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aggressioni in ospedale

Napoli, infermiere aggredito da un paziente in Pronto soccorso

di Massimo Canorro

L’aggressione è avvenuta all’ospedale Pellegrini. Il professionista sanitario è stato medicato e con una prognosi di 3 giorni, per ferita lacero contusa ed ecchimosi. Ed ha dovuto abbandonare la postazione di triage. Borrelli (Europa Verde): Ai sanitari non servono parole di conforto bensì presidi militari.

Infermiere aggredito al Pellegrini di Napoli: 3 giorni di prognosi

Ennesimo episodio vergognoso di violenza insensata all’interno di un Pronto soccorso nei confronti del personale sanitario. Sono un mix di esasperazione e rabbia le parole di Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale di Europa Verde, che già a giugno si era espresso su quanto avvenuto all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove otto persone erano state protagoniste di un vero e proprio raid nei confronti dei sanitari.

Questa volta (e ne avrebbe fatto volentieri a meno) il suo commento interessa l’ospedale Pellegrini – ancora nel capoluogo campano – dove un paziente ha aggredito un infermiere di triage a causa della lunga attesa. Un episodio che è stato reso noto, via social, dall’associazione Nessuno tocchi Ippocrate, la stessa che aveva diffuso l’immagine della sega con la quale una donna con problemi psichici, in attesa di essere visitata per un malore al Pronto soccorso dell’ospedale San Paolo – aveva cercato di aggredire un'infermiera. Non è solo Napoli sotto la lente d’ingrandimento per le aggressioni perpetrate ai danni dei sanitari, ma l’intero paese dove oramai i fatti violenti di questo genere quasi non si contato più.

Tornando al “Pellegrini” – dove si conterebbero già 52 aggressioni contro gli infermieri del Pronto soccorso – per fortuna il sanitario aggredito è stato prontamente tratto in salvo dai colleghi. Subito medicato, se l’è “cavata” con una prognosi di tre giorni, per ferita lacero contusa ed ecchimosi, ed è stato costretto a lasciare la postazione di triage. Aspetto, quest’ultimo, che spesso viene sottovalutato, poiché situazioni del genere causano ancora più affanno alle procedure triagistiche degli ospedali coinvolti, loro malgrado, in episodi di follia.

Stavolta qual sarebbe stata la “colpa” dei sanitari? Facile: l’aggressore – codificato come codice verde – li avrebbe più volte avvicinati per chiedere quanto mancasse alla sua visita; l’infermiere in questione, dopo avergli comunicato che c’era una visita prima della sua e avrebbe dovuto attendere il proprio turno, è stato preso a calci e pugni. Riprende Borrelli: Se non si assumono contromisure andrà sempre peggio. A infermieri e medici non occorrono parole di conforto ma misure tangibili come presidi di polizia negli ospedali. Ancora meglio sarebbe avere dei presidi militari.

Sulla stessa linea il sindacalista dell’Associazione nazionale guardie particolari giurate, Giuseppe Alviti: Occorre triplicare il numero di guardie giurate al Pronto soccorso dotandole di potere autoritativo e certificativo al pari delle forze dell’ordine – almeno durante l’espletamento del servizio – e affiancarle da unità dell’esercito prima che scappi il morto. Il rischio dunque non è da prendere sottogamba e le costanti aggressioni ai sanitari, dal nord al sud Italia, devono indurre ad agire. Poiché minano i lavoratori nel fisico e nell’animo. Come ha affermato Renato De Luca (Uil Funzione Pubblica): Le violenze subite dal personale sanitario sono intollerabili. Episodi di questo tipo, sempre più frequenti, provocano negli operatori ansia, collera, senso di ingiustizia ma soprattutto sfiducia nei confronti dei vertici aziendali e delle dirigenze ospedaliere.

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