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Aosta su carenza infermieri: molti scelgono la Svizzera

di Massimo Canorro

In Valle d’Aosta c’è carenza di infermieri, non soltanto all’interno dell’azienda Usl. Per Paola Ascolese, presidente dell’Opi di Aosta, la sanità regionale soffre la concorrenza della Svizzera, dove si è pagati quasi il triplo e c’è l’opportunità di scegliere il proprio orario lavorativo.

Carenza infermieri, Opi Aosta: serve attrarre e trattenere professionisti

Allarme carenza infermieri in Valle d'Aosta. L'Opi: serve essere attrattivi fin dall'Università

Si parla spesso soltanto della carenza dei medici, ma a mancare nella nostra regione sono anche gli infermieri. Così Paola Ascolese, presidente dell’Opi di Aosta, che fa subito un paragone con la vicina Svizzera che, di fatto, fa concorrenza alla sanità valdostana per quanto riguarda i professionisti sanitari.

Secondo l’Ordine regionale, infatti, sono almeno una decina gli infermieri che solo nel 2021 hanno deciso di oltrepassare il confine. Per quale ragione? Si può guadagnare quasi il triplo rispetto all’Italia e poi si può scegliere di lavorare al 30%, part-time oppure al 70%.

La Svizzera, dunque, offre numerose opportunità per giovani laureati, ma anche per il personale con esperienza nel comparto sanitario. Ma le motivazioni che spingono i professionisti a lasciare la Valle d’Aosta – e non si tratta solo di chi è arrivato da altre regioni o paesi del mondo, ma anche dei valdostani stessi – sono anche altre. Fino a una decina di anni fa qui il costo della vita era più alto se confrontato con altre regioni, ma si stava bene. Ed il benessere lavorativo non mancava, spiega Fabrizio Mastroianni, consigliere dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Aosta. Ma i costanti mutamenti a livello politico e di direzione strategica hanno condotto ad una fragilità dell’azienda che non è in grado di supportare una programmazione a medio e lungo termine. Da qui il malcontento per la mancanza di organizzazione.

Ma Ascolese e Mastroianni entrano nel dettaglio: Il personale infermieristico è stremato per i costanti spostamenti a cui è sottoposto e per i continui straordinari. Dovrei lavorare 21 giorni e invece ne faccio 25 e il carico di lavoro è pesante, poiché se per 30 posti letto di norma dovrebbero esserci quattro infermieri attualmente ne abbiamo due. A risentirne, in questo modo, è anche la qualità del servizio. Certo, di recente l’Ausl Valla d’Aosta ha indetto un concorso per 80 posti da infermiere, ma la richiesta alla politica muove molto più in là. Non si tratta soltanto della questione del trattamento economico – precisano Ascolese e Mastroianni – ma anche quello del benessere psicofisico. La Valle d’Aosta, infatti, non deve solamente attrarre professionisti ma anche trovare il modo di trattenere i lavoratori, o pagandoli di più o facendoli lavorare meno e meglio.

Ragione per cui la proposta formulata nei giorni scorsi – alloggi gratuiti, benefit e skipass per attirare sanitari in Valle d'Aosta – non piace all’Ordine delle professioni infermieristiche. Il rischio è quello di creare lavoratori di serie A e di serie B. L’esame di francese, poi, è soltanto in parte un ostacolo. Certo si può mantenere, ma sarebbe preferibile fare un esame sui requisiti professionali e soltanto dopo valutare il francese. È importante tenere il bilinguismo, ma in questo contesto costituisce il principale scoglio.

Dunque, qual è la proposta dell’Opi? Sicuramente di essere attrattivi fin dagli anni di studio dell’università. In Valle Infermieristica c’è ed è collegata all’Università di Torino. Bisogna far in modo che al corso di laurea in Infermieristica si iscrivano ragazzi provenienti da altre regioni, mettendo a disposizione anche borse di studio. Resta il fatto che la notizia di alcuni giorni fa – per gli infermieri il 26% dei posti in meno rispetto a quelli definiti dalla Conferenza Stato-Regioni – non è di conforto.

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