiata per i selfie con una paziente deceduta (mi dispiace, se tornassi indietro non le rifarei), potrà chiedere di essere riammessa all’albo solo a fine 2025.

Morti in corsia, Poggiali: vorrei tornare a fare l'infermiera

Poggiali è stata radiata dall'Ordine degli infermieri per le foto choc con una paziente deceduta

Mi piacerebbe tornare a fare l’infermiera e dimostrare di essere brava nella mia professione. Queste le prime parole di Daniela Poggiali, l’ex professionista sanitaria dell’ospedale di Lugo (Ravenna), appena dopo essere uscita da innocente dal carcere di Forlì dove era rinchiusa dalla vigilia di Natale del 2020.

Per la donna, infatti, è giunta l’attesa sentenza del processo d’appello a suo carico – in principio Poggiali era stata condannata all’ergastolo per la morte di Rosa Calderoni, 78enne morta l’8 aprile del 2014 e a 30 anni per quella del 94enne Massimo Montanari, ex datore di lavoro del compagno, deceduto il 12 marzo dello stesso anno – che si è chiuso con una doppia assoluzione dall’accusa di aver assassinato entrambi gli anziani pazienti. Daniela Poggiali è stata assolta perché il fatto non sussiste. E se poche ore fa si era limitata a pronunciare poche battute (sono molto felice dell’esito processuale, poteva concludersi solo così. Ringrazio sempre la buona giustizia. Da domani mi godrò la mia famiglia), oggi – appunto – ha molto di più da dire.

Mi sento bene, sono stata nella mia famiglia. Mi sto riappropriando lentamente della mia libertà e di quel sapore incredibile che ha l’essere liberi dopo oltre dieci mesi chiusa in un carcere. Una sentenza, quella della Corte di assise di appello di Bologna, che rende respiro all’ex infermiera dopo un lungo iter processuale (va precisato che Poggiali ha conosciuto ben cinque “giorni del giudizio” prima di poche ore fa: primo grado, appello, cassazione, e ancora appello e cassazione).

E mentre il procuratore generale Luciana Cicerchia aveva chiesto la conferma dell’ergastolo, per la Cassazione il fatto non sussiste. In questo momento intendo pensare un po’ a me stessa. Sto riprendendo le cose normali del quotidiano, dove lentamente sto tentando di tornare. La domanda che tutti si fanno, però, è se a Poggiali piacerebbe tornare a fare l’infermiera o se, al contrario, desidera cambiare vita in tutto e per tutto. È lei risponde: Mi piacerebbe, un domani, tornare a fare l’infermiera. La speranza rimane questa. La vicenda che mi ha coinvolto è stata dolorosa, ma rimango convinta di essere una brava professionista sanitaria e di poter fare di nuovo il mio lavoro. Esattamente come facevo prima.

Una prospettiva, la sua, che però contrasta con la radiazione dall’albo degli infermieri con provvedimento passato in giudicato nel 2020; Poggiali, infatti, è stata radiata dall’albo per le foto choc che la ritraevano sorridente con i pollici alzati di fianco a una paziente di 102 anni appena deceduta, all’interno di una stanza di ospedale a Lugo. Le foto del cadavere un’iniziativa di una collega, si era difesa l’ex infermiera, che oggi ammette: Mi duole averle fatte, ho commesso un errore. Se tornassi indietro non lo farei più.

Come riporta la cronaca, gli scatti erano stati fatti il 22 gennaio 2014 da una giovane collega OSS, che glieli inviò, e furono rinvenuti nel suo telefonino quando i carabinieri andarono per la prima volta a perquisire la sua abitazione. Quei selfie sono costati a Poggiali il licenziamento da parte dell’Ausl Romagna, anche questo definitivo in quanto confermato da decisione del giudice del lavoro non impugnata, e la radiazione da parte del collegio dell’Ordine, notificatole in definitiva a dicembre 2020. Ad ogni modo il regolamento disciplinare degli infermieri prevede che si possa richiedere la reiscrizione all’albo – dunque essere riammessa – qualora siano trascorsi cinque anni dalla radiazione (per Poggiali, dunque, a fine 2025) e il sanitario radiato abbia tenuto una condotta irreprensibile.

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