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politica

Crisi di Governo, in standby le proposte di legge sulla salute

di Massimo Canorro

C’è chi “festeggia” postando fotomontaggi del ministro della Salute, Roberto Speranza, immaginandolo mentre chiude gli scatoloni, ma anche chi scrive post di ringraziamento nei suoi confronti per l’impegno profuso negli oltre due anni di pandemia. Social a parte, però, il futuro che si prospetta per la nostra sanità – dopo che il cammino del Governo Draghi si è interrotto – è tutt’altro che roseo. Tra le proposte di legge che devono, per forza di cose, proseguire il loro iter c’è quella che riguarda l’intramoenia per la valorizzazione degli infermieri, nonché l’equo compenso per i professionisti sanitari. Fare chiarezza, poi, sulla figura dell’infermiere di famiglia/comunità. Non tralasciando il focus che riguarda sia la riorganizzazione territoriale e sia l’evoluzione della formazione universitaria.

Sanità, riforme e proposte di legge in sospeso con la crisi di Governo

Crisi del Governo. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sciolto le Camere: si voterà il 25 settembre. Una situazione che, inevitabilmente, rischia di porre in standby i provvedimenti in sanità che, seppur risulti complicato stilare tutti in ordine cronologico o di rilevanza, vanno comunque sviscerati.

E interessano molto la professione infermieristica, con la stessa Fnopi che – poco prima della crisi di Governo – aveva espresso tutta la sua preoccupazione in merito. Perché l’iter di crescita e adeguamento in atto dell’assistenza sanitaria può essere oggetto di pesanti interruzioni. E portare avanti una serie di riforme decisive può rivelarsi assai difficile.

Intramoenia per la valorizzazione per infermieri

Poco prima di metà luglio, su iniziativa di 23 parlamentari del Movimento 5 Stelle capeggiati dal senatore e sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, ha fatto passi avanti in Senato il Disegno di legge n. 1284 in materia di attività libero-professionale intramuraria delle professioni sanitarie cui alla legge n. 43 del 1 febbraio 2006 (“Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali”).

Un provvedimento mediante il quale si vuole completare l’iter di valorizzazione dell’infermiere e delle altre professioni sanitarie, che devono divenire attori del servizio intramoenia in team assistenziale. Per godere di una loro esclusività, di un loro tariffario e per poter costruire e un rapporto di fiducia con il paziente. Un vuoto che tutt’ora va colmato, ed urge farlo. Lo stesso Sileri si è più volte pubblicamente domandato: Non ho mai capito perché per i medici c’è un percorso preciso e per gli infermieri no. Un quesito che dovrà trovare, quanto prima, un punto definitivo.

Equo compenso per gli infermieri, il domani è adesso

Poche ore fa il presidente Mattarella ha riconosciuto che sì il Governo incontra limitazioni nella sua attività, ma ha gli strumenti per operare in questi mesi prima che arrivi il nuovo esecutivo. Non sono possibili pause nel momento che stiamo attraversando. Blocchi che, meno che mai, dovranno riguardare l’approvazione del Ddl in materia di equo compenso per i professionisti sanitari (e affinché il testo venga licenziato senza ulteriori modifiche).

A premere in tal senso sono tutti gli Ordini professionali, che a livello nazionale sono 26. Con la seduta dell’11 maggio, infatti, è ripreso in Commissione Giustizia al Senato l’iter del Ddl sull’equo compenso, già approvato dalla Camera dei deputati. Si tratta di un intervento normativo necessario, non più procrastinabile, certamente volto a valorizzare a trecentosessanta gradi la figura del professionista sanitario. Rimanendo (anche) un vero e proprio punto fermo per il futuro del Servizio sanitario nazionale.

Infermiere di famiglia/comunità, funzioni da definire

Partiamo da una considerazione: seppur in dirittura d’arrivo il cosiddetto DM/71 relativo ai “Modelli e standard per lo sviluppo dell’Assistenza Territoriale nel Servizio sanitario nazionale”, necessario per l’attuazione della componente “M6C1 - Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale”, allo stato attuale cosa potrà fare l’infermiere di famiglia è abbastanza difficile da stabilire, a fronte di risorse che saranno sempre più tagliate e di interventi che saranno sempre più operatore-dipendenti.

