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Sciopero Infermieri

Piemonte, sanitari in sciopero: basta precariato

di Massimo Canorro

Domani, giovedì 21 aprile, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl con Nursing Up, Fials e Fsi-Usae organizzano un presidio a Torino davanti palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte, per chiedere le assunzioni a tempo indeterminato per infermieri e Oss e rivedere la programmazione universitaria. Dalle istituzioni non arrivano le risposte attese. Oggi gli infermieri sono introvabili e rischiamo di trovarci in una situazione simile a quella del 2020.

Sanità Piemonte in emergenza, Bertaina (Cisl Fp): infermieri introvabili

Stabilizzare l’intero personale precario assunto con contratti a tempo determinato per contrastare l’emergenza Covid e rivedere la programmazione universitaria. È la duplice richiesta che i sindacati formulano da mesi. Dalle parole ai fatti: domani, 21 aprile, Fp Cigl, Cisl Fp e Uil Fpl di concerto con Nursing Up, Fials e Fsi-Usae organizzano un presidio a Torino dinanzi palazzo Lascaris, la sede del Consiglio regionale del Piemonte (lo slogan: Cirio sogna di tagliare le liste d’attesa in Piemonte, ma se non assume personale questa resterà un’utopia).

A snocciolare i numeri della crisi è Massimo Esposto della Fp Cgil: La sanità regionale conta attualmente 5.700 precari fra infermieri e Oss. In base alle norme e ai requisiti, solamente 1.136 possono essere stabilizzati, mentre a tanti dei rimanenti al prossimo 30 giugno non verrebbe rinnovato il contatto. Quindi il sindacalista ricorda che alla Regione Piemonte abbiamo chiesto l’applicazione del Decreto Calabria che consente di bypassare i tetti di spesa imposti a livello nazionale, incrementandoli del 10%.

Secondo i conti delle organizzazioni sindacali, per convertire i contratti da tempo determinato ad indeterminato servirebbero 58 milioni di euro, una somma esigua rispetto al bilancio regionale della sanità ma in grado di assicurare la stabilizzazione dell’interno personale precario. Le stabilizzazioni, è bene ribadirlo, occorrono ora più che mai non solo per fronteggiare i servizi ancora collegati alla pandemia (come le vaccinazioni e il monitoraggio dei casi) ma in particolare per poter riprendere a pieno regime anche il recupero di tutte le liste d’attesa di visita ed esami rimasti in standby dalla pandemia.

Dunque occorrono anche amministrativi, che dovrebbero essere assunti e stabilizzati, mentre prosegue la fuga degli infermieri dalle Rsa. Spiega Antonio Di Capua di Uil Fpl: È un problema di volontà politica. Siamo preoccupati per la tenuta complessiva del sistema sanitario: si rischia non solo di non poter fare fronte ad un’altra pandemia, ma anche di non poter erogare i servizi.

Sulla stessa scia c’è Alessandro Bertaina della Cisl Fp: Gli infermieri sono introvabili, farsi sfuggire tale opportunità può essere pericoloso. Rischiamo di trovarci in una situazione simile a quella di due anni fa. E ancora, durante la pandemia – ha aggiunto Daniele Baldinu della Fials – ci hanno chiamato angeli ed eroi: tanti di noi hanno preso il Covid-19. Come pensano di mantenere i Lea e recuperare le liste d’attesa senza investimento sul personale?

A supporto della manifestazione regionale ci sono anche i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Piemonte – Giorgio Airaudo, Alessio Ferraris e Giovanni Cortese – che prima di Pasqua erano stati convocati in Consiglio regionale proprio per illustrare le reali motivazioni della richiesta. Resta sui numeri anche Claudio Delli Carri del Nursing Up: per quanto riguarda gli oltre 3.550 che a giugno non avranno maturato i requisiti, chiediamo la proroga del contratto fino al 31 dicembre. Per farlo servono 45 milioni, precisa.

Ma non è tutto. I sindacati lamentano anche una sbagliata programmazione dei corsi universitari a numero chiuso. Solo pochi giorni fa l’Ires Piemonte ha presentato una ricerca relativa al fabbisogno formativo dei professionisti sanitari nella regione governata da Alberto Cirio. Per l’anno accademico 2021/2022, infatti, la Regione ha aumentato la richiesta di posti da porre a concorso nei corsi di laurea che formano quei professionisti che hanno mostrato maggiore mancanza di addetti nel corso dell’emergenza sanitaria. La professione che ha registrato la scarto più ampio tra richieste e assegnazioni è proprio quella dell’infermiere, per cui la Regione ha richiesto 1.500 posti (300 in più rispetto al 2021) ma ne sono stati assegnati 1.141.

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