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Editoriale

#noisiamopronti: da fenomeno social a fenomeno culturale

di Marco Tapinassi

Un certo Sir Arthur Conan Doyle suggeriva spesso al suo Sherlock Holmes, investigatore, la frase L'emozione ostacola il ragionamento. Per questo, lasciando passare qualche giorno dal #noisiamopronti day 2, ho fissato un muro bianco per qualche decina di minuti prima di sedermi a riempire questo foglio (digitale) bianco. Qualcosa da scrivere c'era, dovevo soltanto capire cosa. E le sinapsi e le mani mi prudevano troppo.

Un momento del #noisiamopronti day 2

Cos'è #noisiamopronti?

Il movimento, nato per volere del presidente del collegio Ipasvi di Bologna - Pietro Giurdanella - dopo la famosa vicenda dei medici bolognesi sospesi per aver approvato un protocollo che permetteva agli infermieri di accedere a prestazioni - secondo l'accusa - di natura esclusivamente medica, si fonda sull'omonimo gruppo di facebook ed è cresciuto a dismisura, superando ogni previsione e scetticismo.

Sta arrivando ai trentamila iscritti e probabilmente entro la fine dell'anno li raggiungerà. È seguito da dirigenti, coordinatori infermieristici, infermieri territoriali e ospedalieri, studenti dei corsi di laurea. Ma non è questo che mi spinge a voler scrivere qualcosa a riguardo.

Il 7 dicembre scorso ha avuto luogo il #noisiamopronti day 2, il secondo incontro. Come abbiamo letto, oltre ai 400 presenti, non poche sono state le personalità del mondo infermieristico locale e nazionale a partecipare.

La location – Frosinone - forse non ha agevolato al massimo la partecipazione, ma più o meno indirettamente ha dimostrato che la scienza infermieristica vive e produce intellettualmente anche lontano dai grandi centri cittadini e ospedalieri. Un messaggio, questo, che in effetti è decisamente poco comune e al quale non siamo abituati.

Ancor di più se pensiamo al riponderamento delle risorse del SSN, che negli ultimi anni ha manifestato una preferenza nel radunare servizi verso i grandi centri, rinunciando spesso a raggiungere la popolazione e costringendola, di fatto, a farsi raggiungere.

Ma, guardando meglio, il bianco del mio muro mi suggerisce che nemmeno questo è quanto mi spinge a scrivere. O meglio, non direttamente.

La “provocazione” con la quale questo movimento ha suscitato appeal alla sua nascita stimola sentimenti atavici e quotidiani, spesso inaspriti da situazioni focali, altre volte trasmessi già proprio all'università.

La voglia di riconoscimento

Riconoscimento professionale, riconoscimento economico, contrattuale. Le famosissime "competenze", parola che supera qualsiasi altra per utilizzo in convegni, corsi e dichiarazioni stampa infermieristiche.

Non è certo una novità che ogni sentimento nasca con una possibile duplicità di versione. Una sana e una malata. Esistono l'amore profondo e l'amore morboso, ad esempio. Il sentimento infermieristico che anima questa sacrosanta voglia di riconoscimento si può manifestare anch'esso come serio, equilibrato e fondato, oppure come populistico, sguaiato e pretenzioso.

Gli esempi di agitatori professionisti che sfruttano l'onda emotiva della massa sono visibilissimi e calcano quelli che poi sono altri grandi esempi della politica.

Ma cosa distingue #noisiamopronti da questi ultimi? Dal nostro diritto alla libertà di pensiero deriva anche il dovere di ascoltare più campane per una completezza di informazioni sulla quale basarsi per elaborare, appunto, un pensiero. E non a caso si dice "elaborare" e non "copiare" un pensiero.

Alla luce di questo, è stato utile ascoltare anche i pochi e sparuti detrattori di professione, i quali fondano il proprio agire sull'additare ed etichettare il movimento come demagogico. Analizzando però gli eventi è evidente come il movimento stia prediligendo il contenuto alla provocazione, senza abbandonarla.

La spinta iniziale, la scintilla emotiva che ha innescato la nascita di #noisiamopronti è parte del suo dna e non viene dimenticata. Ma la forza compattante non risiede nella versione negativa della voglia di riconoscimento, nella frustrazione che purtroppo molti colleghi vivono quotidianamente.

La richiesta di competenze non avviene con fiaccole e forconi sotto a palazzi amministrativi, ma in aule universitarie, nelle prove dei concorsi pubblici, nei collegi e nei reparti. Questa è la filosofia che traspare dal movimento.

Noi meritiamo competenze e questi sono i contenuti che portano fondatezza alla nostra richiesta

È questo che viene perseguito e applicato nei fatti. E nel momento in cui #noisiamopronti ha attuato questo atteggiamento, ha dato il via alla trasformazione da fenomeno da social network a fenomeno culturale, che deve riunire e stimolare gli infermieri italiani.

Il percorso richiede doti da equilibrista, gli eccessi rappresentano sia tentazioni che insidie. L'idea sembra buona, ma - come diceva Thomas Edison - il valore di un'idea sta nell'applicarla.

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