Lo scorso maggio, nel suo parere, il Consiglio di Stato ha definito il disegno di riforma un innovativo modello dell’assistenza sanitaria territoriale, capace di fornire risposte efficaci alternative all’ospedale e accessibili a tutti. Al contempo, però, il Consiglio di Stato aveva chiesto una sorta di cronoprogramma per le Regioni nonché la predisposizione, da parte del Governo, di un intervento di complessivo riordino e semplificazione delle fonti disciplinatrici della materia per abrogare espressamente le disposizioni superate e di inserire i rinvii alle nuove funzioni, con indubbi vantaggi in termini di chiarezza e di riduzione dello stock normativo.

Soprattutto, nel fornire il parere favorevole, la Sezione normativa del Consiglio di Stato ha evidenziato la necessità, per il successo della riforma, di distinguere più chiaramente – nell’allegato che dispone gli standard e che definisce il corpus della riforma – tra le disposizioni aventi natura squisitamente prescrittiva e quelle con funzione evidentemente descrittiva. Il prossimo step, prima dell’emanazione del decreto da parte del Governo, sarà il passaggio alla Corte dei Conti.

Riorganizzazione territoriale, a che punto siamo

Mozione concernente iniziative per la riorganizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale: nel testo approvato dall’aula di Montecitorio, si impegna il Governo su 21 punti tracciando la rotta indicata proprio dal DM 71.

La premessa è che la riorganizzazione territoriale debba essere sostenuta dal potenziamento del fabbisogno del personale sanitario e amministrativo, da un’idonea copertura finanziaria, da una riforma delle disposizioni in materia di medici di medicina generale.

All’interno del testo si illustra come una diversa organizzazione territoriale, che crei un filtro di alto livello e ad indirizzo preventivo, può ridurre in modo importante il fabbisogno sanitario per le patologie acute e cronico degenerative, attraverso la gestione precoce di molte patologie direttamente al domicilio del paziente; anche la gestione domiciliare, con un organico significativo, garantisce un’assistenza sanitaria, socio-sanitaria e sociale di alto livello e la telemedicina appare finalmente matura per garantire servizi di alto livello per diagnosi, terapia e follow up di pazienti cronici anche in condizioni di scompenso cronico, per mantenere in equilibrio il paziente.

E ancora, nell’ambito di una riorganizzazione efficace del nostro sistema sanitario territoriale, buona parte delle azioni qualificanti su indicate potrebbero essere riconducibili anche alla valorizzazione del ruolo del medico di medicina generale e del pediatra di libera scelta, attraverso lo sviluppo di un effettivo lavoro di equipe con tutte le altre professioni della sanità e dell’assistenza socio-sanitaria e sociale, in una visione olistica della persona, dei suoi bisogni sanitari, assistenziali e sociali e per un risultato di sintesi che non sia solo medico. Da parte sua, il medico di medicina generale costituisce il primo “gate” al quale approda la domanda sanitaria. Contare su una medicina territoriale ben strutturata, di fatto, equivarrà a non soccombere.

Formazione universitaria, cosa potrebbe cambiare

Il Disegno di Legge 2396, presentato dalla senatrice Paola Boldrini nel settembre 2021, mira al riordino della formazione universitaria delle professioni sanitarie infermieristiche nonché delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e della professione di ostetrica.

Al suo interno ci sono numerose novità per la formazione universitaria: l’istituzione della facoltà di scienze infermieristiche (tra le novità più rilevanti, c’è che si prevede l’istituzione della facoltà di scienze infermieristiche e dei relativi specifici dipartimenti e l’inserimento all'interno dell'elenco dei settori scientifico-disciplinari, Med/45, per le discipline professionalizzanti dei loro corsi di laurea), le scuole di specializzazione e il mutamento del requisito per la carriera di coordinatore (prevedendo, in sostituzione dell’attuale master di primo livello, il possesso della laurea magistrale, fermo restando per cinque anni la validità di quest’ultimi per partecipare alla selezione del suddetto incarico di coordinatore). Anche in questo caso il disegno di legge è in attesa di approvazione in Senato per poi passare alla Camera.

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