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aggressioni in ospedale

La violenza fa una cosa sola: la violenza ferma tutto

di Sara Di Santo

Subire offese, minacce, insulti, calci e pugni mentre si lavora per salvare delle vite è emotivamente devastante. La strana tendenza che stiamo vivendo in questi ultimi anni vede una crescita esponenziale dei casi di violenza ai danni dei professionisti sanitari; crescita che nemmeno una pandemia è riuscita ad arrestare. Si tratta di un fenomeno che per la frequenza con cui si verifica sta tendendo alla “normalità”, quando di normale - invece - non ha nulla. Parlarne, creare dibattito, sensibilizzare. Con questi obiettivi Nurse24.it, in collaborazione con l’Ordine delle Professioni infermieristiche di Bologna, ha prodotto “La violenza ferma tutto”, un video che racconta uno spaccato della società attuale e che invita tutti, professionisti e cittadini, a confrontarsi e riflettere. Il video proiettato in anteprima venerdì 3 luglio durante l'evento live sui canali social e istituzionali dei promotori.

Perché un video per riflettere sul fenomeno delle aggressioni in sanità

Non esistono numeri certi su questo fenomeno, perché molti dei professionisti sanitari che subiscono aggressioni – verbali, psicologiche o fisiche che siano – non denunciano. Si sentono impotenti, inascoltati e intanto il ricordo di quello che è accaduto li logora. E se non si è forti abbastanza da farsele scivolare addosso, si ha paura.

Ci si sente costretti tra il rischiare la vita presentandosi sul posto di lavoro e l’abbozzare una denuncia che – paradosso dei paradossi – porta il persecutore a bussare alla tua porta. Insomma, ci si ammala.

Non esistono motivazioni univoche che spieghino il perché del verificarsi di questi atti di violenza, non esistono ambienti privilegiati nei quali essi si verificano per il semplice fatto che accade in tutti i contesti assistenziali. Non è bastata nemmeno la presa di consapevolezza del valore del lavoro dei professionisti sanitari “eroi” della lotta al Covid-19.

Non vogliamo né possiamo dimenticare un’esperienza che ci ha messo a dura prova come professionisti e cittadini – commenta il Presidente Opi Bologna Pietro Giurdanella – ma, al contrario, vogliamo ricordare insieme l’importanza del legame di fiducia ed il supporto reciproco che ci hanno permesso di vincere questa battaglia. Sono tante le occasioni in cui ci siamo sentiti chiamare eroi, ma siamo gli stessi esseri umani che troppo spesso negli ospedali e nei vari luoghi di cura diventano vittime di aggressioni verbali, fisiche, denigrazioni e lamentele. Ogni aggressione genera un’ulteriore emergenza nell’emergenza sanitaria esistente le cui conseguenze gravano sul benessere dell’intera comunità di cui ciascuno di noi è in parte responsabile.

Non esistono soluzioni certe per fermare un fenomeno che probabilmente è impossibile da arginare completamente, così come non esistono dubbi sul fatto che si debba fare qualcosa a riguardo. Formare, prevenire, legiferare lo si sta già facendo, ma non è ancora abbastanza. In mezzo a tutto questo serve una grande operazione culturale. Serve consapevolezza.

Consapevolezza che nell’attimo in cui si verifica un episodio di violenza, in quell’attimo esatto, tutto si ferma. È l’attimo durante il quale tutti si pongono domande, ma nessuno ottiene risposte. L’attimo dopo il quale tutto riparte da dove si era interrotto, ma con addosso il fardello dell’istantanea di una ferita che è soprattutto interiore.

L’assistenza non può essere fermata, è qualcosa di speciale da difendere

Trattare un argomento così delicato non è facile per noi che ogni giorno siamo costretti a riprendere le notizie che arrivano in redazione. Non siamo semplici cronisti di un’attualità qualunque, viviamo e riviviamo quelle esperienze ogni volta che accadono come se fossero nostre, perché in un certo senso lo sono.

Per questo abbiamo voluto raccontare uno spaccato della società attuale, una routine che si ripropone ad intervalli di tempo sempre più ravvicinati. E abbiamo voluto farlo senza la presunzione di indicare strade giuste o sbagliate, ma esortando lo spettatore – chiunque esso sia - ad una riflessione. La sua personalissima riflessione, senza però dimenticare che potrebbe trovarsi a ricoprire tutti i ruoli in questo gioco delle parti.

Anzi, l’invito è proprio quello di fare lo sforzo emotivo di provare tutte le vesti e vedere l’effetto che fa. Chissà che passare per la fiction non possa servire a correggere qualche errore che tutti commettiamo nella realtà.

La presentazione del video in diretta 

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