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Friuli, la Corte dei conti ammonisce la sanità regionale

di Redazione Roma

La cronica carenza di sanitari in Friuli Venezia-Giulia è tra le principali criticità espresse in un corposo rapporto pubblicato dalla Corte dei conti. Un report che riguarda l’assetto organizzativo dell’assistenza sanitaria territoriale nella regione, anche in rimando all’attuazione delle misure previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Mancano troppi infermieri, Corte dei Conti bacchetta sanità friulana

La sezione di controllo della Corte, presieduta da Emanuela Pesel, puntualizza in premessa che le proprie osservazioni devono risultare intese come l’espressione di uno spirito di tipo collaborativo. Pertanto, non come una forma di censura nei confronti della Regione Friuli Venezia-Giulia.

Precisazione importante, questa, perché l’intento fondamentale è – e sarà – sempre quello di migliorare la qualità dell’assistenza ai cittadini. A tale scopo la Corte evidenzia l’urgenza di attuare con tempestività un controllo attento ad intercettare con immediatezza eventuali criticità.

Proprio in questi giorni, in merito al personale sanitario, il governatore del Friuli Venezia-Giulia, Massimiliano Fedriga, ha lanciato l’allarme riferendosi al tema della carenza di figure dedicate, che a suo dire va inserita e – soprattutto – affrontata fra le priorità assolute da parte del nuovo governo nazionale. Per quanto riguarda gli infermieri, al danno potrebbe aggiungersi la beffa considerata la centralità dell’infermiere nell’ambito del nuovo modello organizzativo della sanità territoriale.

In tempi non sospetti, la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche ha espresso l’importanza di un intervento incisivo del Governo sia sui numeri, sia sulla formazione e il riconoscimento professionale. Auspicando l’avvio di un processo di riforma dei percorsi accademici, che dovrà tradursi in un graduale ampliamento dei numeri programmati e, soprattutto, nell’accesso a lauree magistrali a indirizzo clinico, con l’intento di sviluppare e valorizzare le specificità della professione infermieristica ampliando formalmente le competenze dell’infermiere sia in termini di autonomia e responsabilità, sia per la capacità di programmazione, regolazione e autocontrollo sulle attività di propria competenza nei diversi ambiti.

E sull’infermiere di famiglia/comunità – figura che lavora in modo proattivo, come illustra il modello Fnopi recepito dalle Regioni, non aspetta solo le prescrizioni, ma intercetta autonomamente i suoi assistiti di cui conosce le problematiche di salute – la Corte dei conti spiega che un decreto ministeriale varato quest’anno, pur senza introdurre misure obbligatorie, prevede l’esistenza di un infermiere ogni 3mila abitanti. La realtà, però, appare decisamente differente in Friuli: mancano all’appello 350 infermieri, dei quali 128 sul territorio dell’Asufc, 118 su quello dell’Asugi e 104 in quello dell’Asfo.

Professionisti sanitari introvabili in Friuli. E, tra quelli che ci sono, non mancano gli infermieri in fuga dal posto fisso. Per risolvere l’annosa questione, secondo il Nursind, occorre un intervento tanto deciso quanto strutturale. La legge regionale n. 8 del 9 giugno 2022 prevede che entro il 31 dicembre 2023, per sopperire alla carenza di personale medico e infermieristico nei servizi di emergenza e urgenza, sia permesso alle Aziende di ricorrere all’acquisto di prestazioni aggiuntive, anche per il personale del settore, con un incremento orario fino a 50 euro lordi.

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