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#Noisiamopronti: Analisi etimologica di un movimento

di Muzio Stornelli

Possiamo decidere noi dove stare, se davvero stare. Nessuno ci obbliga ad essere a favore o contro un hashtag; in fin dei conti di fronte abbiamo i nostri utenti, clienti, malati. A loro dobbiamo, prima di tutto, dimostrare le nostre vere competenze. Loro sono e resteranno la nostra cartina tornasole. Resta il fatto che #Noisiamopronti significa qualcosa, forse non tutto, pur sempre un qualcosa. Deve crescere, deve diventare maggiorenne, deve forse affrontare sfide concrete, vere; deve sporcarsi le mani. Eppure ha rappresentato una cesura tra l’infermieristica tradizionale e quella 2.0.

Movimento di cultura, pensiero ed azione: Il fenomeno #noisiamopronti

raccolta firme #noisiamopronti

L'Associazione #noisiamopronti sta raccogliendo firme per il riconoscimento economico e contrattuale delle competenze specialistiche degli infermieri

In fisica un movimento – moto, a dire la verità - si definisce come “il cambiamento di posizione di un corpo in funzione del tempo, misurato da uno specifico osservatore in un determinato sistema di riferimento”.

Nella musica il movimento rappresenta “il grado di velocità prescritto per l’esecuzione di un pezzo musicale” (Dizionario De Mauro).

In politica un movimento si differenzia dal partito per il suo carattere di spontaneità e di minore livello di organizzazione, in grado di coinvolgere il più ampio numero di persone nelle azioni e nelle decisioni politiche (Treccani).

Uno degli usi fondamentali della parola movimento corrisponde alla tendenza, corrente volta alla divulgazione e allo sviluppo, di determinate idee, dottrine, indirizzi culturali, artistici ecc.

Ancora: processo, fenomeno di rilevante durata e importanza storica che coinvolge ampi gruppi sociali ed è volto al perseguimento di determinati obiettivi di carattere economico, culturale e sociale (De Mauro).

E poi?

E poi ci siamo noi!

Nelle professioni sanitarie un movimento si definisce #noisiamopronti – movimento di cultura, pensiero ed azione – nato in quel di Bologna per ribadire con professionalità l’esigenza di “cambiare il sistema, lavorando in équipe, per rispondere ai bisogni del cittadino, attraverso il riconoscimento delle competenze specialistiche”.

Immaginando per un attimo di trovarci ancora nel clima natalizio, con la possibilità di avere a disposizione alcuni giochi da tavolo, selezioniamo quello che, in questo momento, descrive meglio il senso del presente articolo: Scarabeo. Forzando le regole del gioco, posizioniamo sulla scacchiera la nostra parola chiave: #noisiamopronti. Associamo ora parole che abbiano un legame con la nostra keyword.

Ripartiamo dalla fisica: #noisiamopronti rappresenta il cambiamento di posizione da parte di un corpo professionale in funzione del tempo che avanza, forse sì osservato da uno specifico osservatore in un determinato sistema di riferimento (Politica Centrale, Locale, IPASVI, altre Federazioni?).

Nella musica #noisiamopronti non ritrae tanto il grado di velocità per l’esecuzione di un pezzo musicale, ma in maniera imponente e trascinante riproduce le sensazioni, le emozioni, “la pelle d’oca” che la musica stessa trasmette.

Con la politica riprende la nostra “infrazione alle regole dello Scarabeo”, poiché stiamo per avventurarci verso termini in parte contrari con la definizione sopra descritta: #noisiamopronti è sì un movimento spontaneo, in grado di coinvolgere il più ampio numero di professionisti sanitari, tuttavia possiede un livello di organizzazione e di contaminazione pari o superiore rispetto alla “Politica Centrale”.

Lo dimostra l’imponente petizione che si sta concretizzando in questi giorni a livello nazionale: raccolta firme da inviare all’Aran, volta al riconoscimento formale, funzionale ed economico delle competenze perfezionate, esperte e specialistiche, nonché la strutturazione, sostegno e riconoscimento della formazione continua, ivi compresa la discussione e ridefinizione della disciplina della “esclusività di rapporto” e del regime di libera professione.

Le definizioni fondamentali del lemma “movimento” rientrano all’interno delle regole del gioco visto che #noisiamopronti ha saputo rispondere ai bisogni degli operatori sanitari, generando una tendenza, una corrente (veloce e potente, direi) capace di divulgare e sviluppare idee, dottrine, proponendosi come un fenomeno di rilevante durata e importanza storica, volto al perseguimento di obiettivi importanti, da troppo tempo sopiti.

