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Nursing Up: riportiamo in Italia gli infermieri emigrati

di Massimo Canorro

Creare i presupposti, con un piano strategico mirato, affinché gli infermieri italiani all’estero rientrino nel nostro paese e i giovani neolaureati scelgano di non abbandonarlo. Il presidente di Nursing Up De Palma si rivolge al premier Draghi affinché dia impulso alla valorizzazione della nostra professione.

De Palma a Draghi: riportiamo in patria infermieri italiani all'estero

Appello al Premier Draghi dal sindacato Nursing Up: Riportiamo in Italia gli infermieri italiani all’estero

C’erano un centinaio di infermieri italiani provenienti da Germania e Inghilterra al recente maxi concorso di Bari, per 566 posti a tempo indeterminato (il 40 per cento dei quali, ovvero 226 posti, riservato a quanti hanno già un contratto a tempo indeterminato presso gli enti sanitari della Regione Puglia e abbiano maturato almeno tre anni di servizio alle dipendenze delle stesse aziende).

Da qui, l’appello – lanciato da Antonio De Palma, presidente nazionale di Nursing Up, al presidente del Consiglio Mario Draghi – di creare le condizioni ideali affinché decidano di fare rientro a casa, incentivando la valorizzazione di una professione che è (e sarà sempre) perno basilare del nostro sistema sanitario. Facciamo soprattutto in modo che i giovani neolaureati scelgano di restare in Italia. Alle giuste condizioni economiche.

In particolare, De Palma si rivolge al premier Draghi affinché con il suo impegno e la sua esperienza – di concerto con il ministro della Salute Roberto Speranza – dia impulso alla valorizzazione di una professione fin troppo bistrattata.

Numeri alla mano al concorso di Bari, alla prima prova, si sono presentati su 4500 candidati – per i previsti 566 posti – ben 42 infermieri dal Regno Unito, 39 dalla Germania, 3 dall’Irlanda e 1 da Malta. L'età media dei candidati era tra i 25 e i 40 anni. Da questi paesi, ma anche dal Lussemburgo, sono tanti gli infermieri italiani a scriverci ogni giorno – prosegue il presidente di Nursing Up – intenzionati a rientrare. In questo momento prendono stipendi anche di 2500 euro al mese, possono contare su una formazione costante, sulla possibilità di scatti di carriera, su iter finalizzati ad imparare la nuova lingua.

Benefit non indifferenti. Ciononostante, sono disposti a guadagnare di meno pur riavvicinarsi alle loro famiglie e alle terre d’origine. Che cosa chiedono, in particolare, al sindacato? Suggerimenti, supporto, informazioni in merito alle realtà concorsuali nelle varie Regioni. Aspirano, in modo legittimo, a un contratto a tempo indeterminato in Italia.

Riportare a casa numerosi infermieri italiani all’estero potrebbe rappresentare, dunque, una scelta vincente. Di certo, nell’ottica della carenza di personale che ci preoccupa: in Italia, infatti, mancano tra gli 85mila e i 90mila infermieri. E per quanto concerne lo stipendio? Nella risposta, De Palma è assai chiaro: Nessuno di noi si illude di arrivare in un colpo solo ai 2500/3000 euro mensili di un infermiere italiano in Inghilterra, ma confidiamo almeno che qualcosa possa mutare in meglio rispetto al precariato attuale. Nonché, al muro insormontabile dei 1400 euro al mese di media in busta paga, che ci pongono tra gli infermieri meno pagati d’Europa.

Mettere in atto una serie di pratiche che rientrino all’interno di un piano organizzativo mirato, investendo con continuità sulla professione infermieristica; la medesima, che ha dimostrato, qualora fosse ancora necessario, di possedere non solo conoscenze e competenza, ma anche coraggio. Di essere in grado – rimarca De Palma – di sorreggere il peso dell’emergenza sanitaria, rischiando la vita. Non possiamo dimenticare, infatti, che ad oggi sono 81 gli infermieri deceduti da inizio pandemia.

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