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elezioni politiche

Politica e infermieri, una diaspora intellettuale

di Fabio Albano

Sono passati quasi due mesi dalla tornata elettorale del 4 marzo e questo nostro paese ancora non ha un governo. Il momento elettorale doveva rappresentare una catarsi politica dove il rinnovamento avrebbe rappresentato l’inizio di una nuova, ennesima, ora: la terza Repubblica. Invece niente, siamo ancora qui ad aspettare che i rappresentanti politici trovino un’intesa.

L’Italia, un paese senza guida

luigi di maio

Luigi Di Maio (foto Askanews)

Ogni schieramento politico, o parte di esso, addossa le colpe agli altri, l’intesa non si trova perché dall’altra parte esiste un clima di sordità acuta. Nessuno si vuole prendere la parte di responsabilità che gli compete. È così in ogni affaire sociale italiano.

La cosa che più fa arrabbiare è che prevale, in loro, nei politici con la p minuscola, il senso del particolare e non l’esigenza della questione generale. Questo nostro strano Paese ha necessità di un governo, con la G maiuscola, che sappia portarlo fuori dal pantano di una crisi economico-sociale che è ancora lungi dal poter essere dichiarata finita; nonostante il parere contrario e immotivatamente ottimista di alcuni.

La confusione regna sovrana, in questo nostro bel Paese, a partire da una legge elettorale, l’ennesima, che appare confusa e inopportuna; sfido i più a declinarla in maniera intellegibile. Una legge elettorale che non può definire né un sistema maggioritario né uno proporzionale, con la conseguenza di una non compartecipazione politica.

Il nuovo che avanza appare già vecchio e sconfitto da logiche di appartenenza che hanno contribuito alla destabilizzazione della seconda Repubblica. La frammentazione degli schieramenti politici genera solamente un impoverimento culturale che conduce, secondo una tipica spirale perversa, la politica nostrana a trovare sostanza nel solo concetto di sicurezza. Tutti gli schieramenti non sanno fare riferimento ad alcun concetto sociale differente. Appare evidente la mancanza di rispetto verso l’elettore. Così facendo le persone si allontanano sempre più dalla partecipazione alla cosa pubblica che non viene più vista come tale. Il personalismo regna sovrano.

Maledetto il Paese che non sa più trovarsi nella partecipazione, resta destinato a un esaurimento delle risorse culturali che lo condurranno sempre più verso un imbarbarimento sociale. Spirale perversa.

La politica ha bisogno di onestà intellettuale per poter richiedere sacrifici alle famiglie italiane che, piano piano, non rappresentano più il ceto medio, zoccolo duro di ogni democrazia. Tale condizione, l’onestà intellettuale, è conditio sine qua non affinché questa nostra Italietta esca fuori dal pantano di un solipsismo che ci sta conducendo verso una sconfitta sociale che sarà, nel caso, dura da superare. Il rimedio, a questa situazione, non sta nei poteri forti, ma sta nella compartecipazione, che solo una legge elettorale adeguata può esprimere. Si chiede, quindi, agli schieramenti politici di ogni dove, un senso di responsabilità che non appartiene loro o che almeno sinora non hanno saputo dimostrare. Si devono trovare le forze per un dialogo serio e costruttivo, che conduca alla costruzione di una riforma elettorale che sappia dare uno sbocco a una situazione che altrimenti non ne ha. O si torna al proporzionale serio o si perseveri sulla strada del maggioritario, ma deve essere una strada chiara e netta, che ci possa condurre fuori dal famoso tunnel.

La nostra Italia ha bisogno di onestà e di serietà, i dirigenti, di ogni dove e quando, devono saper interpretare la difficoltà del momento e mettere da parte i loro egoismi. Tutto ciò vale anche per la nostra categoria professionale, che non può più sopportare individualismi ed egoismi che nuocciono, e non poco, a tutto il nostro mondo.

Si rende necessario uno sforzo intellettuale per attuare un cambiamento, che non può più essere procrastinato.

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