Ora, per avviarmi a concludere questa riflessione, sono combattuto fra due opzioni:

  • la prima vorrebbe chiudere con un’analisi e successiva domanda
  • la seconda sarebbe vogliosa di proclamare il vincitore della nostra immaginaria partita di Scarabeo.

Da buon contemporaneo e discreto fruitore di musica quale sono, metto in campo il mio dubbio amletico (non certo quello che attanagliò lo stesso Amleto, ma quello più recente e “leggero” di Francesco Gabbani) e decido di descrivere entrambe le mie “note finali”.

L’analisi conclusiva parte dall’immagine di un sarto che realizza la sua maglia; tra gomitoli di lana, ferri, disegni e misure, il nostro artigiano si cimenta in un intreccio continuo di fili, colori, costruendo con pazienza, amore e passione quella che sarà la sua meravigliosa realizzazione stilistica.

Allo stesso modo #noisiamopronti, partendo da un flash mob, pieno di colori, disegni ed emozioni è riuscito in breve tempo a costruire anch’esso la sua opera stilistica. I gomitoli del riconoscimento delle competenze avanzate hanno girato e colorato l’Italia, contribuendo al raggiungimento di vari obiettivi professionali. Eppure non tutti amano gli artigiani, non tutti sono favorevoli alla distinzione delle competenze esperte, avanzate e specialistiche.

Molti sono i detrattori dello stesso movimento, molti hanno ritenuto e continuano a credere in una strumentalizzazione da parte di qualcuno che, attraverso l’onda emotiva della compagine infermieristica, voglia raggiungere traguardi “politico-sanitari” di rilievo. Ora ci risiamo con il mio dubbio amletico!

Dimenticavo: questa mia prima conclusione sarebbe dovuta terminare con una domanda.

Siamo davvero tutti pronti ad affrontare l’evoluzione culturale/intellettuale che ci aspetta? Siamo davvero pronti ad evolvere le nostre competenze, esperienze, specializzazioni verso un Ordine che sia già da ora il nostro presente professionale?

La seconda opzione di chiusura aveva la curiosità di proclamare il vincitore del nostro Scarabeo. Vi ricordo che vince la partita chi totalizza il punteggio complessivo più alto.

Diciamolo subito: la modalità di gioco online premia sicuramente il movimento #noisiamopronti:

  • il gruppo ufficiale Facebook conta circa 50000 utenti attivi;
  • i tre noisiamoprontiday (Bologna, Frosinone e Napoli) hanno visto una crescita esponenziale di presenti (250 prima edizione, 500 seconda e 1000 nella recente edizione a Napoli).

La classica circostanza gioco da tavola, invece, ci obbliga a ricorrere all’opzione moviola. Analizziamo al rallentatore quanto è accaduto negli ultimi anni:

  • Legge 190/2014 (classificazione delle varie aree assistenziali);
  • Documento Federazione IPASVI “Evoluzione delle competenze infermieristiche” (2015);
  • Decreto Legislativo 15/2016: recepimento della Direttiva Europea 2013/55/UE sulla Tessera Professionale Europea;
  • La neonata Legge Lorenzin (Ordini Professionali e Area Socio Sanitaria).

Quindi chi è il vincitore? Se un movimento è riuscito a sensibilizzare e “rianimare” una così vasta ed eterogenea popolazione di infermieri e non solo, è solo per meriti propri o per demeriti altrui? È così semplice continuare ad etichettare un’onda umana come proattiva di ambizione politica di qualcuno? Allo stesso tempo era davvero indispensabile costruire questo “mondo parallelo” che facesse a sportellate con l’istituzione IPASVI?

Giunto ormai al termine di questa profonda e ludica analisi di un movimento, ritengo che il vero vincitore, checché ne dicano i più, siamo proprio noi.

#Noisiamopronti significa qualcosa, forse non tutto, pur sempre un qualcosa. Deve crescere, deve diventare maggiorenne, deve forse affrontare sfide concrete, vere; deve sporcarsi le mani. Eppure ha rappresentato una cesura tra l’infermieristica tradizionale e quella 2.0.

Possiamo decidere noi dove stare, se davvero stare. Nessuno ci obbliga ad essere a favore o contro un hashtag; in fin dei conti di fronte abbiamo i nostri utenti, clienti, malati. A loro dobbiamo, prima di tutto, dimostrare le nostre vere competenze. Loro sono e resteranno la nostra cartina tornasole.

NurseReporter

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